Farm Europe scrive una lettera al Commissario Ue una lettera a Apostolos Tzitzikóstas, per chiedere a Bruxelles di riconsiderare la controversa classificazione dell'olio di soia come materia prima ad alto rischio ILUC, e di riconoscere quindi come sostenibili i biocarburanti ricavati da colture. Una posizione che si inserisce in un dibattito sempre più acceso, già sette grandi organizzazioni agroalimentari europee nei giorni scorsi si sono mobilitate contro il Regolamento Delegato 2026/2680.
Tzitzikóstas, biocarburanti solo nei settori più critici
Farm Europepunta a replicare alle posizioni che il Commissario per i Trasporti Sostenibili aveva espresso a fine maggio intervenendo al Parlamento Europeo. Tzitzikóstas aveva infatti ammesso che “i biocarburanti e gli e-fuel svolgono un ruolo critico nell'ambto della decarbonizzazione del trasporto stradale” e che qundi “la produzione all'interno dell'Ue va sostenuta e incentivata”. Tuttavia, l'uso dei biocarburanti dovrebbe essere limitato a “quei settori
difficili da decarbonizzare, come l’aviazione e il trasporto marittimo”. E peraltro, non aveva fatto nessun riferimento esplicito a un altro settore nel quale è difficile procedere alla decarbonizzazione, il trasporto su gomma.
Una poasizione che peraltro richiama le critiche già espresse dall’Agenzia Europea per l’Ambiente. Nell'ultimo report, l'EEA ha infatti ssotenuto che le colture per i biofuel sottraggano terreno ai prodotti alimentari. "I terreni agricoli vengono convertiti per coltivare le materie prime necessarie a produrre biocarburanti e, di comnseguenza, è necessario trasformare nuovi terreni non agricoli per coltivare cibo” A farne le spese sono soprattutto i terreni boschivi, il risultato è che dal 2010, le emissioni complessive sono aumentate invece di diminuire.
La lettera a Tzitzikóstas
Nella lettera Farm Europe ribadisce che i biocarburanti europei da colture agricole devono essere pienamente inclusi nella categoria dei combustibili rinnovabili sostenibili. Secondo l'organizzazione, questi biocarburanti "non comportano un elevato rischio di cambiamento indiretto della destinazione dei suoli (ILUC), non hanno contribuito all'aumento dei prezzi alimentari né allo spostamento di terre agricole", e generano importanti coprodotti: farine proteiche per mangimi, biocarburanti avanzati e biochimici". Farm Europe fa anche leva sull'abbandono delle terre agricole in Europa, un fenomeno acuito dall'insufficiente redditività delle aziende che secondo l'associazione è uno dei principali rischi per la sicurezza alimentare del continente.
Cosa prevede il Regolamento 2026/2680 sulla soia
Al centro della disputa c'è il Regolamento Delegato 2026/2680, che classifica l'olio di soia come materia prima ad alto rischio ILUC nell'ambito della Direttiva sulle Energie Rinnovabili (RED). La Commissione Europea intende riferirsi al solo utilizzo dell'olio di soia per la produzione di biocarburanti, ma le ricadute rischiano di essere ben più ampie.
Con la lavorazione della soia — il cosiddetto crushing — si ottengono due sottoprodotti: la farina proteica, che alimenta il settore mangimistico europeo; e l'olio, destinato anche alla produzione di biocarburanti. Escludere quest'ultimo dal mercato dei biocarburanti può far insorgere una serie di problemi. Si rischia infatti di compromettere la competitività delle strutture di lavorazione europee, di ridurre la domanda di soia coltivata in Ue e di aumentare la dipendenza dalle importazioni di proteine vegetali da Paesi terzi.
Il fronte delle associazioni
Farm Europe non è la sola a sollevare preoccupazioni. Sette grandi organizzazioni europee dell'agroalimentare — Copa-Cogeca, COCERAL, Donau Soja, EBB, Euroseeds, FEDIOL e FEFAC — hanno firmato una dichiarazione congiunta chiedendo al Consiglio e al Parlamento Europeo di bloccare o ritirare il Regolamento Delegato 2026/2680.
Le organizzazioni denunciano anche presunte lacune metodologiche nel processo che ha portato alla classificazione della soia come materia prima ad alto rischio ILUC: alcuni dati utilizzati dalla Commissione non sarebbero stati resi pubblici, alcune zone boschive sarebbero state conteggiate erroneamente come aree coltivate a soia, e la certificazione a basso rischio ILUC risulterebbe di fatto inaccessibile per gli oneri amministrativi e finanziari che comporta.
Più proteine vegetali, ma meno soia
Le associazioni evidenziano una contraddizione difficile da ignorare: da un lato la Commissione lavora per stimolare la produzione europea di proteine vegetali — come dimostra la Vision for Agriculture and Food e la proposta CMO II dedicata alle colture proteiche — dall'altro la classificazione ILUC dell'olio di soia rischia di minare proprio quella filiera che si vorrebbe rafforzare.
La decisione di Bruxelles, inoltre, suona come anacronistica in un contesto geopolitico come quello attuale, caratterizzato da mercati energetici volatili e relazioni commerciali in rapida evoluzione. La soia, infine, oltre al suo valore economico, svolge anche un ruolo agronomico rilevante: la fissazione biologica dell'azoto riduce il ricorso ai fertilizzanti di sintesi e la sua integrazione nelle rotazioni colturali contribuisce alla salute del suolo.
L'allarme sulle frodi nei biocarburanti importati dalla Cina
Farm Europe allarga il raggio della propria analisi a un tema che definisce una "questione di integrità del mercato": le importazioni di biocarburanti Annex IX dalla Cina sono cresciute di sette volte tra il 2017 e il 2023, raggiungendo circa 3 milioni di tonnellate — pari al 20% del consumo totale di biocarburanti nell'UE. Una quota significativa di queste importazioni è stata identificata come fraudolenta, con olio di palma vergine e suoi derivati etichettati come olio di cucina esausto o altre materie prime ammissibili.
La frode — documentata dalla Corte dei Conti Europea nelle relazioni del 2016 e del 2023 e riconosciuta nella decisione di esecuzione della Commissione del 18 luglio 2025 — sarebbe strutturalmente incentivata dal meccanismo del doppio conteggio previsto dalla Direttiva RED. Senza affrontare questo problema, avverte Farm Europe, la reale disponibilità di biocarburanti avanzati risulta fortemente sovrastimata, e la marginalizzazione dei biocarburanti da colture UE si baserebbe su una rappresentazione distorta del mercato.
Neutralità tecnologica e sovranità energetica
Farm Europe chiede alla Commissione di rispettare il principio di neutralità tecnologica in tutti i quadri legislativi pertinenti, inclusa la revisione in corso degli standard di CO2 per i veicoli leggeri e pesanti, garantendo il pieno riconoscimento di tutti i combustibili rinnovabili sostenibili.
I biocarburanti da colture europee sono "uno strumento di decarbonizzazione immediatamente disponibile e accessibile, che fa leva su infrastrutture e parchi veicoli esistenti, genera reddito per gli agricoltori europei e sostiene la sovranità energetica dell'Europa". Occorre attuare la transizione verde, senza compromettere la competitività agricola e l'indipendenza strategica, conclude Farm Europe.