Emanare senza ulteriori ritardi il decreto attuativo dei crediti di imposta 4.0 per l'acquisto di trattori e altri mezzi agricoli, e aumentare le risorse stanziate. È quanto chiede Federacma (la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio) in una lettera inviata al Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, e ai Presidenti delle Commissioni Agricoltura di Camera (On. Mirco Carloni) e Senato (Sen. Luca De Carlo). Il decreto attuativo, previsto dalla Legge di Bilancio, non è ancora stato emanato e il ritardo sta determinando gravi ripercussioni sull'intera filiera agro-meccanica. Secondo Federacma, gli investimenti sono bloccati: gli agricoltori rinviano gli acquisti in attesa di regole certe mentre nei piazzali dei concessionari si accumulano mezzi invenduti. Una situazione che, dopo mesi di rallentamento delle vendite, rischia ora di trasformarsi in una vera crisi produttiva e occupazionale.Il costo sociale e occupazionale di una crisi della filiera potrebbe rivelarsi ben superiore alle risorse necessarie per rafforzare la misura e riattivare un
Risorse naturali sempre più limitate, scarsità idrica, degrado del suolo e impatti crescenti dei cambiamenti climatici. In uno scenario come quello che stiamo affrontando, l'agricoltura tradizionale non è più sufficiente a garantire sicurezza e sostenibilità. Diventa quindi fondamentale sviluppare soluzioni tecnologiche avanzate in grado di aumentare la produttività e di ridurre allo stesso tempo il consumo di risorse. È l'obiettivo per cui è stato concepito l'Agri Research and Teaching Center, il polo avanzato per l'innovazione come ponte tra università, imprese e istituzioni che il Campus Bio-Medico di Roma ha inaugurato questa mattina.Un hub agro-biotech di riferimento europeoIl nuovo centro si propone come hub agro-biotech europeo nell'ambito del paradigma One Health, un approccio integrato che mette in relazione la salute umana, la salute animale e la sostenibilità degli ecosistemi. La sua missione è coniugare ricerca di base, applicazione concreta e impatto reale
I biocarburanti sostenibili si stanno affermando come uno degli strumenti più concreti per coniugare la decarbonizzazione dei trasporti con lo sviluppo del settore primario, occorre quindi un quadro normativo coerente che rispecchi le capacità produttive e le necessità degli operatori europei. E' la posizione che esprimono Eat Europe e Filiera Italia, criticando la bozza dell'Annex IX che sembra "a ridurre al minimo la possibilità di produrre materie prime nell’UE".A differenza di altre soluzioni energetiche rinnovabili, questa filiera offre agli agricoltori europei nuove e stabili fonti di reddito senza entrare in competizione con la produzione alimentare e mangimistica. Il potenziale è rilevante anche sul piano agronomico: l'adozione di pratiche colturali orientate alla produzione di biomassa contribuisce al miglioramento della salute del suolo e alla resilienza complessiva delle aziende agricole.Le colture intermedie e i terreni degradati nell'Annex IX
Colmare il divario di genere nel mondo imprenditoriale dell'agrifood. È l'obiettivo del programma EWA (Empowering Women in Agrifood) che nell'edizione Advance si concentra sulla crescita delle realtà già esistenti. Il concorso si rivolge infatti alle imprenditrici che hanno fondato una start-up e che hanno lasciato un segno nel mercato. E che adesso sono pronte a crescere. EWA Advance punta sull'accelerazione delle realtà a conduzione femminile in fase avanzata, per rafforzarne la preparazione commerciale, la capacità di attrarre investitori, le partnership aziendali e le capacità di scalabilità. Il bando è aperto fino all'11 maggio 2026 e consente di accedere a un percorso di formazione avanzato di tre mesi, e di partecipare a un Demo Day con la possibilità di vincere premi fino a 20.000 euro.Cos'è EWA AdvanceEWA Advance è il terzo e più avanzato modulo del programma Empowering Women in Agrifood, lanciato da EIT Food — la più grande comunità mondiale per l'innovazione alimentare, sostenuta dall'Unione Europea.
Oltre 200 impianti agrivoltaici già attivi in tutta Europa, per una capacità complessiva che supera i 15 gigawatt. A spingere il settore sono soprattutto Francia, Germania e Paesi Bassi, che stanno favorendo, attraverso investimenti e misure normative, lo sviluppo di questa tecnologia. Anche l'Italia sta cercando di fare la propria parte: già entro la fine di giugno prossimo si punta a realizzare impianti per 1,04 gigawatt, ma ci sono anche migliaia di proposte presentate e oltre 700 progetti selezionati nell'ambito del PNRR, per una potenza installabile prossima ai 2 gigawatt.Eppure, nonostante il forte interesse del mercato e le prospettive di crescita, questa tecnologia rischia di subire una violenta battuta d'arresto a causa di ritardi normativi, complessità autorizzative, contestazioni nei territori e l'assenza di una visione politica chiara. È l'allarme che lancia Legambiente nel report "L'agrivoltaico in Italia 2026", presentato nell'ambito del II Forum nazionale sull'agrivoltaico, tenutosi a Roma presso Palazzo Wedekind.Agrivoltaico: un sistema integrato
Il Ministero dell’Università e della Ricerca lancia Synergy Grant 2026, il nuovo bando da 50 milioni di euro previsto dal Piano triennale 2026-2028, per sostenere progetti di ricerca applicata, innovativa e di frontiera ad alta complessità scientifica. Fortemente voluto dal Ministro Anna Maria Bernini, il Piano ha introdotto per la prima volta tempi certi per i bandi, un fondo unico per il finanziamento e risorse stabili per Università ed enti di ricerca.Rafforzata la collaborazione tra comunità scientifica pubblica e sistema produttivoSynergy Grant 2026 rappresenta una novità tra gli strumenti nazionali di finanziamento. Promuove la collaborazione tra comunità scientifica pubblica e sistema produttivo, valorizzando le competenze maturate con i programmi PNRR e con il Piano nazionale complementare (PNC – programma che stanzia risorse nazionali complementari al PNRR), accrescendo, grazie a queste sinergie, l’impatto scientifico, tecnologico e socio-economico degli investimenti pubblici.
Raccogliere dati in tempo reale con sensori installati nel suolo e sulle colture e monitorare in maniera costante l'andamento delle produzioni e dell'ambiente circostante. Questo è possibile grazie alle tecnologie utilizzare per mezzo dell'IoT, Internet of Things, che, correlato ai dati raccolti e all'impiego dell'intelligenza artificiale, diventa un fattore strategico per le imprese ortofrutticole in termini di efficienza a 360 gradi.Gestire la transizione digitaleIl tema è stato affrontato in occasione di un workshop organizzato all'Innovation Arena nella seconda giornata di Macfrut, organizzato con il Politecnico di Torino e l'Università di Bologna. Matteo Golfarelli, fondatore della Laurea Magistrale in Digital Transformation Management e docente di Data Driven AI all'Università di Bologna, si è soffermato sulla transizione tecnologica che il settore agricolo sta affrontando, tra chi la vive come un'opportunità e chi con timore, e sull'importanza delle modalità con cui si raccolgono i dati per ottenere risultati concreti e un abbattimento dei costi. Per gestire al meglio la transizione digitale, oltre alle competenze,
Oltre 100 decessi l’anno in agricoltura, nella maggior parte dei casi legati all’uso di trattori vecchi, privi di adeguati dispositivi di sicurezza: un’emergenza che continua a ripetersi e che genera un costo sociale stimato in circa un miliardo di euro l’anno. A rilanciare con forza il tema è Federacma – la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio – in occasione del convegno promosso dall’Accademia dei Georgofili a Firenze, alla vigilia della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro che si celebra domani 28 aprile.Non son fatalità, ma mancanza di prevenzioneNel corso dell’iniziativa, dedicata al rinnovo del parco macchine agricole, il Segretario Generale Gianni Di Nardo ha posto al centro dell’attenzione la necessità di superare definitivamente i ritardi normativi e avviare una strategia strutturata per la sicurezza e l’ammodernamento del comparto.
Sono ufficialmente partite le attività del progetto “TEA4IT”, finanziato dal MASAF e coordinato dal CREA, con un investimento complessivo di 10 milioni di euro. L’iniziativa riunisce dieci strutture di ricerca in tutta Italia, tra Università ed Enti pubblici e privati, con l’obiettivo di garantire ai nostri agricoltori piante più resistenti alle malattie e di qualità, applicando e accrescendo le conoscenze sulle cosiddette Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), note a livello europeo e internazionale come New Genomic Techniques (NGT). Grazie a queste tecniche è possibile replicare processi di selezione naturale in modo molto più veloce e controllato.Già partite le sperimentazioni sul campoIl lavoro è già entrato nel vivo, con l’avvio delle prime sperimentazioni in campo su colture strategiche come pomodoro resistente a orobanche, melanzana a ridotto imbrunimento e senza semi, riso resistente al brusone e vite resistente a peronospora e oidio.
L'agroindustria italiana è da sempre uno dei settori più complessi dal punto di vista documentale. Fatture, bolle di consegna, contratti, atti amministrativi: ogni giorno le agenzie e le filiali delle grandi organizzazioni del comparto generano un flusso ininterrotto di carte che, fino a poco tempo fa, richiedeva risorse ingenti solo per essere archiviato. Oggi, grazie all'intelligenza artificiale, quel flusso può diventare un patrimonio di dati strutturati, accessibili e strategicamente utili. È quello che sta accadendo in Consorzi Agrari d'Italia, dove la partnership con Havant e l'adozione della piattaforma AI-Docs stanno ridefinendo il modo in cui il gruppo gestisce l'intero ciclo documentale.CAI e la sfida della digitalizzazione su scala nazionaleConsorzi Agrari d'Italia (CAI) è una realtà di primo piano nel sostegno alle imprese agricole italiane: con oltre 200.000 clienti serviti, più di 300 agenzie distribuite in tutta la penisola e circa 600 collaboratori operativi, il volume di documentazione prodotta quotidianamente si misura in migliaia di file.