Soia: il Parlamento Ue frena sulla classificazione ILUC
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8 Luglio 2026

Il Parlamento europeo ha approvato oggi, con 388 voti a favore, 248 contrari e 24 astenuti, un'obiezione formale al Regolamento Delegato 2026/2680. Il Refolamento punta a classificare alcuni combustibili da biomassa — in particolare quelli ottenuti da soia e olio di palma — come materie prime ad alto rischio indiretto di cambiamento dell'uso del suolo, il cosiddetto ILUC (Indirect Land-Use Change).

La classificazione ad alto rischio ILUC comporta l'esclusione progressiva di questi combustibili dal computo degli obiettivi europei sulle energie rinnovabili, con un phase-out previsto entro il 2030. Il voto di oggi blocca questo percorso, rimandando la questione a un nuovo intervento normativo della Commissione.

Cosa prevedeva il regolamento sull'ILUC

Il Regolamento Delegato 2026/2680 nasce nell'ambito della revisione della

Direttiva sulle energie rinnovabili (RED) e si inserisce nella più ampia strategia europea di lotta alla deforestazione. L'obiettivo dichiarato è di limitare il contributo alla produzione di energia rinnovabile di quelle colture la cui espansione è storicamente associata alla conversione di foreste e terreni ad alto contenuto di carbonio.

Farm Europe: su soia e olio di palma seguire approcci differenti

Farm Europe accoglie con favore l'esito del voto, precisando che la decisione non va interpretata come un passo indietro nell'impegno dell'Unione contro la deforestazione, bensì come l'occasione per costruire un approccio più solido alla regolazione dei biocarburanti. Secondo l'organizzazione, il Parlamento ha respinto una metodologia che applicava un principio di esclusione generale alla soia, senza differenziare il rischio reale in base ai contesti regionali e senza riconoscere il ruolo che la soia coltivata in Europa svolge nel rispondere alla sfida proteica dell'Unione per l'alimentazione umana e animale.

L'associazione ribadisce comunque il sostegno al phase-out delle materie prime effettivamente legate a fenomeni di deforestazione, a partire dall'olio di palma. Sulla soia, invece, è necessario fare un discorso differente. Si tratta infatti di una coltura multifunzionale, le cui filiere — alimentare, mangimistica ed energetica — avrebbero pari importanza per la sostenibilità economica della coltura stessa. Escluderla dal mercato dei biocarburanti avrebbe indebolito il modello di business della soia coltivata in Europa proprio nel momento in cui l'Unione punta a rafforzare la propria autonomia proteica e la resilienza strategica del settore, un obiettivo al centro anche della strategia proteica presentata dalla Commissione europea lo scorso 7 luglio.

Ora un nuovo atto delegato basato sull'origine

Farm Europe invita la Commissione europea a presentare rapidamente una versione rivista del regolamento delegato, che mantenga il phase-out per le materie prime effettivamente associate a una significativa espansione su terreni ad alto stock di carbonio, introducendo però una valutazione scientifica e differenziata in base al Paese di origine.

Un punto di riferimento utile, secondo l'organizzazione, è già disponibile: poiché la soia rientra nel campo di applicazione del Regolamento europeo sulla deforestazione (EUDR), il sistema di benchmarking dei Paesi già previsto da quella normativa potrebbe fornire una base pronta all'uso. In quest'ottica, la soia proveniente da Paesi classificati a basso rischio di deforestazione — inclusa quella coltivata nell'Unione secondo i rigorosi standard ambientali, climatici e di biodiversità europei, e che contribuisce alla rotazione colturale e alla fertilità dei suoli — dovrebbe restare pienamente idonea ai fini della conformità con i criteri di sostenibilità della direttiva RED.

Verso una categoria dedicata ai "biocarburanti sostenibili"

Farm Europe rilancia infine la proposta di istituire una categoria specifica di biocarburanti sostenibili, deforestation-free e conformi alla Politica Agricola Comune (PAC), pensata per riconoscere le specificità dei biocarburanti ottenuti da colture alimentari e mangimistiche che rispettano già gli standard di sostenibilità previsti dalla condizionalità della PAC.