Aggiornare il Piano d’Azione Nazionale per includere esplicitamente la sperimentazione e l’impiego dei droni nei trattamenti fitosanitari; varare un decreto ministeriale che disciplini in modo puntuale le condizioni d’uso, dall’agricoltura eroica alle parcelle difficilmente raggiungibili con i mezzi tradizionali; definire linee guida per l’autorizzazione dei prodotti fitosanitari applicati per via aerea, con il conseguente adeguamento di etichette e dossier registrativi. E, non da ultimo, modificare la direttiva europea sull’uso sostenibile dei fitofarmaci per distinguere finalmente i droni dall’irrorazione aerea tradizionale, dotandoli di un quadro normativo proprio.
Sono i quattro interventi sull’utilizzo dei droni in agricoltura auspicati da Roberta Renno, di Federchimica Agrofarma, nel corso del suo intervento alla quinta edizione del Novalis Forum di Piacenza. "Solo nuovi strumenti e tecniche possono migliorare l’agricoltura di oggi e del domani", ha commentato la Dottoressa Renno, sottolineando che "strumenti come i droni permettono di ottimizzare l’utilizzo dei prodotti fitosanitari in conformità con le linee strategiche dell’Unione europea".
Dal Green Deal a una nuova visione per l’agricoltura europea
Secondo la dottoressa Renno, la sfida consiste nel trovare un equilibrio tra gli obiettivi ambientali del Green Deal e la sostenibilità economica del settore agricolo. Da un lato vi sono i traguardi fissati dall'Unione europea in materia di clima e agricoltura; dall'altro, le difficoltà legate a regole stringenti, adempimenti burocratici, concorrenza internazionale, e alle tensioni sociali emerse con le proteste degli agricoltori europei tra il 2023 e il 2024.
Da qui la svolta delineata dalla Commissione europea nella comunicazione di febbraio 2025: meno target quantitativi rigidi e più attenzione all’ottimizzazione degli input, una nuova condizionalità integrata nella PAC, la semplificazione delle procedure e la riduzione degli oneri amministrativi, incentivi più semplici al reddito, un protezionismo mirato per allineare gli standard del mercato unico a quelli dei Paesi terzi, e un rinnovato sostegno a innovazione, strategia digitale, biocontrollo e nuove tecniche genomiche, insieme al tema del ricambio generazionale e del riconoscimento dell’agricoltore come professionista e imprenditore.
In questo percorso di semplificazione si inserisce anche il pacchetto Omnibus, che punta ad una drastica riduzione degli oneri amministrativi, normativi e informativi, con un’attenzione speciale riservata alle piccole e medie imprese del settore agricolo e agroalimentare. Già nell’ottobre 2024 il Consiglio europeo aveva invitato istituzioni e stakeholder a compiere progressi concreti verso questo obiettivo, un percorso che affonda le radici nei rapporti strategici di Enrico Letta, "Much more than a market", e di Mario Draghi, "The future of European competitiveness", assunti come basi programmatiche per la riforma del quadro normativo comunitario.
Come sono classificati i droni: dalla conformità al rischio operativo
Sul piano tecnico, l’impiego dei droni in agricoltura è regolato dalla normativa europea sugli UAS, gli Unmanned Aerial System. I velivoli sono suddivisi in classi di conformità che vanno da C0 a C6, stabilite in base a dimensioni, peso, caratteristiche strutturali e livello di sicurezza: ogni classe fissa requisiti tecnici specifici sia per l’immissione sul mercato del drone sia per le operazioni consentite nelle diverse categorie di rischio.
Proprio le categorie di rischio definiscono il perimetro operativo entro cui i droni possono essere utilizzati. La categoria aperta, che comprende le classi da C0 a C4, riguarda operazioni a basso rischio e non richiede alcuna autorizzazione. La categoria specifica, relativa alle classi C5 e C6, si applica invece a operazioni con un livello di rischio più elevato e richiede una valutazione del rischio oltre all’autorizzazione dell’ENAC. Infine la categoria certificata è riservata alle operazioni ad alto rischio, per le quali sono necessarie la certificazione del drone, quella dell’operatore e una licenza di pilota: proprio in questo ambito trova applicazione la SORA, la Specific Operations Risk Assessment.
La sperimentazione
Chi intende sperimentare l’uso dei droni per la distribuzione di prodotti fitosanitari deve fare i conti con un iter definito dal Decreto Dirigenziale del 21 novembre 2024. La procedura prevede la presentazione di un’istanza al Ministero della Salute, che ha 60 giorni di tempo per rilasciare il permesso. È necessario inoltre rispettare i requisiti tecnici e autorizzativi relativi al drone stesso e di misure di sicurezza per operatori e ambiente.
Il dossier da presentare deve contenere un protocollo sperimentale completo di obiettivi, modalità, tesi e disegno delle prove, la certificazione ENAC, l’abilitazione del pilota e la conformità del drone alla normativa aeronautica, oltre a una valutazione dei rischi che tenga conto delle distanze di sicurezza e delle misure di protezione ambientale.
Concluse le sperimentazioni, gli operatori sono tenuti a fornire al Ministero della Salute una serie di dati che consentano di validare l’efficacia e la sicurezza del metodo. In particolare, devono fornire una valutazione dell’efficacia biologica del prodotto applicato tramite drone rispetto ai metodi tradizionali, dell’analisi e quantificazione dei residui fitosanitari presenti sul prodotto trattato, della misurazione e documentazione della deriva durante l’applicazione aerea, oltre alla descrizione dei protocolli adottati per il prelievo e l’analisi dei campioni. A questo si aggiungono due vincoli procedurali stringenti: la comunicazione obbligatoria all’ASL almeno 30 giorni prima dell’avvio della prova e il divieto di destinare al consumo le derrate trattate, salvo deroghe esplicitamente autorizzate.
L’esperienza sul campo di Agrofarma
La dottoressa Renno ha poi illustrato la sperimentazione condotta da Agrofarma, in collaborazione con Confagricoltura, l’Università di Torino e un laboratorio di ricerca, nel corso della quale ha messo a confronto il quadricottero DJI AGRAS T25 con un atomizzatore Florida Naza.2V e con una barra irroratrice montata su veicolo Grim.
I risultati raccolti hanno evidenziato un profilo controllato e accettabile in tutte le condizioni testate, con esiti uguali o migliori rispetto all’irroratrice tradizionale. Sul fronte dell’efficacia, il drone ha garantito risultati superiori ai metodi convenzionali, assicurando una distribuzione uniforme del prodotto fitosanitario e una copertura ottimale delle colture trattate, in particolare mais e vite. Anche l’analisi dei residui sugli alimenti ha confermato valori uguali o inferiori rispetto ai metodi convenzionali, un dato che rafforza la sicurezza del trattamento con drone per colture come vite e ulivo.
La dottoressa Renno ha quindi sottolineato come le richieste di sperimentazione stiano crescendo rapidamente. Si è passati infatti dalle due notifiche preliminari del 2021 alle 13 sperimentazioni del 2025, estese a sette diverse colture tra cui vite, ulivo, pomodoro, cipolla, mais, riso e basilico.