Glifosato: la Corte Suprema USA ferma le cause contro Bayer
glifosato
26 Giugno 2026

La Corte Suprema degli Stati Uniti blocca una richiesta di risarcimento avanzata contro la Bayer per i presunti danni alla salute provocati dal glifosato. A intentare la causa è stato un agricoltore del Missouri, John Durnell, che sostiene di aver sviluppato un linfoma non-Hodgkin a causa della lunga esposizione a prodotti a base di glifosato. Non è il primo caso del genere: la Monsanto ha già pagato negli anni risarcimenti per circa 10 miliardi di dollari.

La Corte tuttavia in questo caso afferma in maniera netta che la Monsanto, poi acquisita dal colosso tedesco della farmaceutica, non era tenuta a pubblicare sulle confezioni dell'erbicida messaggi di avvertimento sulle possibili conseguenze per la salute. Un principio che con ogni probabilità fermerà anche le decine di cause analoghe ancora pendenti. E la borsa ha reagito con entusiasmo: il titolo ha fatto registrare le quotazioni più alte degli ultimi 23 anni.

Per i giudici prevale la legge federale

Secondo i giudici, la questione centrale non è se il glifosato sia o meno pericoloso, ma chi ha l'autorità di stabilire cosa deve comparire su un'etichetta. Nella sentenza affermano che il FIFRA — il Federal Insecticide, Fungicide, and Rodenticide Act, la legge federale americana che disciplina la vendita e l'etichettatura dei prodotti fitosanitari — impedisce che i tribunali dei singoli Stati possano condannare un'azienda per non aver inserito avvertenze che l'EPA, l'agenzia federale per la protezione dell'ambiente, non ha ritenuto necessarie. 

L'EPA ha valutato ripetutamente che il glifosato non rientra tra le sostanze probabilmente cancerogene per l'uomo e ha approvato etichette prive di avvertenze in tal senso: di conseguenza, imporre tali avvertenze per via giudiziaria a livello statale configurerebbe una violazione della supremazia del diritto federale. La sentenza non afferma che il glifosato sia sicuro, ma che la competenza a valutarlo — e a comunicarlo ai consumatori — spetta alle autorità regolatorie federali, non alle giurie dei singoli Stati.

Cos'è il glifosato

Il glifosato è un erbicida a largo spettro tra i più diffusi al mondo, introdotto negli anni Settanta e impiegato su scala globale sia in agricoltura che nella manutenzione di aree verdi, bordi stradali e infrastrutture. Il suo meccanismo d'azione si basa sul blocco di un enzima essenziale per la crescita delle piante, ma assente nell'organismo umano e negli animali. Questa caratteristica, unita all'efficacia e al costo contenuto, ne ha favorito la diffusione capillare nelle coltivazioni convenzionali, in particolare nelle fasi precedenti la semina o il raccolto.

Gli scenari di esposizione sono molto diversificati. Le categorie più a rischio sono gli operatori agricoli e i lavoratori che utilizzano il prodotto in modo professionale e continuativo. Ben diversa è la situazione del consumatore finale, che entra in contatto con quantità significativamente inferiori attraverso eventuali residui alimentari, già regolati da limiti stabiliti dalle autorità competenti. 

Il dato rilevante dal punto di vista della salute pubblica è tuttavia un altro: il glifosato è talmente diffuso che tracce della sostanza sono state rilevate in una ampia fascia di alimenti: cereali, pasta, farine, avena e legumi. La quantità nel singolo alimento può risultare modesta, ma la pervasività della sostanza alimenta ulteriori dubbi.

EPA ed EFSA a confronto

Le due principali autorità regolatorie — l'EPA negli Stati Uniti e l'EFSA in Europa — hanno esaminato i dati disponibili giungendo a conclusioni analoghe: alle condizioni d'uso autorizzate, non vi sono elementi sufficienti per classificare il glifosato come cancerogeno per l'uomo. Entrambe le agenzie distinguono tra la valutazione del pericolo astratto di una sostanza e la valutazione del rischio concreto nelle reali condizioni di esposizione della popolazione, e in base a questo approccio hanno confermato le autorizzazioni all'impiego.

In Europa, comunque, l'utilizzo del glifosato è ammesso fino al 15 dicembre 2033, ma è necessaerio rispettare una serie di condizioni e restrizioni. In particolare, l'uso è subordinato all'autorizzazione di ciascun prodotto da parte delle autorità nazionali previa valutazione in termini di sicurezza.