Specificare quali prodotti (ammoniaca, acido nitrico, urea e fertilizzanti misti) devono rispettare il meccanismo del CBAM, chiarire come calcolare le emissioni incorporate nei fertilizzanti azotati importati nell'UE, e precisare che è necessario monitorare sia le emissioni dirette che quelle indirette da elettricità, includendo anche l'impronta carbonica dei precursori chimici.
Sono le principali indicazioni contenute nelle linee guida sui fertilizzanti pubblicato dalla Commissione europea. Il testo fa parte di un pacchetto più ampio di linee guida settoriali - che riguardano anche cemento, alluminio, acciaio, idrogeno ed energia elettrica - pensate per accompagnare gli operatori non europei nell'applicazione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) durante il cosiddetto periodo definitivo, avviato nel 2026. I documenti si rivolgono in particolare ai gestori degli impianti situati fuori dall'Unione che producono beni soggetti al meccanismo, oltre che ai dichiaranti CBAM autorizzati e ai verificatori coinvolti nel ciclo di conformità.
Il CBAM
Il Carbon Border Adjustment Mechanism è lo strumento con cui l'Unione europea intende evitare il cosiddetto "carbon leakage", cioè la delocalizzazione della produzione industriale verso Paesi con normative ambientali meno stringenti. Per farlo, l'UE applica un costo sulle emissioni di CO2 incorporate in alcune categorie di beni importati, equiparandolo a quello sostenuto dai produttori europei soggetti al sistema di scambio delle quote di emissione (EU ETS).
Il settore dei fertilizzanti azotati rientra tra quelli storicamente più energivori e a maggiore intensità di emissioni, sia per l'uso di gas naturale o carbone come materia prima nella sintesi dell'ammoniaca, sia per le emissioni di protossido di azoto (N2O) generate nella produzione di acido nitrico. Da qui la scelta di dedicare al comparto un documento di guida specifico.
I prodotti interessati
La guida individua quattro categorie di beni aggregati rilevanti ai fini CBAM. La prima è l'ammoniaca, anidra o in soluzione acquosa, che rappresenta il precursore chimico fondamentale dell'intera filiera. La seconda è l'acido nitrico, incluse le miscele solfonitriche. La terza è l'urea, che può essere sia un prodotto finito destinato al mercato sia un ingrediente per la produzione di fertilizzanti complessi. La quarta categoria, più ampia, comprende i fertilizzanti misti: nitrato di potassio, nitrato d'ammonio, nitrato di calcio ammoniacale, solfato d'ammonio, fosfati d'ammonio, soluzioni di urea e nitrato d'ammonio, oltre ai fertilizzanti NP, NK e NPK contenenti combinazioni di azoto, fosforo e potassio.
Il documento specifica che soltanto i fertilizzanti contenenti azoto rientrano nell'ambito del meccanismo, poiché sono quelli associati a emissioni incorporate significative; i fertilizzanti a base di solo fosforo e potassio restano invece esclusi.
Emissioni dirette e indirette
Durante la fase transitoria del CBAM, gli operatori del comparto fertilizzanti erano tenuti a rendicontare separatamente le emissioni dirette e quelle indirette. Con l'avvio del periodo definitivo, il settore rientra nella regola generale del regolamento CBAM: le emissioni indirette legate al consumo di energia elettrica devono essere sommate a quelle dirette e a quelle incorporate nei precursori, poiché i fertilizzanti non figurano tra i beni per cui la normativa prevede il conteggio delle sole emissioni dirette.
Le emissioni dirette da monitorare includono quelle da combustione di combustibili negli impianti fissi, quelle di processo - in particolare l'anidride carbonica e il protossido di azoto generati durante le reazioni chimiche - e quelle derivanti dalla produzione di calore o vapore utilizzato all'interno dei confini del processo produttivo, indipendentemente da dove viene generato. Vanno inoltre considerate le emissioni da sistemi di abbattimento degli inquinanti, ad esempio quando si utilizzano materiali carbonatici per la pulizia dei fumi acidi.
Come si misurano le emissioni
Un punto centrale della guida riguarda il parametro da utilizzare per calcolare le emissioni specifiche incorporate. A differenza di altri settori CBAM, per i fertilizzanti la base di calcolo non è la tonnellata di prodotto ma il chilogrammo di azoto effettivamente contenuto nel bene. Questo approccio permette di confrontare in modo omogeneo prodotti con formulazioni molto diverse tra loro, dal momento che uno stesso impianto può produrre decine di miscele NPK con dosaggi differenti.
Quando un fertilizzante viene commercializzato in più composizioni, le emissioni vanno calcolate per fasce di contenuto azotato non superiori al 10%, applicando un fattore di conversione che trasforma il valore per chilogrammo di azoto in un valore per tonnellata di prodotto finale. Per le consegne realizzate su specifiche richieste del cliente, l'operatore deve inoltre fornire una dichiarazione puntuale del contenuto di azoto per ciascuna spedizione.
I processi produttivi
Il documento descrive in dettaglio i confini di sistema delle principali rotte tecnologiche del comparto. Per l'ammoniaca vengono distinte due filiere: quella basata sul reforming a vapore del gas naturale o del biogas, tipica degli impianti Haber-Bosch tradizionali, e quella basata sulla gassificazione di carbone o residui pesanti di raffineria. In entrambi i casi la produzione di idrogeno risulta talmente integrata nel processo complessivo da non poter essere isolata come fase separata, a meno che l'idrogeno non provenga da un impianto o processo produttivo distinto: in quel caso va trattato come un vero e proprio precursore con emissioni incorporate proprie.
Per l'acido nitrico la guida descrive il processo Ostwald, basato sull'ossidazione catalitica dell'ammoniaca e sulla successiva assorbimento in acqua, sottolineando la necessità di monitorare con continuità le emissioni di protossido di azoto generate dal processo, distinte da quelle di combustione.
La produzione di urea avviene invece tramite la reazione tra ammoniaca e anidride carbonica ad alta pressione, con la formazione di carbammato d'ammonio poi disidratato; in questo caso la guida precisa che la CO2 ricevuta da un altro impianto va considerata comunque come emissione, se non già contabilizzata alla fonte.
Infine, per i fertilizzanti misti il documento descrive le fasi di miscelazione, neutralizzazione e formazione delle particelle per granulazione o prillatura, che possono comportare sia semplici processi fisici sia vere e proprie reazioni chimiche.
Il monitoraggio del protossido di azoto
Un capitolo specifico è dedicato al protossido di azoto, gas serra con un potenziale di riscaldamento globale pari a 265 volte quello della CO2, che nel comparto fertilizzanti risulta rilevante quasi esclusivamente nella produzione di acido nitrico. Le linee guida richiedono l'utilizzo di sistemi di misurazione continua delle emissioni (CEMS) installati in punti di misurazione adeguati, con l'obbligo di monitorare separatamente le diverse fonti quando gli impianti presentano più punti di emissione non accorpabili in un'unica postazione di misura. Per la determinazione della portata dei fumi, il documento indica come metodo preferenziale il bilancio di massa rispetto alle misurazioni dirette in continuo.
I precursori
La Commissione ribadisce l'importanza della tracciabilità dei precursori lungo tutta la catena produttiva: l'ammoniaca è precursore sia dell'acido nitrico sia dell'urea sia dei fertilizzanti misti, mentre acido nitrico, urea e gli stessi fertilizzanti misti possono a loro volta diventare ingredienti di ulteriori formulazioni complesse.
Gli operatori extra-UE sono tenuti a comunicare agli importatori una serie di parametri aggiuntivi che finiranno nella dichiarazione CBAM annuale: per l'ammoniaca la concentrazione, se in soluzione, e il contenuto di azoto; per l'acido nitrico la concentrazione in percentuale di massa e il contenuto di azoto; per l'urea la purezza e il contenuto azotato; per i fertilizzanti misti la ripartizione dell'azoto tra le diverse forme chimiche - ammonio, nitrato, urea e altre forme organiche - oltre al contenuto totale, in linea con quanto già richiesto dal regolamento europeo sui prodotti fertilizzanti.
Cosa cambia per gli operatori extra-UE
Nel complesso, la guida sui fertilizzanti conferma l'impostazione generale del periodo definitivo del CBAM: maggiore rigore nel monitoraggio delle emissioni indirette, obbligo di tracciare in modo puntuale i precursori chimici e utilizzo del contenuto di azoto come parametro unificante per confrontare prodotti diversi.
Gli operatori extra-UE che intendono vendere nel mercato europeo i propri prodotti, devono quindi adottare dei sistemi di monitoraggio più sofisticati, in particolare per le emissioni di protossido di azoto e per la rendicontazione della composizione dei fertilizzanti misti, requisiti che diventeranno sempre più centrali man mano che il meccanismo entrerà pienamente a regime.