La regione Asia-Pacifico deve mettere scienza, tecnologia e intelligenza artificiale al centro della trasformazione dei sistemi agroalimentari, garantendo però che l'innovazione contribuisca a colmare, e non ad allargare, i divari digitali, rurali e di genere. È l'appello lanciato dal Direttore Generale della FAO, QU Dongyu, nel corso del suo intervento all'11ª Riunione Ministeriale APEC sulla Sicurezza Alimentare.
La presa di posizione di QU Dongyu segue di poche ore la firma del Memorandum d'Intesa tra FAO e Hunan Agricultural University, un accordo che rafforza la cooperazione in materia di sicurezza alimentare, sviluppo agricolo sostenibile, agricoltura digitale e cooperazione Sud-Sud e triangolare, confermando il ruolo crescente della Cina come partner strategico nell'innovazione agroalimentare regionale.
La fame resta una sfida aperta
Il Direttore Generale ha sottolineato i progressi compiuti dalla regione asiatica
dal lancio dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Nel 2025 la prevalenza della sottoalimentazione – l'indicatore che misura la percentuale di popolazione che non dispone di un apporto calorico sufficiente a soddisfare le proprie necessità energetiche quotidiane – in Asia è calata del 25% rispetto al 2015, un risultato significativo che testimonia l'efficacia delle politiche messe in campo negli ultimi anni. Nonostante ciò, circa 292 milioni di persone nella regione continuano a soffrire la fame, mentre quasi un terzo della popolazione non è in grado di permettersi una dieta sana ed equilibrata.
Per QU Dongyu questi dati dimostrano che non basta produrre cibo a sufficienza, occorre produrre il cibo giusto, renderlo accessibile ed economicamente sostenibile, e farlo nel rispetto dell'ambiente. Un cambio di paradigma che pone l'innovazione tecnologica al centro della prossima generazione di sistemi agroalimentari, chiamati a essere più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili.
Tecnologie digitali e agricoltura di precisione
Nel corso del panel dedicato allo sviluppo agricolo e rurale di alta qualità nell'area Asia-Pacifico, il Direttore Generale della FAO ha messo in evidenza il potenziale delle tecnologie digitali, dell'intelligenza artificiale, della biotecnologia, dell'agricoltura di precisione e delle macchine intelligenti nell'aprire nuove frontiere per il settore agricolo e per lo sviluppo delle aree rurali. Ha anche sottolineato, tuttavia, che questo potenziale deve tradursi concretamente in benefici per le comunità rurali, migliorando i mezzi di sussistenza, la nutrizione e la capacità di resistere agli shock esterni.
QU Dongyu ha anche indicato una serie di priorità: la diversificazione della produzione, il rafforzamento dei sistemi alimentari locali, il miglioramento della sicurezza alimentare e un accesso più ampio a cibo nutriente e a prezzi accessibili. A questo si affianca la necessità di una rivitalizzazione delle aree rurali attraverso infrastrutture migliori, connettività digitale, catene del valore più solide e maggiori opportunità per donne e giovani, considerati protagonisti essenziali della trasformazione agricola in atto.
La sfida dell'inclusività
Il tema dell'inclusività è stato al centro di un secondo panel, dedicato specificamente all'innovazione tecnologica e all'agricoltura digitale. Qui il Direttore Generale ha ribadito con forza che la trasformazione guidata da scienza, tecnologia e intelligenza artificiale deve essere inclusiva per definizione. Scienza, tecnologia e AI, ha affermato, non devono ampliare il cosiddetto "triplo divario" – digitale, rurale e di genere – ma devono al contrario contribuire a colmarlo.
Il vero indicatore del successo dell'agricoltura digitale, ha spiegato, non è la sofisticazione di un algoritmo, ma la sua capacità di generare benefici tangibili per le persone e le comunità: permettere agli agricoltori di produrre di più con meno risorse, garantire alle famiglie l'accesso a cibo più sano a prezzi contenuti, rafforzare la resilienza delle comunità rurali di fronte ai cambiamenti climatici e consentire all'agricoltura di crescere senza esaurire le risorse naturali del pianeta.
L'intelligenza artificiale come moltiplicatore di forza
QU Dongyu ha definito l'intelligenza artificiale come un vero e proprio "moltiplicatore di forza" in grado di trasformare enormi quantità di dati in decisioni pratiche per i produttori e per i sistemi agroalimentari. Le applicazioni concrete spaziano dalle previsioni meteorologiche all'allerta precoce su parassiti e malattie delle colture, fino all'ottimizzazione dell'irrigazione e degli input agricoli, al miglioramento dell'efficienza delle catene di approvvigionamento e a un migliore equilibrio tra domanda e offerta.
Ma a questio proposito, ha anche sottolineato che "Possiamo fare uso dell'intelligenza artificiale, ma non possiamo mangiare l'intelligenza artificiale". La tecnologia deve restare uno strumento al servizio degli obiettivi di sicurezza alimentare, e non deve rappresentare un fine a sé stante.
Cooperazione regionale e il modello SMART
Per accelerare l'adozione delle nuove tecnologie e portarle su scala, la FAO ha sottolineato l'importanza di trasformare l'innovazione in un bene pubblico regionale, attraverso la condivisione di dati, conoscenze, tecnologie, standard e buone pratiche tra le economie dell'area Asia-Pacifico. In questo contesto, QU Dongyu ha illustrato l'acronimo SMART come sintesi della visione FAO per l'agricoltura del futuro: la "S" sta per "Science Driven", occorre quindi seguire un approccio guidato dalla scienza, la "M" per machine learning, la "A" per intelligenza artificiale, la "R" per resilienza e la "T" per la trasformazione dei sistemi agroalimentari.