La Commissione Europea non cambia rotta: la normativa sui nitrati è "necessaria ed efficace". Il limite dei 170 kg di azoto per ettaro resta invariato, si potranno però usare con maggiore libertà i fertilizzanti Renure. Nella valutazione della Direttiva 91/676/CEE, Bruxelles ribadisce infatti che la normativa continua a essere uno strumento indispensabile per proteggere le acque europee dall'inquinamento causato dai nitrati di origine agricola. Una conclusione che tuttavia raffredda le aspettative del mondo agricolo, da tempo impegnato a chiedere le regole che rispecchino le nuove tecnologie di trattamento degli effluenti e con i principi dell'economia circolare.
I benefici ambientali superano i costi per le aziende
Nel documento la Commissione sottolinea che la direttiva Nitrati resta uno dei pilastri della politica europea contro l'eutrofizzazione di fiumi, laghi e aree costiere, oltre che uno strumento chiave per raggiungere gli obiettivi
legati a qualità delle acque, biodiversità e resilienza climatica. E che i benefici ambientali raggiunti grazie al provvedimento superano i costi sostenuti da imprese agricole e amministrazioni pubbliche.
Pur riconoscendo miglioramenti diffusi nella qualità delle acque negli ultimi anni, Bruxelles segnala che permangono differenze significative tra le regioni europee, spesso legate all'intensità delle attività zootecniche e agricole locali. Insomma, le criticità che ancora emergono in alcuni territori non dipendono da limiti intrinseci della normativa, ma da un'applicazione disomogenea tra i diversi Stati membri.
Per questo Bruxelles esclude, almeno in questa fase, qualsiasi allentamento degli standard ambientali, ritenendo che un'eventuale riduzione delle tutele non sarebbe giustificata dai risultati della valutazione appena conclusa.
Confermato il limite di 170 kg di azoto per ettaro
Il punto più atteso dagli operatori del settore riguarda la soglia massima di azoto distribuibile in campo attraverso i reflui zootecnici nelle zone vulnerabili, fissata a 170 chilogrammi per ettaro l'anno. Su questo fronte non arrivano novità: il tetto resta quello attuale.
La Direzione generale Ambiente della Commissione ha definito questo parametro una misura precauzionale, basata su solide evidenze scientifiche e funzionale a garantire condizioni di concorrenza uniformi tra le imprese agricole dei diversi Paesi membri. Bruxelles ha inoltre confermato che il vincolo si applica anche ai digestati grezzi provenienti dagli impianti a biogas, equiparati ai reflui zootecnici per quanto riguarda il livello di rischio ambientale.
Uno spiraglio per i fertilizzanti Renure
Bruxelles riconosce però un margine di flessibilità ai prodotti Renure (Recovered Nitrogen from Manure), fertilizzanti derivati da processi avanzati di trattamento degli effluenti zootecnici. Questi materiali potranno essere impiegati con maggiore libertà come sostituti dei fertilizzanti di sintesi, un'apertura che il settore accoglie come primo passo verso un riconoscimento più ampio delle tecnologie di recupero dei nutrienti.
Restano invece esclusi da questa flessibilità i digestati utilizzati "tal quali", cioè senza alcun trattamento di trasformazione successivo.
Meno burocrazia, stessi obiettivi ambientali
Se il quadro normativo di fondo non cambia, la Commissione apre comunque alla possibilità di semplificare le procedure per applicare sul territorio la direttiva. L'obiettivo dichiarato è alleggerire gli adempimenti amministrativi a carico degli agricoltori senza indebolire la tutela delle risorse idriche.
Tra le strade indicate figurano una maggiore digitalizzazione delle procedure di controllo, verifiche più mirate e proporzionate al livello di rischio delle singole aziende, e una migliore integrazione con gli strumenti previsti dalla Politica agricola comune. Una direzione che si inserisce nel più ampio percorso di semplificazione normativa avviato dalle istituzioni europee negli ultimi mesi per alleggerire il carico burocratico sul comparto agricolo, mantenendo però fermi gli obiettivi ambientali del Green Deal.
Le prossime tappe
La Commissione ha annunciato l'avvio di un confronto con gli Stati membri e con i principali portatori di interesse del settore agricolo per definire nel dettaglio le misure di semplificazione da introdurre. L'obiettivo, ribadito più volte nel documento, è migliorare l'attuazione pratica della direttiva senza toccarne gli obiettivi di fondo, accompagnando al tempo stesso gli agricoltori europei nella transizione verso modelli produttivi più sostenibili.
Per Cia un’occasione persa
La valutazione della Commissione europea “delude le aspettative di un vero percorso di aggiornamento” commenta Cia-Agricoltori Italiani. “Una tutela ambientale efficace deve accompagnare l’innovazione e sostenere la competitività delle imprese agricole”.
L’Associazione non crede che “l’agricoltura del 2026 possa essere regolata solo con strumenti concepiti nel 1991: le imprese hanno investito in agricoltura di precisione, gestione sostenibile dei nutrienti, biogas, biometano ed economia circolare e questo avrebbe richiesto una revisione più coraggiosa della normativa”.
“La Commissione indica tra gli obiettivi la riduzione della dipendenza dell’Europa dall'azoto di sintesi, tuttavia, non compie quel salto di qualità normativo necessario per valorizzare gli strumenti che consentirebbero di raggiungere l’obiettivo. Si limita, infatti, a prevedere solo per alcune categorie di digestati liquidi, la possibilità di considerarli fertilizzanti ‘di tipo minerale’, utilizzabili oltre i limiti ordinari fissati dalla Direttiva Nitrati. Una scelta che, secondo la Confederazione, non valorizza il contributo del digestato alla sostituzione dei fertilizzanti minerali, alla chiusura del ciclo dei nutrienti e allo sviluppo dell’economia circolare”.