Direttiva IED: la ComAGRI semplifica le regole sulle emissioni per gli allevamenti
allevamento
3 Settembre 2026

Escludere i bovini dal campo di applicazione della Direttiva sulle Emissioni Industriali (IED) e riportare le soglie di capacità per suini e pollame ai livelli previsti dal testo originario, superando l'impianto più restrittivo proposto dalla Commissione europea. Sono alcune delle novità apportate dalla ComAgri, la Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento europeo, che ieri ha approvato a larga maggioranza un pacchetto di emendamenti.

Gli emendamenti sono stati adottati nell'ambito del parere che ComAGRI fornisce sulla proposta di revisione della IED presentata dalla Commissione europea. Si tratta però di un parere consultivo: la competenza principale sul dossier resta infatti in capo alla Commissione Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare (ENVI), che dovrà ora tenere conto della posizione espressa dagli eurodeputati dell'Agricoltura prima di mettere a punto la propria relazione. Il testo dovrà poi essere negoziato in sede di Parlamento europeo nel suo complesso e, successivamente, con il Consiglio dell'Unione europea, prima di diventare legge definitiva.

Gli emendamenti

Il pacchetto approvato da ComAGRI ridisegna in modo netto i confini della IED per la zootecnia. I bovini escono definitivamente dal perimetro della direttiva e non saranno nemmeno oggetto di una valutazione futura da parte della Commissione europea, come invece era previsto dalla proposta originaria. Per gli altri allevamenti si torna al criterio delle soglie di capacità fisse, abbandonando i complessi calcoli in unità di bestiame introdotti dalla revisione: la soglia sale sopra le 40.000 postazioni per il pollame, le 2.000 per i suini e le 750 per le scrofe, gli stessi limiti già in vigore nella IED originaria. L'emendamento prevede inoltre procedure di registrazione semplificate, digitalizzazione delle pratiche e l'eliminazione della duplicazione di dati già trasmessi nell'ambito della Politica Agricola Comune o di altre normative. I metodi di monitoraggio verrebbero infine adattati alle specificità biologiche ed economiche del settore zootecnico.

Gli eurodeputati hanno anche approvato un compromesso sulla cosiddetta regola di aggregazione: nella IED questa regola impone di sommare le capacità di più unità di allevamento riconducibili allo stesso operatore o sito quando sono vicine tra loro, in modo che un'azienda non possa restare sotto soglia semplicemente frazionando l'attività in più impianti collegati. Il compromesso approvato da ComAGRI ne semplifica l'applicazione, pur senza eliminarla.

Sul fronte dei tempi, l'entrata in vigore delle condizioni operative uniformi slitterebbe a settembre 2027, un anno più tardi rispetto alla scadenza del 2026 inizialmente ipotizzata, per lasciare più margine a Stati membri e imprese nell'adeguamento. Gli eurodeputati hanno anche approvato un compromesso sulla cosiddetta regola di aggregazione, pensata per semplificarne l'applicazione: una misura che entrambe le associazioni giudicano un passo avanti, pur ritenendo che si sarebbe potuto fare di più.

Farm Europe, emendamento restituisce certezza agli operatori

Farm Europe ha accolto con favore l'impostazione scelta da ComAGRI, definendola capace di offrire chiarezza al comparto degli allevamenti da carne e da latte grazie all'esclusione dei bovini dalla direttiva. Secondo l'associazione, il ritorno a soglie di capacità fisse per suini e pollame restituisce certezza regolatoria agli operatori, riducendo gli oneri di conformità senza abbassare gli standard ambientali, che restano tra i più elevati a livello globale. Nella nota, l'organizzazione sottolinea che gli emendamenti riescono a bilanciare la semplificazione amministrativa con l'efficacia ambientale, eliminando complessità ritenute superflue senza indebolire la protezione di suolo, acqua e aria.

Allo stesso tempo, però, Farm Europe ha espresso rammarico per l'adozione del compromesso sulla regola di aggregazione. L'associazione chiedeva che l'obbligo di aggregazione venisse abolito del tutto, e sostienche che il compromesso invece non rispecchi pienamente l'obiettivo di semplificazione e rischi di introdurre nuovi costi e oneri amministrativi, in particolare per le imprese di dimensioni minori. L'organizzazione ha infine ringraziato la relatrice Christine Singer e tutti gli eurodeputati coinvolti nel dossier, auspicando che la Commissione Ambiente e l'intero Parlamento si allineino alla posizione espressa da ComAGRI, in nome della coerenza tra le politiche per il clima e per l'economia circolare.

Copa e Cogeca, il compromesso sull'aggregazione è un passo avanti

Anche Copa e Cogeca hanno salutato positivamente il voto, parlando di una linea netta tracciata dal Parlamento: gli allevamenti non sono impianti industriali. Le due organizzazioni ricordano che il Parlamento europeo aveva già espresso questa posizione nel 2023 e che il parere della ComAGRI conferma un orientamento che Copa e Cogeca sostengono da anni, dopo aver più volte segnalato le difficoltà operative che la revisione proposta dalla Commissione avrebbe causato sul campo.

Le organizzazioni evidenziano che il ritorno alle soglie originarie, insieme a procedure di registrazione più semplici, alla digitalizzazione e all'eliminazione delle duplicazioni informative, risponde a un'esigenza concreta degli allevatori. Per queste sigle, invece, il compromesso sull'aggregazione, pur migliorabile, rappresenta comunque un passo avanti significativo. Le due organizzazioni chiedono ora alla Commissione Ambiente di tenere pienamente conto del messaggio arrivato dagli eurodeputati dell'Agricoltura, ribadendo che la zootecnia non può essere trattata per default come un'attività industriale e che la semplificazione deve tutelare la redditività, la competitività e la diversità delle aziende agricole europee.

Copa e Cogeca avvertono infine che, se la Commissione ENVI non tenesse conto di questi emendamenti e tornasse al testo originario, le imprese familiari e le realtà di piccola e media dimensione si troverebbero ad affrontare oneri amministrativi, finanziari e di investimento sproporzionati, con il rischio di accelerare la concentrazione del mercato, indebolire la capacità produttiva dell'Unione europea e spostare i consumi verso le importazioni, senza reali benefici ambientali aggiuntivi: un esito opposto a quello che la direttiva si prefigge.