Cancellata la clausola che avrebbe consentito di sospendere il CBAM sui fertilizzanti in caso di crisi di mercato. Lo ha stabilito la Commissione per l’Ambiente, il Clima e la Sicurezza Alimentare (ENVI) del Parlamento europeo con il voto con cui ieri ha approvato il parere sulla revisione del Carbon Border Adjustment Mechanism, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere.
Il parere, che entrerà pienamente in vigore dal 1° gennaio 2028, allarga il perimetro di applicazione del CBAM includendo circa 180 prodotti a valle delle filiere di acciaio e alluminio. Introduce inoltre nuove misure anti-elusione, semplifica alcuni adempimenti per i partner commerciali dell’Ue e definisce criteri per il riconoscimento di sistemi di carbon pricing equivalenti a quello europeo, oltre a meccanismi di facilitazione degli scambi. Riguarda principalmente macchinari e elettrodomestici, ma ha appunto ampie ricadute anche sul settore primario.
L’impatto sull’agricoltura
Uno dei punti più controversi del parere ENVI riguarda l’agricoltura, e in particolare il comparto dei fertilizzanti. Il testo originario della proposta conteneva l’articolo 27a, una norma che avrebbe consentito la sospensione temporanea del CBAM sui fertilizzanti in caso di crisi di mercato, offrendo così una valvola di sicurezza agli agricoltori europei nei momenti di maggiore volatilità dei prezzi.
La Commissione ENVI ha invece scelto di eliminare questa disposizione, una decisione che ha spiazzato il settore primario. Le associazioni di categoria chiedevano addirittura che la previsione venisse ulteriormente rafforzata. Adesso invece – protestano - l’agricoltura è stata privata dell’unico strumento di flessibilità pensato per attutire shock improvvisi sui costi di produzione.
Copa e Cogeca: un segnale sbagliato
Particolarmente critiche, Copa e Cogeca che definiscono il voto della Commissione ENVI come un segnale sbagliato in un momento di instabilità geopolitica crescente e di mercati dei fertilizzanti particolarmente volatili. Secondo Copa e Cogeca, gli ultimi anni hanno dimostrato con chiarezza quanto questi mercati siano esposti a shock esterni, con ricadute immediate sui costi di produzione, sulla redditività delle aziende agricole e, in ultima analisi, sulla sicurezza alimentare europea.
La cancellazione dell’articolo 27a lascia gli agricoltori completamente esposti ai costi aggiuntivi generati dal CBAM, anche nelle situazioni eccezionali in cui i prezzi dei fertilizzanti sono già in forte crescita. Un rischio tutt’altro che teorico, considerando che i fertilizzanti rappresentano una delle principali voci di spesa per l’agricoltura europea e, per molte aziende cerealicole, la singola voce di costo più rilevante. Senza la possibilità di sospendere temporaneamente il meccanismo nei periodi di forte tensione di mercato, il CBAM rischia secondo Copa e Cogeca di aggravare le crisi anziché attenuarne l’impatto.
Un compromesso possibile che non è stato colto
Le due organizzazioni evidenziano come esistessero soluzioni equilibrate, in grado di conciliare gli obiettivi di decarbonizzazione e competitività dell’industria europea dei fertilizzanti con l’introduzione di una clausola di salvaguardia mirata e temporanea per gli agricoltori. Un approccio di questo tipo avrebbe rafforzato la resilienza dell’intera filiera agroalimentare senza compromettere gli obiettivi di lungo periodo del CBAM.
Le associazioni criticano anche la proposta alternativa emersa nel dibattito, quella di includere i cereali destinati all’esportazione nel fondo temporaneo per la decarbonizzazione. Una misura che, a loro giudizio, rappresenta poco più di un palliativo: andrebbe infatti a beneficio dei soli cereali orientati all’export, lasciando scoperta la gran parte del mercato interno europeo. A ciò si aggiunge un ulteriore limite strutturale: il fondo avrebbe una durata di soli due anni, mentre il CBAM è un meccanismo permanente, i cui costi sono destinati ad aumentare progressivamente fino al 2034.
L'appello al Parlamento europeo
Il parere non è comunque definitivo. Il prossimo passaggio sarà il voto in plenaria previsto per settembre, con cui il Parlamento europeo definirà il proprio mandato negoziale in vista del trilogo con Consiglio e Commissione.
Copa e Cogeca si rivolgono quindi ai membri del Parlamento europeo chiedendo che venga reintrodotta una clausola di salvaguardia credibile e operativa, capace di proteggere gli agricoltori europei nei momenti di maggiore difficoltà, senza per questo rinunciare agli obiettivi industriali dell’Ue in materia di decarbonizzazione.