Eat Europe e Farm Europe accolgono con favore l'obiettivo della Commissione europea di rafforzare il settore della biotecnologia, e sostengono pienamente l'obiettivo del Biotech Act II di sviluppare le filiere bio-based. Come spiegano in una lettera inviata a Stéphane Séjourné, Vicepresidente esecutivo della Commissione europea e Commissario europeo per l'industria, e agli eurodeputati della Commissione per la Salute Pubblica, le filiere bio-based, secondo le sue associazioni, possono contribuire concretamente all'autonomia strategica dell'Europa, alla competitività industriale, agli obiettivi dell'economia circolare e alla riduzione della dipendenza dalle risorse fossili.
E' necessario tuttavia dare vita a una strategia europea più solida e coerente per le industrie del settore. Anche perché, nonostante alcuni Stati membri promuovano già attivamente le soluzioni bio-based, i quadri normativi e gli incentivi di mercato restano frammentati e penalizzano spesso queste innovazioni rispetto alle alternative consolidate. Per le organizzazioni, colmare questo divario è una priorità politica ineludibile.
Il Biotech Act
Lo European Biotech Act è un pacchetto strategico dell'Unione Europea che punta a potenziare la competitività, l'autonomia produttiva e l'innovazione nel settore biotecnologico. È composto essenzialmente da due provvedimenti: il Biotech Act I - che si riguarda gli aspetti connessi alla Salute e al momento è sottoposto a negoziazione al Consiglio UE - punta a accelerare la commercializzazione di terapie avanzate e semplificare la normativa; il Biotech Act II - che riguarda invece Industria e Applicazioni - include nella regolamentazione le biotecnologie industriali e agricole, per facilitare il passaggio dalla ricerca di laboratorio alla produzioneindustriale.
Prudenza su novel food e precision fermentation
Le due organizzazioni esprimono preoccupazione per i tentativi, in corso in sede parlamentare, di includere il novel food e gli alimenti innovativi nel Biotech Act I, giudicandoli inappropriati e prematuri. Le evidenze sugli impatti a lungo termine sulla salute e sulle prestazioni ambientali della precision fermentation e dei cosiddetti cultivated food restano incomplete e sollevano interrogativi seri.
Le attuali valutazioni di sostenibilità, sottolineano Eat Europe e Farm Europe, si basano spesso su assunzioni riguardanti la scalabilità industriale futura, il consumo energetico e l'impatto sui sistemi produttivi che non sono ancora state pienamente dimostrate. Per questo, misure di sostegno pubblico o aiuti di Stato dedicati a queste tecnologie alimentari sarebbero prematuri in assenza di prove scientifiche robuste, indipendenti e trasparenti che ne confermino i benefici dichiarati.
Sia sul novel food, sia sui processi alimentari avanzati — come la precision fermentation e la produzione cell-based — le due associazioni chiedono invece un approccio prudente e basato sulle evidenze scientifiche. La posizione è netta: il dibattito sulla biotecnologia è sempre più guidato dalle promesse piuttosto che dai risultati dimostrati.
Come ha dichiarato Luigi Scordamaglia, Presidente di Eat Europe: "L'Europa dovrebbe concentrarsi sui bisogni reali e immediati, piuttosto che lasciarsi guidare dall'hype biotech. La biotecnologia industriale può già contribuire a ridurre la nostra dipendenza dalle risorse fossili e a sostenere la transizione verso un'economia più sostenibile. Al contrario, molte delle affermazioni associate alle tecnologie alimentari innovative mancano di una solida validazione scientifica e non giustificano finanziamenti pubblici o un trattamento normativo preferenziale. Le applicazioni biotecnologiche nel settore del novel food dovrebbero pertanto essere soggette a standard di valutazione particolarmente rigorosi, paragonabili a quelli applicati nel settore farmaceutico".
L'agricoltura europea al centro della sovranità alimentare
Il documento ribadisce anche il ruolo strategico dell'agricoltura europea nella garanzia della sicurezza alimentare e della resilienza dei sistemi produttivi. La sovranità alimentare non può essere ridotta alla capacità industriale di produrre ingredienti in impianti tecnologici.
"La sicurezza alimentare dell'Europa è stata costruita su un settore agricolo produttivo radicato nelle comunità rurali di tutto il continente. Gli agricoltori devono restare al centro del sistema alimentare europeo" ha aggiunto Yves Madre, Presidente di Farm Europe. "L'Europa può e deve diventare un leader globale nella biotecnologia. Ma la leadership non consiste nell'inseguire ogni tendenza tecnologica. Significa orientare l'innovazione laddove genera un chiaro valore pubblico, benefici ambientali misurabili e una maggiore autonomia strategica".
Sostenibilità, sicurezza e responsabilità tecnologica
Eat Europe e Farm Europe chiedono alla Commissione europea di costruire il Biotech Act II intorno a principi chiari: sostenibilità, sicurezza, evidenza scientifica e responsabilità tecnologica, preservando gli elevati standard europei a tutela della salute umana, dell'ambiente e dei consumatori. Un approccio che distingue con nettezza tra le biotecnologie industriali — già mature e strategicamente rilevanti — e le tecnologie alimentari avanzate, per le quali il principio di precauzione deve ancora prevalere sulle promesse di mercato.