Tavolo del riso: Coldiretti, i prezzi crollano con l’invasione di prodotto straniero
riso
30 Luglio 2026

Il crollo delle quotazioni del risone, provocato dal boom delle importazioni di riso straniero (+20%), sta mettendo in ginocchio le aziende agricole italiane, già schiacciate dall’aumento dei costi di produzione e dagli effetti della siccità. È l’allarme lanciato dalla Coldiretti al Tavolo di filiera convocato al Masaf, con la richiesta di un piano straordinario per salvaguardare una produzione simbolo del Made in Italy e un settore che rappresenta oltre il 50% dell’intera risicoltura europea.

Le richieste di Coldiretti

Coldiretti chiede un bando da 12 milioni di euro per destinare riso 100% italiano alle famiglie in difficoltà, rafforzando al tempo stesso il reddito dei produttori; controlli più severi per certificare l’origine e impedire truffe ai cittadini, anche con strumenti innovativi come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica; un fondo dedicato ai contratti di filiera nell’ambito del Fondo Sovranità alimentare.

Ma il pacchetto deve prevedere risorse per sostenere le imprese; fermare le

importazioni selvagge con l’applicazione del principio di reciprocità negli accordi commerciali con i Paesi extra Ue; varare un piano nazionale degli invasi per affrontare le emergenze idriche; finanziare investimenti nella ricerca e nelle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea) e il rafforzamento del sostegno al riso nella futura Pac, premiando le aziende che investono in qualità, innovazione e sostenibilità.

Sotto accusa gli accordi commerciali Ue

La campagna commerciale 2025-2026, non ancora conclusa, ha visto arrivare in Italia oltre 190 milioni di chili di riso straniero, con quattro confezioni importate su cinque provenienti dall’Asia, alimentando un eccesso di offerta che ha fatto precipitare di oltre il 50% i prezzi riconosciuti ai produttori italiani proprio mentre le campagne devono fare i conti con caldo e scarsità d’acqua, con perdite produttive che in alcune aree potrebbero superare il 30%.

Una situazione ulteriormente aggravata dalle scelte commerciali dell’Unione europea che negli anni hanno favorito l’ingresso di prodotto ottenuto con regole ambientali, sanitarie e sociali profondamente diverse da quelle richieste agli agricoltori italiani. A preoccupare è anche il negoziato per l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Thailandia, che rischia di aprire ulteriormente il mercato comunitario a uno dei maggiori esportatori mondiali di riso, con effetti pesanti sulla competitività della produzione nazionale.