Tavolo del grano: MASAF, con il ColtivItalia 40 milioni per contrastare l'emergenza prezzi
tavolo granpo duro
21 Luglio 2026

Un fondo da 40 milioni di euro nel ColtivaItalia e misure per ampliare la riserva di crisi che l’Ue ha messo a disposizione del comparto primario per compensare il caro fertilizzanti. Sono gli interventi che il MASAF ha illustrato al Tavolo del Grano convocato questa mattina per arginare l’emergenza sul prezzo del grano.

La crisi del grano

Cia ricorda che i prezzi del grano duro oggi si attestano sui 26 euro al quintale al Centro-Sud, fino a 24 euro in Sicilia e sono sempre più “imbarazzanti” se confrontati con i costi di produzione, che per Ismea si attestavano già a 32 euro al quintale nel Sud a settembre 2025 (cifra allora contestata dagli agricoltori come sottostimata) e ulteriormente lievitati con la guerra in Iran (gasolio agricolo da 0,80 a 1,40 euro) e il successivo aumento dei fertilizzanti (+80%). Il raccolto 2026, pur atteso in buona quantità e qualità (circa 3,8 milioni di tonnellate su 1.150.000 ettari, prima coltura del paese per superficie) non compensa questi costi crescenti.

Non molto diverso il quadro dipinto da Coldiretti: il prezzo del grano duro è passato da circa 35 euro al quintale agli attuali 27 euro, ben al di sotto dei costi di produzione, mentre i prezzi della pasta e del pane sugli scaffali restano elevati.“ Una situazione che scarica il peso della crisi esclusivamente sugli agricoltori, costretti a produrre in perdita. Emblematica la situazione della Sicilia, dove si registrano addirittura offerte di acquisto fino a 19 euro al quintale per il nuovo raccolto”.

Le misure del Governo

Il Governo sta seguendo con attenzione l’emergenza e ha predisposto un pacchetto di misure che sostenere gli agricoltori. In particolare, il ColtivaItalia, in approvazione alla Camera dei deputati, potrà destinare - a partire da gennaio 2027 - 40 milioni di euro a sostegno della filiera di grano duro. Nella legge che garantisce un miliardo di euro in più al settore primario ci sarà una parte dedicata agli investimenti che ammonta, sommando le varie voci, a 300 milioni di euro che potranno essere destinati anche al settore cerealicolo.

La riserva di crisi messa a disposizione dall’Unione europea compensa il settore primario per coprire fino al 50% degli incrementi di costo subiti dai fertilizzanti, sono allo studio misure per aumentare questo contributo per le filiere sensibili come quella del grano duro

Il MASAF ricorda inoltre che dal 2022 a oggi i contributi dedicati al settore cerealicolo ammontano a 2,5 miliardi di euro. Queste misure comprendono, oltre ai contributi Pac, gli investimenti garantiti con il Pnrr, 533 milioni di euro ai quali vanno aggiunti i 53 milioni del Piano nazionale complementare, i 64 milioni di euro del Fondo Grano duro e i 21 milioni dei distretti del cibo.

Lollobrigida, misure concrete per sostenere il settore

“Il governo Meloni è quello che ha investito di più in agricoltura e anche la filiera del grano duro ne beneficerà”. Lo dichiara il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida al termine del tavolo del grano. “Oggi con le associazioni agricole abbiamo concordato sul fatto che bisogna fare di più per sostenere questa filiera: bisogna incentivare i nostri agricoltori in un momento in cui il grano ha un prezzo di vendita davvero molto basso rispetto al costo di produzione. Lo facciamo con risorse concrete per garantire una filiera che è strategica ed identitaria”.

“Abbiamo garantito anche più controlli ai punti di ingresso per verificare che il grano importato non abbia residui delle sostanze da noi vietate in modo da garantire una concorrenza leale. Abbiamo investito in ricerca, sulle Tea, per aumentare la capacità produttiva e la qualità del grano italiano. E da ultimo, ma non per importanza, abbiamo annunciato iniziative promozionali dedicate alla pasta italiana. Bisogna sensibilizzare gli italiani, primi consumatori di pasta al mondo, a comprare italiano”.

Coldiretti, maggiori controlli e contrasto delle frodi

Oltre al fondo da 40 milioni di euro, Coldiretti ha chiesto maggiori controlli sulla provenienza del grano estero con l’uso di strumenti innovativi come risonanza magneticamappa genomica e mappatura isotopica, e una stretta sulle pratiche commerciali sleali, oltre a un piano straordinario di investimenti per gli stoccaggi.

Secondo l’associazione, a pesare sul mercato sono anche le frodi sull’origine, i tentativi di aggirare il sistema di trasparenza garantito dalla Commissione Unica Nazionale attraverso listini alternativi che rischiano di alterare il corretto funzionamento del mercato e le distorsioni provocate dalle importazioni dall’estero proprio durante la campagna di raccolta.

Le importazioni del grano canadese, in particolare, sono aumentate del 55% in quantità a maggio rispetto allo stesso mese dello scorso anno, dopo un mese di aprile dove erano addirittura cresciuti del 200%. “Un’invasione di prodotto che, come al solito, precede l’avvio delle operazioni di raccolta, facendo abbassare i prezzi pagati ai cerealicoltori italiani. Il grano canadese viene peraltro seccato col glifosate, pratica assolutamente vietata in Italia e in Europa per gli agricoltori. Una forma di concorrenza sleale che viola il principio di reciprocità”.

CIA, intensificare i controlli e affinare la CUN

Soddisfatta dell’iniziativa Cia che però ha chiesto di ampliare i contratti di filiera (oggi solo il 15% delle superfici) accelerando l’iter di approvazione dei 40 milioni di euro. L’import inoltre è ormai fuori controllo. In pochi anni l'autoapprovvigionamento italiano di grano duro è sceso dall'80% al 56%, con l'import stabile al 44%: nel 2025 sfiorate le 3 milioni di tonnellate importate e nel 2026 sono previsti altri 2,6 milioni. Secondo Cia sono quindi necessari controlli rigorosi e non più a campione, piena reciprocità sugli standard sanitari e ambientali e una applicazione più restrittiva -con possibile sospensione in caso di estrema difficoltà del settore- del regime di “perfezionamento attivo”.

Riguardo alla Commissione Unica Nazionale (CUN), resta uno strumento utile di trasparenza, ma va affinata: griglie su proteine e peso specifico troppo selettive, necessità di introdurre i garanti, di quotare il biologico e di garantire un meccanismo che impedisca vendite sotto i costi di produzione, come previsto dalla direttiva Ue sulle pratiche sleali.

Confcooperative, incentivare l’aggregazione tra produttori

Secondo il Presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, Raffaele Drei, per contrastare l’emergenza dei prezzi è necessario incentivare le aggregazioni tra i produttori. “La cooperazione è in grado di garantire una migliore valorizzazione del grano perché gestisce un percorso organizzato in grado di creare valore aggiunto” ha detto intervenendo al Tavolo. “Dove il modello cooperativo è realmente sviluppato, emergono non a caso risultati virtuosi”.

Anche per questo “I fondi pubblici dovrebbero premiare i produttori che scelgono di aggregarsi in cooperative e Organizzazioni di Produttori, che sono il perno su cui si costruiscono e si mantengono solide filiere strutturate, che gestiscono programmazione produttiva, assistenza tecnica e agronomica, concentrazione dell'offerta, stoccaggio, commercializzazione e a valorizzazione del prodotto”. E il ministero, per far sì che i contratti di filiera diano risultati, dovrebbe “incentivare non la semplice sottoscrizione di un contratto formale, bensì l'adesione a filiere”.

La frammentazione del settore, secondo Drei, è anche alla base dell’emergenza sui prezzi. “L’industria ha bisogno di una garanzia di quantitativi costanti programmati in qualità e quantità per lunghi periodi, cosa che l’offerta di prodotto nazionale non riesce a garantire a causa di una offerta polverizzata e una qualità disomogenea”. Lo dimostra anche il fatto che le cooperative, che gestiscono e stoccano mediamente tra i 1,6 e i 1,8 milioni di quintali di grano duro all'anno, “stipulano accordi stabili e pluriennali con l'industria che consentono di fissare prezzi con un plus valore rispetto al mercato libero, svincolandosi parzialmente dalle oscillazioni delle vendite sul mercato spot”.