Nessuna intesa sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, il bilancio europeo che dovrà mettere insieme riarmo del continente, la transizione ecologica e la coesione sociale tra il 2028 e il 2034. Due giornate di trattative non sono bastate a sbloccare il QFP, nonostante la proposta dettagliata, la cosiddetta Negotiating Box", che la presidenza di turno cipriota aveva messo sul tavolo. I leader si sono limitati a registrare passi avanti su alcuni punti, lasciando aperto il nodo più delicato: chi finanzia cosa, e con quante risorse.
Adesso il dossier passa alla presidenza irlandese che dovrà presentare una nuova proposta negoziale entro ottobre, con l'obiettivo dichiarato di chiudere l'intesa politica entro la fine del 2026. Intanto però cresce il fronte dei Paesi che chiedono più fondi, e uno dei terreni di scontro è la Politica agricola comune
Come è strutturato il bilancio
Il testo cipriota fissa un tetto di spesa complessivo per l'Unione di 1.730.228
milioni di euro, calcolati a prezzi costanti 2025. Per rendere il bilancio più gestibile in uno scenario geopolitico instabile, la proposta cipriota ha accorpato le voci di spesa in quattro grandi aree.
La prima e più corposa è quella che riunisce coesione, agricoltura e sicurezza, con una dotazione di 942 miliardi di euro: è il pilastro storico del bilancio comunitario, dentro cui convivono la Politica agricola comune e i fondi destinati alle regioni più arretrate dell'Unione. Segue il capitolo dedicato a competitività, prosperità e sicurezza, che vale 501 miliardi e raccoglie le risorse per l'innovazione industriale, comprese le dotazioni del nuovo Fondo europeo per la competitività e del programma di ricerca Horizon Europe. La terza voce, denominata Europa globale, mette in campo 182 miliardi per l'azione diplomatica e il sostegno ai Paesi partner. Chiude il quadro la voce Amministrazione, che con 103 miliardi copre il funzionamento delle istituzioni comunitarie.
A questi numeri si sommano alcune partite contabili tenute fuori dal tetto principale ma comunque pesanti per le casse dell'Unione: una riserva da 88,8 miliardi per il sostegno militare e finanziario all'Ucraina, e il rimborso del debito contratto con NextGenerationEU per finanziare la ripresa post-pandemica, che da solo assorbirà 149.296 milioni di euro tra capitale e interessi entro il 2034.
La nuova Pac
Il capitolo agricoltura ha causato diverse frizioni. All'interno della maxi-voce da 942 miliardi destinata a coesione, agricoltura e sicurezza, la Politica agricola comune (PAC) riceverebbe 261 miliardi di euro per il sostegno diretto al reddito degli agricoltori, oltre alle risorse per lo sviluppo rurale comprese nei fondi di coesione. Una cifra che, secondo diversi leader, rischia di non bastare per garantire la tenuta del settore primario europeo nei prossimi sette anni.
A guidare le critiche è stato il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez, che in generale ha bollato la proposta cipriota carente di ambizione politica. Secondo Sánchez, gli stanziamenti previsti per agricoltura e coesione sono insufficienti perché non tengono conto dell'erosione del potere d'acquisto causata dall'inflazione: in termini reali, ha avvertito, il sostegno agli agricoltori rischia di valere meno rispetto al ciclo di bilancio precedente. Per il leader spagnolo l'intesa resta dunque lontana, e servirà un cambio di passo nei prossimi mesi di negoziato.
Non tutti i governi condividono questa lettura. Il primo ministro olandese Rob Jetten ha rivendicato una posizione opposta, sostenendo che l'Unione non può continuare a impostare il proprio bilancio sulla base di logiche ormai datate, privilegiando i sussidi tradizionali rispetto agli investimenti in sicurezza e competitività industriale.
Tra i due fronti si colloca la posizione del premier lettone Andris Kulbergs, che ha chiesto un'attenzione particolare per i territori orientali dell'Unione, quelli che confinano con la Russia. Per Kulbergs queste regioni vivono una condizione di insicurezza profonda e hanno bisogno di risorse non solo per la difesa, ma anche per scuole, abitazioni e servizi essenziali, in modo da evitare lo spopolamento delle aree di confine e il conseguente indebolimento strategico dei territori più esposti, molti dei quali a forte vocazione rurale.
Il premier irlandese Micheál Martin, che guiderà la prossima fase del negoziato come mediatore, ha riconosciuto apertamente la difficoltà di trovare un equilibrio tra le richieste del comparto agricolo e quelle della difesa, soprattutto in un contesto in cui alcuni Stati membri spingono per una riduzione complessiva del bilancio europeo, anziché per un suo ampliamento.
Le nuove entrate proprie dell'Unione
Per non scaricare l'intero peso del bilancio sui contributi nazionali, la Commissione europea ha proposto cinque nuove fonti di entrata autonoma, capaci di generare circa 58 miliardi di euro l'anno. Tra queste figurano un prelievo forfettario sulle grandi imprese con fatturato superiore ai 100 milioni di euro, un'accisa minima armonizzata sui prodotti del tabacco, una tassa sui rifiuti elettronici non raccolti pari a due euro al chilo per dispositivi come pc e smartphone, oltre alle entrate già previste dal sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) e dal meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM). Queste risorse proprie sono pensate anche per alleggerire la pressione sulle voci di spesa più contese, agricoltura compresa.
L'iter futuro
Il negoziato sul bilancio entra in una fase di stallo apparente, ma che secondo gli osservatori sarà in realtà di intenso lavoro diplomatico dietro le quinte. Il termine politico fissato per arrivare a un'intesa resta la fine del 2026: se questa scadenza non venisse rispettata, l'iter legislativo previsto per il 2027 diventerebbe impraticabile, con il rischio concreto di bloccare l'erogazione dei finanziamenti destinati ad agricoltori, centri di ricerca e imprese a partire dal gennaio 2028.