Bene il piano ambizioso – come quello che ha delineato il Parlamento Ue – di una PAC autonoma e adeguatamente finanziata, ma per tradurre questo progetto in realtà servono un coordinamento e una volontà politica senza precedenti. Lo ha detto il Segretario Generale di Farm Europe, Luc Vernet, intervenendo in un'audizione pubblica di fronte alla ComAgri del Parlamento Europeo.
Un piano autonomo, non un semplice capitolo
Per l'associazione, il modo più efficace per evitare approcci contraddittori è garantire la piena autonomia della PAC rispetto al quadro finanziario generale. Il Parlamento Europeo ha già compiuto un primo passo, trasferendo la maggior parte degli articoli chiave all’interno del regolamento PAC, ma secondo Farm Europe occorre andare oltre, istituendo un piano autonomo — non un semplice capitolo — dotato di proprie regole di
progettazione, validazione e di un sistema di valutazione della performance. In questo quadro, la produzione agricola sostenibile ed efficiente dovrebbe essere riconosciuta come obiettivo a sé stante e come principio fondamentale e trasversale della PAC, inserito già nel suo primo articolo.
La "C" di "Comune" non diventi "C" di Competizione interna
Farm Europe lancia un avvertimento preciso: il rischio concreto è che la "C" di "Comune" nella PAC venga di fatto sostituita da una "C" di competizione interna. Il mercato unico, invece di essere uno strumento di coesione, sta rapidamente diventando un campo di battaglia tra sistemi agricoli nazionali, mentre l'agricoltura dovrebbe rappresentare una leva di sovranità collettiva e di influenza geopolitica dell'Unione.
Sul fronte ambientale, Farm Europe avverte che un semplice catalogo di misure non è sufficiente: non elimina il rischio di minare le regole comuni. È giusto che il Parlamento chieda una linea di base chiara, ma questa deve avere una reale e concreta forza legale.
Vernet ha chiesto inoltre che il lavoro di semplificazione della condizionalità — cioè il sistema di obblighi che gli agricoltori devono rispettare in materia ambientale, di benessere animale e di buone pratiche agronomiche per accedere ai pagamenti PAC — svolto negli ultimi due anni grazie all'impulso del Commissario Hansen, non venga abbandonato a favore di una "gestione della fattoria", ovvero con standard differenti tra i vari Stati. Quest'ultima, secondo Farm Europe, non eliminerebbe la condizionalità, ma la trasformerebbe in un sistema a più velocità, con standard diversi da Paese a Paese. La diversità delle agricolture europee, però, non è una questione di bandiere nazionali: esiste all'interno di ogni territorio, ed è altrettanto difficile da gestire a livello nazionale quanto a livello europeo
Salvaguardare le aziende di medie dimensioni
Per quanto riguarda la proposta di concentrare una parte dei pagamenti PAC sulle aziende agricole più piccole o in maggiore difficoltà economica, Farm Europe invita a ragionare sui dati concreti. Sulla base delle informazioni degli enti pagatori, l'associazione ha analizzato l'impatto su 5,5 milioni di beneficiari: i meccanismi di tetto riguardano al massimo l'1% del budget PAC. Senza nemmeno considerare l'impatto sull'occupazione, tali misure potrebbero compromettere seriamente la sostenibilità di alcune aziende agricole.
La degressività, in particolare, rischierebbe di pesare soprattutto sulle aziende di medie dimensioni, che costituiscono la spina dorsale della produzione europea: quasi il 40% sono allevamenti, il 35% aziende cerealicole e più di un quarto si trova in zone svantaggiate. Farm Europe chiede che, come nelle riforme precedenti, vengano esplorati strumenti alternativi per garantire l'effetto leva della PAC e assicurare che il denaro pubblico produca risultati tangibili in termini di autonomia strategica e sostenibilità.
Gli interventi a carico dell’Ue e quelli cofinanziati
La bozza di rapporto del Parlamento crea una distinzione tra un primo pilastro di misure — sostegno di base, sostegno accoppiato e piccole aziende — che sono finanziate al 100% dall’Ue, da un secondo pilastro per lo sviluppo rurale che invece è cofinanziato dagli Stati membri. Per Farm Europe, tuttavia, tutto ciò che appartiene al nucleo comune della politica europea deve essere finanziato al 100% dall'Unione.
Secondo il Segretario Generale di Farm Europe, occorre includere nel primo pilastro clima e ambiente, proponendo il rinnovo degli eco-schemi sotto forma di "schemi di efficienza" finanziati interamente dal bilancio UE e disciplinati da un articolo dedicato. Collocando competitività, produzione e sostenibilità sullo stesso piano, questi strumenti invierebbero il segnale che performance economica e tutela ambientale non sono in contraddizione. Vernet inoltre critica la regola che fissa una soglia minima del 30%, ma non una soglia massima. Per garantire un campo di gioco equo tra gli Stati membri, Farm Europe chiede una regola chiara: cofinanziamento fisso al 30%, abbinato a una clausola di salvaguardia dei diritti acquisiti che garantisca, in euro, la conservazione dell'attuale livello di sostegno per gli agricoltori europei.
Finanziare questi strumenti attraverso il cofinanziamento sistematico rischierebbe invece di indebolire seriamente i programmi attuali, con una riduzione delle risorse superiore al 60%. Gli Stati membri si troverebbero costretti a scegliere tra ottimizzazione del cofinanziamento, tutela ambientale, investimenti e gestione del rischio — un esito negativo tanto per l'agricoltura quanto per la credibilità complessiva della PAC. Anche la fascia di riferimento tra 130 e 240 euro per il DABIS (il Sostegno al Reddito su Base Degressiva per Superficie) è giudicata inadeguata, poiché non integra gli attuali eco-schemi.
Tutti devono accedere agli strumenti di gestione del rischio
Farm Europe difende la proposta della Commissione di portare il tetto del sostegno accoppiato al 20%, con un aumento di 5 punti percentuali. Il sostegno accoppiato è considerato uno strumento chiave per il settore zootecnico europeo e per l'autonomia proteica dell'Unione. L'obiettivo è preservare la capacità produttiva in tutti i territori, compresi quelli con costi di produzione più elevati. La dimensione territoriale della PAC, secondo l'associazione, non deve essere indebolita, ma rafforzata.
Farm Europe chiede infine che ogni agricoltore, in ogni Stato membro, abbia accesso agli strumenti di gestione del rischio e delle crisi. Si tratta, per l'associazione, di una scelta che deve spettare agli agricoltori stessi e non agli Stati membri, in linea con una PAC orientata agli investimenti.
Una PAC politica, non un programma à la carte
Vernet ha concluso il proprio intervento con un appello politico chiaro: l'equilibrio tra flessibilità nazionali e orientamenti europei comuni non deve trasformare la PAC in un programma à la carte. Preservare la dimensione politica della PAC significa preservare il ruolo del Parlamento Europeo come guida di un progetto autentico di sovranità agricola condivisa, al servizio di una produzione efficiente e competitiva per tutta l'Unione.