Le prospettive di breve termine per i mercati agricoli europei restano nel complesso solide anche nell'edizione estiva 2026 del report della Commissione, ma Bruxelles non nasconde le crepe che si stanno allargando nel sistema. A pesare sono soprattutto le conseguenze del conflitto in Medio Oriente, che si sommano a criticità già note: eventi meteorologici estremi, malattie animali e tensioni commerciali internazionali che non accennano a placarsi. Il risultato più tangibile è l'aumento dei costi degli input produttivi, che sta erodendo i margini degli agricoltori europei.
Nonostante queste pressioni, la produzione UE è attesa in crescita per oleaginose, lattiero-caseario, carni suine e pollame. I cereali, invece, dovrebbero registrare una contrazione pur mantenendosi in linea con la media degli ultimi cinque anni, mentre i comparti delle carni bovine e ovicaprine, dello zucchero e dell'olio d'oliva sono destinati a un ridimensionamento. La Commissione in ogni caso avverte che il report non include gli effetti delle ondate di calore che in queste settimane stanno colpendo duramente gli agricoltori in tutto il continente.
L'andamento dei costi nel primo trimestre
Nel primo trimestre 2026 i costi energetici e dei fertilizzanti hanno già segnato incrementi notevoli, rispettivamente del 5,6% e del 4,2%, con un ulteriore aumento atteso nel corso dell'anno. L'Unione Europea all'inizio del 2026 piteva contare su una disponibilità sufficiente di fertilizzanti azotati, grazie a importazioni consistenti nella seconda parte del 2025. Tuttavia resta strutturalmente esposta ai rincari non solo degli stessi fertilizzanti, ma anche del gas naturale a causa della propria dipendenza dalle importazioni.
I costi dei mangimi, invece, hanno finora subito variazioni relativamente contenute - addiritturasono in calo dello 0,3% se si confronta il periodo gennaio-marzo 2026 con ottobre-dicembre 2025 - anche se l'aumento dei costi di input e trasporto potrebbe generare pressioni al rialzo sui prezzi di cereali e mangimi nella parte restante dell'anno. Sostanzialmente stabili, infine, anche i prodotti fitosanitari (-0,1%) e le sementi e il materiale di propagazione (+0,1%) tra il quarto trimestre 2025 e il primo trimestre 2026.
Lo scenario macroeconomico
Il contesto macroeconomico ed energetico per il 2026 resta segnato da forte incertezza. La crescita del PIL reale è stimata a un modesto +1,1%, mentre l'inflazione dovrebbe salire fino al +3,1%. Quest'ultima sarà trainata dai costi energetici, e questo si ripercuoterà dirette anche sui prezzi alimentari. Le previsioni economiche di primavera della Commissione Europea ipotizzano una progressiva normalizzazione dei mercati energetici, sostenuta da una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz e dal ripristino delle principali rotte marittime. Il bilancio dei rischi, tuttavia, resta orientato al ribasso.
In questo scenario, i margini dei produttori restano sotto pressione: l'accessibilità economica dei fertilizzanti è tornata ai livelli critici osservati nel 2022. Per contenere il fenomeno, la Commissione ha adottato a maggio 2026 un Piano d'Azione sui Fertilizzanti, pensato per alleviare le tensioni di breve termine sui costi e, allo stesso tempo, rafforzare la resilienza del settore nel medio periodo, affiancando la Cornice temporanea sugli Aiuti di Stato già in vigore.
Sul fronte meteorologico, le previsioni indicano condizioni generalmente favorevoli per le colture europee nel 2026, con rese delle colture invernali attese sopra la media storica. Le colture primaverili ed estive, al contrario, potrebbero risentire di ondate di calore e carenza idrica, in particolare nelle aree più esposte alla siccità. A livello globale, un forte episodio di El Niño è previsto raggiungere il picco in autunno, con impatti agricoli contrastanti: se l'Unione Europea potrebbe evitare i contraccolpi diretti più severi, le perturbazioni sui mercati globali rischiano comunque di propagarsi lungo le catene di approvvigionamento, alimentando un'incertezza che si intreccia anche con gli effetti del cambiamento climatico.
Colture arabili e specializzate: cereali in calo, oleaginose in espansione
Per la campagna 2026/27, secondo le stime la produzione cerealicola europea tonerà su livelli medi, a 273,7 milioni di tonnellate, dopo le rese eccezionalmente elevate registrate nella stagione precedente per grano e orzo. Le scorte iniziali abbondanti dovrebbero comunque continuare a sostenere esportazioni di grano robuste, mentre le importazioni sono previste in aumento solo marginale.
Per le oleaginose, invece, la produzione è attesa in crescita del 3,1%, spinta dall'espansione delle superfici e delle rese del girasole. Per l'olio d'oliva si prevede un ridimensionamento rispetto al recupero produttivo registrato nella campagna 2024/25, pur restando su livelli superiori alla media per la campagna 2025/26. La produzione di farine oleose dovrebbe toccare un livello record, mentre anche quella di oli vegetali è prevista in aumento, a fronte di consumi stabili. Le colture proteiche registreranno un lieve calo produttivo, restando comunque sopra la media, mentre la produzione di zucchero europea potrebbe ridursi a causa della contrazione delle superfici coltivate a barbabietola.
I consumi europei sono attesi tornare in linea con la media storica, mentre sia le esportazioni sia le importazioni dovrebbero crescere, in un contesto di prezzi più contenuti.
Bene latte e pollame, sotto pressione le carni bovine
Il comparto lattiero-caseario europeo si avvia verso un 2026 di crescita dell'offerta, sostenuta da rese in aumento. I prezzi, dopo i cali registrati nella seconda metà del 2025, si sono stabilizzati, ma l'aumento dei costi degli input continua a pesare sui margini aziendali. La domanda resta comunque resiliente, sebbene l'inflazione alimentare e il trasferimento dei costi sui prezzi al consumo rappresentino fattori di rischio da monitorare. La maggiore disponibilità di latte crudo potrebbe favorire la produzione di burro, formaggio, siero di latte e latte scremato in polvere, mentre le esportazioni dovrebbero mantenersi solide nonostante l'indebolimento della domanda dal Medio Oriente e le difficoltà negli scambi commerciali.
Per le carni bovine si prevede invece una contrazione produttiva sia nel 2026 sia nel 2027, legata al calo della mandria, fattore che continuerà a sostenere prezzi elevati nonostante un lieve allentamento a inizio anno. Pressioni analoghe interessano il comparto ovicaprino, alle prese con la riduzione della mandria e con le sfide sanitarie legate alle malattie animali. Il settore suinicolo mostra invece maggiore stabilità, con produzione e consumi previsti sostanzialmente invariati e un'esportazione resiliente nonostante il calo dei prezzi. Il pollame, infine, è il comparto più dinamico: la produzione è attesa in crescita, trainata da una domanda forte e da prezzi elevati, anche se le esportazioni potrebbero flettere a fronte di importazioni in aumento.
Fertilizzanti: calano i prezzi ma accessibilità ancora ai minimi del 2022
Il capitolo dedicato ai fertilizzanti è probabilmente quello più delicato dell'intero report: dopo i picchi record del 2022, il 2026 ha portato con sé nuovi rincari significativi. Ad aprile 2026 i prezzi dei fertilizzanti azotati nell'Unione Europea hanno toccato un picco del 72% sopra i livelli del 2024, per poi mostrare segnali di stabilizzazione a maggio, restando comunque su valori elevati, e iniziare un'attenuazione graduale a giugno, fino ad attestarsi attorno al 56% sopra i livelli 2024 a metà mese.
Sui mercati globali l'allentamento dei prezzi azotati è ancora più marcato, sostenuto da una domanda debole e da prospettive di offerta migliorate. A metà giugno gli agricoltori europei continuavano a rimandare gli acquisti in un clima di incertezza, sebbene comincino a comparire segnali di ripresa della domanda. Restano tuttavia rischi concreti: logistica incerta e possibili impennate della domanda nella parte finale del 2026 potrebbero far risalire, seppur marginalmente, i prezzi interni all'UE. Il quadro più problematico riguarda i fertilizzanti fosfatici, penalizzati da un'offerta globale ristretta e da costi elevati dello zolfo, mentre il mercato del potassio si mantiene sostanzialmente stabile.
Sul fronte dell'accessibilità economica, la crisi mediorientale continua a gravare sui mercati energetici e dei fertilizzanti, e un ritorno alla normalità richiederà ancora tempo. La sostenibilità dei fertilizzanti rispetto ai prezzi dei cereali era già sotto pressione prima dell'aggravarsi del conflitto, ma la conseguente perturbazione dei mercati ha peggiorato ulteriormente la situazione, riportando l'indice di accessibilità nel periodo marzo-aprile sui livelli critici osservati nel 2022. Con il parziale allentamento dei prezzi e la tenuta di quelli dei cereali, l'indice ha registrato un lieve miglioramento a maggio, destinato a proseguire a giugno. Ciò nonostante, i margini dei produttori restano compressi.
L'impatto sulle colture invernali - grano, orzo e colza - dovrebbe essere limitato, poiché gli acquisti di fertilizzanti effettuati entro fine 2025 sono stati giudicati sufficienti. Tuttavia, alcuni agricoltori potrebbero aver ridotto l'applicazione finale di fertilizzante, con possibili ripercussioni sul contenuto proteico dei cereali raccolti. Le conseguenze più significative sono invece attese sulle colture primaverili ed estive: il mais, in particolare, rischia una contrazione delle superfici coltivate o una fertilizzazione ridotta.
Il Piano d'Azione sui Fertilizzanti
Per rispondere a queste criticità, il 19 maggio 2026 la Commissione Europea ha adottato un Piano d'Azione sui Fertilizzanti articolato su un doppio binario, di breve e medio periodo. Sul fronte immediato, l'obiettivo è garantire agli agricoltori l'accesso tempestivo ai fertilizzanti in vista della campagna produttiva 2026/27, affiancando la Cornice temporanea sugli Aiuti di Stato già attiva. Il pacchetto di sostegno include un intervento straordinario finanziato dalla riserva agricola, adeguamenti mirati della Politica Agricola Comune con un nuovo schema di liquidità, e la possibilità per gli Stati membri di anticipare i pagamenti diretti e di rimodulare il relativo bilancio per il 2027.
Sul medio periodo, il Piano punta invece ad accelerare la decarbonizzazione dell'industria europea dei fertilizzanti, a diversificare le fonti di approvvigionamento attraverso rotte commerciali alternative e lo sviluppo di soluzioni domestiche bio-based e a basse emissioni di carbonio, a migliorare l'efficienza nell'uso dei nutrienti grazie al sostegno della futura PAC, e a rafforzare la trasparenza lungo l'intera catena di fornitura.