Olio: Cia e Coldiretti scendono in piazza a Bari contro frodi e crollo dei prezzi
manifestazione bari olio oliva
19 Giugno 2026

Servono misire urgenti per affrontare seriamente la crisi del mercato olivicolo. Lo chiedono all'unisono Cia-Agricoltori Italiani e Coldretti, lanciando l'allarme sulle speculazioni in corso sui prezzi delle olive.

Cia in particolare si schiera al fianco delle OP olivicole, con frantoiani e produttori di Puglia, Sicilia, Calabria, Toscana, Lazio, e delle altre regioni italiane più coinvolte, che oggi sono scesi in piazza uniti a Bari, alla Fiera del Levante. A muovere la più ampia mobilitazione nazionale dei settore, la difesa dell’olio EVO Made in Italy, una produzione nazionale annua che varia da 250mila a 360mila tonnellate, con un fatturato di circa 3,2 miliardi di euro: un immenso patrimonio olivicolo-oleario ripetutamente minacciato da logiche speculative, frodi e dinamiche di mercato spesso opache.

Necessaria una riforma della filiera

Il presidio occasione per ribadire - anche da parte di Cia- che serve una vera riforma della filiera, partendo da misure nazionali come un Sian più evoluto, in termini di analisi e prevenzione. Occorre tutelare tutti i diversi tipi di olivicoltura con interventi differenziati. In particolare, l’olivicoltura orientata

al mercato ha bisogno di sostegno per funzionalità ed efficienza. Ci si deve discostare, definitivamente, dalle contrattazioni occasionali e frammentate, in favore di un accordo di filiera che deve costituire uno strumento premiante a tutela di produttori e consumatori con una qualità riconoscibile e certificata.

Nell’immediato, -sottolinea Cia- è assolutamente necessario un piano di controllo più efficace sulla filiera che preveda: dalla bolla elettronica per l’olio sfuso, per assicurare una tracciabilità vera e complessiva, a un sostegno finanziario temporaneo legato ai costi di stoccaggio realmente qualificato. Servono protocolli di condotta per buyer e operatori commerciali, misure straordinarie per supportare i frantoi e le cooperative nella logistica e un disciplinare di qualità per la ristorazione pubblica, senza dimenticare la necessità di strutture di stoccaggio doganale, dedicate esclusivamente all’olio d’oliva importato, per dire basta alle frodi.

Coldiretti: a rischio la salute dei consumatori

Anche Coldiretti e Unaprol hanno portato a Bari migliaia di agricoltori per denunciare il crollo delle quotazioni dell’olio extravergine d’oliva italiano, praticamente dimezzate rispetto allo scorso anno. E denunciano che è a rischio la salute dei cittadini e la sopravvivenza delle aziende olivicole italiane a causa delle speculazioni e degli inganni messi in campo dai trafficanti di olio. Per alterare qualità e caratteristiche del prodotto vengono infatti utilizzate clorofilla, olio deodorato e sostanze chimiche.

Alla manifestazione è stato allestito un “tavolo degli inganni” per mostrare ai cittadini le principali pratiche fraudolente utilizzate nel settore oleario, comprese miscelazioni pericolose e non controllate. L’iniziativa ha consentito anche di confrontare oli extravergini di qualità con prodotti camuffati che arrivano sulle tavole dei consumatori senza adeguate garanzie sull’origine e sulla qualità.

Prezzi dimezzati e costi in aumento per gli olivicoltori

Il tutto mentre gli arrivi dall’estero continuano a spingere al ribasso le quotazioni, favorendo speculazioni e frodi che minacciano la sopravvivenza delle aziende agricole italiane e ingannano i consumatori. Prodotti che finiscono anche nelle mense scolastiche e ospedaliere, con il rischio di compromettere la qualità dell’alimentazione di bambini e pazienti.

Gli olivicoltori sono costretti a lavorare in perdita mentre sugli scaffali aumentano le vendite di prodotti di bassa qualità, spesso provenienti da Paesi extra Ue. I prezzi riconosciuti agli olivicoltori sono infatti scesi fino a circa 5 euro al litro, contro i circa 9 euro dello scorso anno, secondo l’analisi di Coldiretti e Unaprol. Una quotazione ampiamente inferiore ai costi medi di produzione, aggravata dall’aumento dei costi energetici legati alla crisi internazionale e alla guerra in Iran, che comportano un aggravio superiore a 200 euro per ettaro.

Le anomalie del mercato

Per comprendere la portata del fenomeno basta osservare i dati ufficiali della filiera. L’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extravergine d’oliva, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, esportazioni per 318 milioni di litri e importazioni che raggiungono i 545 milioni di litri all’anno. Secondo le due associazioni, questi numeri evidenziano forti squilibri e alimentano il sospetto di pratiche che consentono di alterare o mascherare l’origine reale del prodotto, ingannando cittadini e agricoltori.

Più controlli e nuove tecnologie contro le frodi

Per tutelare la filiera dell’olio extravergine italiano e la salute dei cittadini, le sigle chiedono un deciso rafforzamento dell’attività di controllo lungo tutta la filiera. In particolare, invocano l’utilizzo sistematico di strumenti scientifici avanzati come la risonanza magnetica nucleare e la mappatura isotopica, tecnologie in grado di individuare con precisione l’origine dell’olio e che dovrebbero essere riconosciute come prove nei procedimenti giudiziari.

Le organizzazioni chiedono inoltre: applicazione rigorosa della normativa contro le pratiche commerciali sleali; contrasto alle vendite sotto costo; divieto di commercializzare come extravergine miscele ottenute con aggiunte successive di oli di qualità inferiore; introduzione del documento di trasporto elettronico delle olive per garantire la completa tracciabilità della filiera; sospensione delle importazioni di olio tunisino a dazio zero; superamento del regime di Traffico di perfezionamento attivo (Tpa), ritenuto un potenziale punto critico per l’ingresso di prodotti suscettibili di frodi.