MASAF: l'olio vergine miscelato non potrà più essere etichettato come extravergine
olive
17 Luglio 2026

L’olio ottenuto dalla miscelazione tra extravergine e vergine non potrà avere sull’etichetta la denominazione di Olio di oliva extravergine. Lo prevede una circolare pubblicata dal Masaf che punta a difendere il settore da truffe e speculazioni.

"L'olio è alla base della nostra dieta, ed è usato quotidianamente da tutte le famiglie italiane. Per questo c'è bisogno di regole certe per chi produce e imbottiglia e di informazioni chiare per chi acquista e consuma" ha sottolineato  il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. 

"Da oggi potrà essere etichettato come olio extra vergine di oliva solo olio di oliva di categoria superiore. L'olivicoltura è un patrimonio italiano da proteggere e valorizzare, oltre un milione di ettari del nostro territorio sono dedicati a questa attività millenaria. Dare queste regole stringenti, aumentare i controlli, assicurarsi che ciò che viene chiamato olio extravergine di oliva italiano lo sia davvero è una garanzia per la salute, il benessere dei cittadini e per il lavoro dei nostri agricoltori" ha concluso il Ministro.

Coldiretti, ora rafforzare i controlli

"Una storica vittoria contro i trafficanti di olio e contro chi specula sulla salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori" commentano Coldiretti e Unaprol secondo le quali adesso sarà però necessario rafforzare "il sistema dei controlli attraverso nuove metodologie analitiche, il potenziamento della rete dei laboratori e l’allineamento delle banche dati dogane, Icqrf, Agea per un potenziamento del Sian. Risonanza magnetica, mappa genetica e mappatura isotopica possono consentire di accertare con precisione l’origine dell’olio e devono poter essere utilizzate anche come prove in sede giudiziaria, per fermare definitivamente chi penalizza i produttori italiani pagandoli al di sotto dei costi di produzione".

La miscelazione dell’olio e la tutela della trasparenza

La pratica della miscelazione, consentita sino ad oggi, permetteva di correggere i difetti di un olio vergine attraverso la miscelazione con una quota di extravergine, rispettando formalmente i parametri chimici previsti dalla normativa ma svuotando di significato le analisi sensoriali del Panel Test e inducendo il consumatore a ritenere extravergine un prodotto che non lo è realmente. La modifica contenuta nella circolare riafferma così un principio fondamentale: un olio di categoria inferiore non può ottenere una classificazione più pregiata semplicemente attraverso operazioni di miscelazione.

La misura prevede tra l’altro che l’olio miscelato se già confezionato, potrà essere posto in commercio fino all’esaurimento delle scorte, ma nel caso dello sfuso dovrà essere riclassificato come “olio di oliva vergine” entro 30 giorni a partire dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Un passo importante per gli olivicoltori italiani in un momento difficile per il settore.

Prezzi in calo e squilibri nella filiera dell’olio extravergine

Coldiretti ricorda inoltre che il settore sta attraversando un periodo di forte pressione. Negli ultimi dodici mesi il prezzo dell’olio extravergine è diminuito di circa il 50%, mentre i costi sostenuti dalle aziende sono aumentati di oltre 200 euro per ettaro, secondo le elaborazioni del Centro Studi Divulga. 

Una dinamica che riflette gli squilibri della filiera: l’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extravergine d’oliva, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, esportazioni per 318 milioni e importazioni che raggiungono i 545 milioni di litri ogni anno. Numeri che, secondo Coldiretti e Unaprol, dimostrano come una parte dell’olio estero venga commercializzata sfruttando impropriamente il richiamo all’italianità, con effetti negativi sia per i produttori sia per i consumatori