Gli Stati Uniti annunciano di aver raggiunto un accordo con l'Iran – la firma è prevista per venerdì – ma questi due mesi e mezzo di conflitto hanno lasciato un segno profondo sull'economia globale. Secondo l'ultimo rapporto Oxfam, pubblicato in occasione dell'apertura del G7 di Evian, in Francia, il patrimonio aggregato di 41 miliardari del settore energetico è cresciuto di 23,5 miliardi di dollari dal blocco di Hormuz, ovvero a un ritmo di 300 milioni di dollari ogni giorno. Evidenti le ripercussioni anche nel settore dell'agricoltura: le tre maggiori aziende mondiali specializzate nella produzione di fertilizzanti beneficeranno di un aumento di profitti del 23%, in termini assoluti 928 milioni di dollari. E secondo la confederazione internazionale di organizzazioni non profit, questa crisi - la quinta che ha colpito l'economia mondiale dalla pandemia di Covid - sta aumentando ancora di più le disparità tra ricchi e poveri.
Le conseguenze del caro-fertilizzanti
Il comparto agricolo si trova al centro degli effetti collaterali del conflitto.
L'aumento dei profitti per i produttori di fertilizzanti si inserisce in un quadro più ampio: gli agricoltori infatti devono fronteggiare anche l'aumento generalizzato dei prezzi dell'energia e dovranno riversare i rincari sui prezzi dei prodotti alimentari. Lo stesso rapporto Oxfam segnala che l'indice FAO dei prezzi alimentari, che monitora i prezzi internazionali di un paniere di materie prime agricole scambiate a livello globale, è cresciuto a un ritmo più di tre volte superiore nel periodo febbraio-aprile 2026 rispetto agli stessi mesi del 2025.
L'impennata dei profitti nel settore energetico
L'impatto più evidente del conflitto si registra però nel comparto energetico. Secondo Oxfam, i profitti delle sei maggiori compagnie petrolifere mondiali sono destinati a crescere dell'80% rispetto alle previsioni precedenti allo scoppio della guerra, un aumento di 68 miliardi di dollari. Nel complesso, i profitti di queste aziende dovrebbero raggiungere i 152 miliardi di dollari nel 2026, equivalenti a 416 milioni di dollari al giorno. Più in generale, considerando un campione di 691 grandi aziende con sede nei paesi del G7, i profitti combinati dovrebbero superare le proiezioni pre-conflitto di una media di 413 milioni di dollari.
Il sistema redistribuisce la ricchezza verso l'alto.
L'aumento dei prezzi dell'energia e dei beni alimentari si abbatte soprattutto sulle famiglie meno abbienti e sui Paesi a basso e medio reddito, già flagellati da anni di crisi economiche, debito e shock climatici. Secondo le stime dell'UNDP citate nel rapporto, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran potrebbe far scivolare in povertà oltre 30 milioni di persone nel mondo.
così questi dati:
"Il conflitto devasta i Paesi e costa innumerevoli vite, eppure per alcuni è straordinariamente redditizio" ha commentato il direttore esecutivo di Oxfam International, Amitabh Behar. "Questo è un sistema brutale che ridistribuisce la ricchezza verso l'alto — dai lavoratori agli azionisti, dai più poveri ai più ricchi, da chi ha meno potere a chi ne ha già fin troppo. Mentre le famiglie saltano i pasti e i governi tagliano gli aiuti che salvano vite, stiamo assistendo a una grottesca cuccagna per i miliardari".