L'indice FAO dei prezzi alimentari (FFPI) ha registrato a giugno 2026 una media di 130,3 punti, con un calo di 0,4 punti, pari allo 0,3%, rispetto al mese precedente. Il mercato agroalimentare globale si trova in un equilibrio instabile: gli aumenti registrati dagli oli vegetali e dalla carne sono stati infatti compensati dai ribassi di zucchero, cereali e prodotti lattiero-caseari. Su base annua l'indice risulta comunque superiore di 2,2 punti (1,7%) rispetto a giugno 2025, ma resta ancora ben lontano, di 29,9 punti (18,7%), dal picco storico toccato a marzo 2022.
Cereali in ribasso nonostante le tensioni climatiche
L'indice dei cereali si è attestato su una media di 110,2 punti, in flessione di 4,0 punti (3,5%) rispetto a maggio, ma ancora superiore di 2,9 punti (2,7%) al livello dello stesso mese del 2025. A determinare il calo è stato soprattutto il grano, i cui prezzi mondiali sono scesi del 4,4%, complice il rapido
avanzamento dei raccolti e le solide prospettive di offerta nell'area del Mar Nero, fattori che hanno prevalso sulle preoccupazioni legate alle colture negli Stati Uniti e in Australia. Le recenti piogge hanno in parte alleggerito i rischi in alcune zone australiane, anche se la siccità legata a El Niño e l'aumento dei costi di produzione continuano a pesare sulle prospettive di raccolto. Ulteriore pressione al ribasso è arrivata dal rafforzamento del dollaro statunitense e dall'indebolimento dei mercati energetici, in un contesto di attese distensioni sulle tensioni nello Stretto di Hormuz.
Anche il mais ha segnato un calo, del 6,2%, sostenuto dalle prospettive di abbondanti forniture nei paesi esportatori del Sud America e dal ribasso del greggio, che ha frenato la domanda per uso bioenergetico. Tra gli altri cereali secondari, orzo e sorgo hanno perso rispettivamente il 3,4% e il 7,7%, penalizzati da migliori prospettive produttive e dagli effetti di trascinamento dei mercati di mais e grano, che ne hanno ridotto la competitività come cereali da foraggio. In controtendenza il riso: l'indice FAO complessivo è cresciuto del 3,2%, spinto dal rafforzamento della domanda asiatica di riso indica, mentre le preoccupazioni meteorologiche e l'aumento dei costi di produzione, trasporto e commercializzazione hanno sostenuto le quotazioni delle varietà non profumate.
Oli vegetali: palma e colza trainano il rialzo
L'indice FAO degli oli vegetali ha raggiunto a giugno una media di 192,0 punti, in aumento di 7,0 punti (3,8%) su base mensile e del 23,3% su base annua. L'incremento riflette soprattutto il rialzo delle quotazioni di olio di palma e di colza, unito alla sostanziale stabilità dell'olio di girasole, fattori che hanno più che compensato il calo dell'olio di soia.
Dopo una breve flessione a maggio, i prezzi internazionali dell'olio di palma sono tornati a salire, sostenuti dalle attese di una minore disponibilità per l'export dall'Indonesia, legata al rafforzamento della domanda interna per il biodiesel e a un possibile calo della produzione dovuto alla riduzione delle rese. I prezzi mondiali dell'olio di colza hanno continuato a crescere, trainati dalla solida domanda per uso bioenergetico e dalle condizioni meteorologiche sfavorevoli alle semine in Australia e Canada. Le quotazioni dell'olio di girasole sono rimaste sostanzialmente stabili, con la persistente tensione dell'annata 2025/26 controbilanciata dalle attese di un'offerta più ampia nella prossima campagna 2026/27. In calo, invece, l'olio di soia, sotto la pressione dell'aumento stagionale delle forniture in Sud America e del ribasso del petrolio greggio.
Carne: nuovo massimo storico grazie al pollame
L'indice FAO della carne ha toccato a giugno una media di 131,0 punti, in crescita di 0,5 punti (0,4%) rispetto a maggio e di 5,0 punti (4,0%) su base annua, segnando un nuovo record assoluto. L'aumento è riconducibile principalmente al rialzo dei prezzi internazionali del pollame e, in misura minore, delle carni ovine, mentre le quotazioni di suino e bovino sono diminuite.
Le quotazioni internazionali del pollame sono salite per effetto dei maggiori prezzi all'export in Brasile, in un contesto di forte domanda globale, insieme a una temporanea contrazione dell'offerta interna legata agli aggiustamenti produttivi seguiti a una precedente situazione di eccesso di offerta. I prezzi mondiali della carne ovina sono ulteriormente aumentati, sostenuti da una domanda solida e da un'offerta esportabile limitata. Al contrario, le quotazioni della carne suina hanno continuato a calare, soprattutto per l'abbondanza di forniture nell'Unione Europea e per la domanda persistentemente debole in diversi mercati asiatici. I prezzi della carne bovina sono leggermente scesi, principalmente per il calo delle quotazioni australiane, in vista di un aumento della disponibilità per l'export nel terzo trimestre, mentre i prezzi all'export brasiliani sono rimasti sostanzialmente stabili, con le quote di importazione fissate dalla Cina ormai prossime al pieno utilizzo, il che ha determinato un progressivo rallentamento degli acquisti.
Lattiero-caseari in calo da 11 mesi consecutivi
L'indice FAO dei prodotti lattiero-caseari ha registrato a giugno una media di 117,4 punti, in calo di 1,7 punti (1,5%) rispetto a maggio e ben 38,1 punti (24,5%) al di sotto del livello di giugno 2025. I prezzi sono diminuiti per tutti i prodotti del comparto, pur con dinamiche di mercato differenziate. Il latte scremato in polvere ha registrato un lieve ribasso, interrompendo una serie di cinque mesi consecutivi di rialzi, per effetto della ripresa produttiva nell'Unione Europea e del miglioramento delle disponibilità negli Stati Uniti, coincisi con un allentamento della domanda dopo mesi di aumenti dei prezzi. Resta comunque l'unico prodotto lattiero-caseario che tratta a valori nettamente superiori rispetto a giugno 2025.
Il latte intero in polvere ha invece continuato a scendere, penalizzato dalla debole domanda cinese all'importazione, che ha superato l'effetto degli acquisti sostenuti da Sud-est asiatico e Vicino Oriente, nonostante la contrazione stagionale della produzione di latte in Oceania. In calo anche burro e formaggio, per effetto del miglioramento della disponibilità di latte e dell'aumento della produzione in Unione Europea e Stati Uniti, che ha ampliato l'offerta destinata all'export e intensificato la concorrenza sui mercati internazionali. Il burro resta sotto pressione per la crescente disponibilità di grassi del latte, mentre i prezzi del formaggio proseguono la loro flessione per l'undicesimo mese consecutivo, con un'offerta export che continua a superare la domanda globale di importazione.
Zucchero ai minimi
L'indice dello zucchero ha chiuso giugno a una media di 89,7 punti, in calo di 5,4 punti (5,7%) rispetto a maggio e di 13,8 punti (13,3%) su base annua. Il ribasso dei prezzi interni dell'etanolo in Brasile, scesi per il terzo mese consecutivo, ha incentivato una maggiore destinazione della canna da zucchero alla produzione zuccheriera, contribuendo al calo delle quotazioni internazionali. L'ulteriore pressione al ribasso è derivata dal ritmo sostenuto delle esportazioni brasiliane, favorito dal deprezzamento del real rispetto al dollaro statunitense. Le persistenti preoccupazioni legate ai possibili effetti di El Niño sulla produzione di zucchero nei principali paesi produttori, tra cui India e Thailandia, in vista della campagna 2026/27, hanno tuttavia contenuto l'entità della flessione.