El Niño: si avvicina il picco autunnale, sotto stress la raccolta USA di mais e soia
irrigatori
24 Agosto 2026

El Niño si sta rafforzando, l'evento meteorologico nel 2026 sembra destinato a stabilire un nuovo record, con l'81% di probabilità di raggiungere un'intensità molto forte tra ottobre e dicembre 2026, e una persistenza fino alla primavera 2027 ormai stimata al 97%. Le proiezioni della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) riguardano principalmente il raccolto di mais e soia negli Stati Uniti che, come primo produttore ed esportatore mondiale, influenzerà invitabilmente il mercato globale.

Il NOAA si attende in particolare un autunno più piovoso sul Midwest e sugli Stati del Sud, con la tendenza umida destinata a estendersi anche in inverno. Un cambio di passo rispetto alle annate recenti, che porta opportunità ma anche rischi concreti per il comparto cerealicolo statunitense.

Mais e soia a rischio stress termico

L'estate 2026 è rimasta gestibile fino a luglio. Successivamente, le ondate di calore e la siccità hanno penalizzato l'impollinazione e di conseguenza hanno 

eroso la qualità delle colture: gli indici buono-eccellente sono scesi dal 67% al 61% per il mais e si sono fermati al 62% per la soia. Il raccolto viene definito "ampio ma non eccezionale"

Il WASDE (World Agricultural Supply and Demand Estimates) ad agosto ha ridotto le rese di entrambe le colture. Allo stesso tempo però ha aumentato la superficie coltivata di 1,4 milioni di acri aggiuntivi per ciascuna, un fattore che ha comunque portato la produzione di mais a 16 miliardi di bushel, appena sotto il record dell'anno scorso, e quella di soia al livello più alto di sempre, 4,5 miliardi di bushel.

Le piogge di metà agosto tra Dakota e Illinois sono arrivate nel momento ideale per il riempimento della granella, e settembre dovrebbe confermare la tendenza favorevole. Alcune previsioni a lungo termine indicano aria fresca e un flusso di perturbazioni attivo sulla Corn Belt proprio a settembre, uno scenario utile al riempimento tardivo della soia ma che rischia di rallentare la raccolta precoce del mais.

Il rischio non è più il gelo

La maturazione anticipata ha allontanato le preoccupazioni legate al gelo di maggio. Il pericolo maggiore ora riguarda una raccolta lenta e bagnata, con i meteorologi che iniziano a segnalare possibili limitazioni ai giorni utili di lavorazione nei campi proprio a causa dell'umidità in eccesso portata da El Niño.

Le implicazioni per il mercato mondiale

L'analisi statistica condotta sui dati storici mostra che El Niño non ha avuto ripercussioni significative sulle annate precedenti, facendo registrare rese di mais sistematicamente migliori o peggiori rispetto al trend di lungo periodo. In altre parole, il fenomeno, cioè, non è un indicatore affidabile per prevedere un raccolto USA sopra o sotto la media. Ciò nonostante, la percezione del mercato resta diversa: El Niño ad esempio alimenta il timore psicologico di problemi per il raccolto brasiliano, con possibile maggiore volatilità dei prezzi nella prossima campagna sudamericana. Inoltre, resta il fatto che il Brasile centro-occidentale si avvii a una semina di metà settembre in condizioni di siccità.

Il quadro internazionale oltretutto aggiunge tensione: le piogge primaverili restano scarse in Australia lungo la fascia orientale in vista del raccolto di novembre. Il quadro appare invece positivo in Argentina: Buenos Aires sta beneficiando di una tendenza più umida, ma non è detto che sia in grado di compensare interamente le difficoltà altrui. Il dubbio di fondo è se arriveranno prima le difficoltà produttive nell'emisfero australe o l'abbondanza del nuovo raccolto nordamericano. I futures sul mais restano nel proprio range storico, tra 3,90 e 4,75 dollari per bushel, che resta la bussola più affidabile per le decisioni di mercato.

Le ricadute su grano globale e produzione europea

La produzione globale di grano 2026/27 è attesa in calo di 24,1 milioni di tonnellate rispetto al record dello scorso anno, restando comunque il secondo miglior risultato di sempre. L'Unione Europea figura tra le aree con la contrazione produttiva più marcata, stimata in 10,9 milioni di tonnellate, insieme a cali significativi in Stati Uniti, Argentina, Australia e Canada. Una riduzione diffusa che, unita alla distruzione in corso degli impianti di esportazione nel Mar Nero, viene indicata come fattore capace di alimentare ulteriori rialzi di prezzo nei prossimi mesi.

Un ulteriore canale riguarda i costi degli input agricoli. Le quotazioni dell'ammoniaca al momento favoriscono le importazioni, rispetto alla produzione interna. Il mercato europeo inoltre, secondo il report, resta legato agli hub di New Orleans e di Trinidad e Tobago. L'approvvigionamento di gas naturale continentale di conseguenza potrebbe diventare un fattore di rischio al rialzo per la produzione europea.