CREA: con il report Honey Cost una lettura integrata su api, miele e biodiversità
apicoltura api miele
24 Luglio 2026

Più alveari, più attenzione alla sostenibilità, ma anche costi elevati, clima instabile e margini sempre più stretti. È la fotografia dell’apicoltura italiana che emerge da "Honey Cost – Analisi di contesto e risultati economici dell’apicoltura italiana. Biennio 2023-2024", il nuovo Rapporto realizzato dal CREA, Centro Politiche e Bioeconomia. Il report rappresenta la prima indagine statistica realizzata in Europa sui costi aziendali delle aziende apistiche, e si avvale del contributo del Centro Agricoltura e Ambiente per gli approfondimenti su clima, patogeni e salute delle api.

La produzione nazionale, secondo le stime, sale a circa 44 mila tonnellate e recupera rispetto al biennio precedente, ma resta esposta a forti incertezze. L’Italia inoltre vanta oltre 1,5 milioni di alveari l’Italia e si conferma tra i principali Paesi europei per patrimonio apistico. Clima estremo e fioriture primaverili compromesse rendono più difficile programmare l’attività aziendale. Sul mercato pesano inoltre importazioni competitive, domanda poco vivace e margini ridotti, che rendono più difficile riconoscere nel prezzo finale il reale aumento dei costi sostenuti dagli apicoltori.

L’apicoltura italiana inoltre si trova a dover compiere una transizione da una gestione prevalentemente familiare a una visione strutturata, fondata su criteri imprenditoriali, sulla gestione dei rischi connessi all’apicoltura e sull’adozione di tecnologie digitali, preservando al contempo la funzione di presidio ambientale e di tutela della biodiversità che la contraddistingue.

Un settore che evolve verso l’apicoltura 4.0

Più che una immagine esclusivamente numerica, il Rapporto restituisce quella di un comparto vitale, ma attraversato da forti differenze territoriali, organizzative e produttive. Accanto a una presenza diffusa di piccoli operatori, emerge un’apicoltura professionale più strutturata, spesso basata sul nomadismo, sulla qualità del prodotto e su una crescente attenzione alla sostenibilità. Le 769 aziende rilevate dall’indagine Honey Cost raccontano un settore in evoluzione, dove competenze, ricambio generazionale, biologico e capacità di innovazione diventano fattori sempre più importanti per affrontare un contesto complesso.

Sul piano strutturale, il settore sta attraversando una fase di transizione accelerata. Il progressivo riconoscimento del ruolo dell’impollinazione come servizio ecosistemico il cui valore economico supera significativamente quello della sola produzione di miele rappresenta un cambiamento di paradigma rilevante. In questo contesto, l’instabilità dei raccolti indotta dai cambiamenti climatici rende urgente la diversificazione verso prodotti ad alto valore aggiunto (come pappa reale e propoli), nonché l’adozione di tecnologie di gestione dell’apiario e di monitoraggio remoto (apicoltura 4.0), che appaiono condizioni necessarie per garantire la sostenibilità economica delle imprese apistiche.

La sostenibilità economica

Il valore strategico dell’apicoltura, tuttavia, convive con una sostenibilità economica ancora delicata. La produzione di miele non è sufficiente, da sola, a descrivere la tenuta delle aziende: contano la resa degli alveari, l’organizzazione del lavoro, il peso dei costi, la capacità di valorizzare il prodotto e la possibilità di accedere a mercati più remunerativi. La sostenibilità economica - sottolinea il CREA - si trova di fronte oggi anche a sensibili rischi legati alle calamità climatiche che incidono in momenti diversi delle stagioni sulla vitalità degli alveari e sulla produzione.

I dati principali restano indicativi di questa fragilità: nel biennio la resa media è di circa 19 kg per alveare, la produttività si attesta intorno a 186 euro per alveare e la redditività rimane inferiore a 65 euro per alveare. In questo quadro, i costi di produzione — con un costo economico totale vicino a 9,7 euro/kg (comprensivo del costo del lavoro) — confermano che la competitività del miele italiano dipende sempre più dalla capacità di trasformare qualità, origine e servizi ecosistemici in valore riconosciuto dal mercato.

La salute degli alveari e la collaborazione con gli agricoltori

Alle pressioni del clima e del mercato si aggiunge una sfida decisiva: la salute degli alveari. Il Rapporto approfondisce, infatti, il ruolo di patogeni e infestazioni parassitarie — dalla varroosi ai virus, dalla nosemosi ai predatori in espansione — che possono indebolire le colonie e ridurne la capacità produttiva. Proteggere le api significa, quindi, tutelare non solo il miele, ma anche l’impollinazione e la resilienza degli ecosistemi agricoli.

Rimane inoltre aperto il problema strutturale della collaborazione tra apicoltori e comparto agricolo che richiederebbe la predisposizione di protocolli condivisi sulla gestione dei pesticidi e sull’uso del territorio, condizione che permetterebbe la continuità operativa delle aziende apistiche oggi esposta a rischi difficilmente governabili.