Copa Cogeca incontrano Hansen: per le ondate di caldo servono politiche Ue per breve, medio e lungo periodo
siccità
2 Settembre 2026

Sostegno finanziario immediato, maggiore flessibilità nell'uso degli strumenti della PAC, coordinamento rafforzato a livello europeo, interventi che consentano di affrontare la crisi climatica non solo nel breve, ma anche nel medio e lungo periodo. Sono queste le richieste principali avanzate da Copa e Cogeca, che in un incontro con il Commissario europeo per l'Agricoltura e l'Alimentazione Christophe Hansen chiedono una risposta rapida e proporzionata alla gravità della crisi climatica che sta colpendo l'agricoltura del continente dopo che le ondate di calore di questa estate hanno messo in ginocchio interi comparti produttivi da nord a sud del continente.

Il confronto con il Commissario Hansen

La richiesta arriva al termine di un incontro che si è tenuto il 1° settembre e che ha riunito i vertici di Copa e Cogeca provenienti dai Paesi più colpiti dal 

caldo estremo di quest'estate. All'incontro, organizzato dallo stesso Commissario europeo insieme al ministro Martin Heydon, in rappresentanza della presidenza irlandese di turno, si è fatto il punto sulla situazione e si è discusso di raccogliere informazioni dirette dal territorio. L'obiettivo è preparare il terreno per il prossimo Consiglio dei ministri dell'Agricoltura dell'UE a Dublino, dove il tema sarà inserito all'ordine del giorno. Copa e Cogeca hanno colto l'occasione per ribadire la necessità di una risposta europea commisurata alla portata della crisi, articolata su breve, medio e lungo periodo.

I danni alle colture: dai cereali alla frutta

Secondo quanto riferito dai rappresentanti delle due organizzazioni, il deterioramento delle condizioni agricole ha interessato tutta l'Unione, anche se con intensità diverse da Paese a Paese. Le aree più colpite risultano essere l'Europa meridionale, centrale e occidentale, con Slovenia, Austria, Francia e Italia tra i Paesi che segnalano le conseguenze più severe. Danni significativi a livello regionale sono stati riportati anche in Spagna, Ungheria, Germania, Croazia, Repubblica Ceca, Irlanda e Romania.

Le colture arabili sono tra le più penalizzate, con cereali, mais e semi oleosi ai primi posti tra le produzioni più danneggiate. Il mais ha registrato perdite comprese tra il 50 e il 70% in Slovenia, attorno al 40% in Francia e tra il 20 e il 25% in Italia, con punte fino al 70% nelle aree non irrigue. Pesanti riduzioni hanno riguardato anche patate, barbabietole da zucchero e ortaggi, soprattutto dove l'irrigazione è assente o insufficiente.

Anche le colture permanenti hanno pagato un prezzo alto. Frutta, uva e olive hanno subito stress da calore, scottature, cascola precoce e una riduzione di dimensione e qualità dei frutti, con impatti particolarmente gravi in Croazia, Italia, Slovenia e Spagna. In Croazia la produzione di frutta e uva è stimata in calo di circa il 30%, mentre più del 90% degli oliveti risulterebbe privo di sistemi di irrigazione.

Zootecnia, manca il foraggio per l'inverno

La crisi non ha risparmiato il comparto zootecnico. La riduzione della disponibilità di pascoli e foraggio ha fatto crollare la produzione di fieno, con perdite pari ad almeno il 50% in Ungheria e comprese tra il 30 e il 90% nelle aree colpite della Germania. Carenze di foraggio significative sono segnalate anche in Francia, Slovenia, Spagna, Italia e Irlanda. La produzione di latte è già scesa tra il 10 e il 15% in alcune zone, mentre benessere animale, fertilità e consistenza delle mandrie risultano anch'essi compromessi. La necessità di acquistare mangimi supplementari sta facendo lievitare i costi di produzione e alimenta timori sulla sicurezza dell'approvvigionamento foraggero durante il prossimo inverno.

Le attuali misure non bastano

Per Copa e Cogeca, la situazione non può più essere letta come un problema legato al solo raccolto stagionale. La crisi climatica si somma infatti a quella già in corso legata ai costi di produzione, con fertilizzanti ed energia saliti bruscamente negli ultimi anni. E insieme gettano pesanti ombre sull'economia agricola, la sicurezza alimentare e l'inflazione, con effetti che si estenderanno ben oltre i prossimi mesi.

Insufficienti le misure messe in campo finora dagli Stati membri. Si tratta prevalentemente di interventi nazionali o regionali, concentrati su aiuti di Stato, assicurazioni, gestione idrica e irrigazione, ma non sono proposrzionati alla dimensione e alla diffusione geografica del fenomeno. Copa e Cogeca chiedono quindi un intervento strutturato dell'Unione su tre orizzonti temporali.

Servono interventi di breve, medio e lungo periodo

Nel breve periodo si chiede liquidità immediata per le aziende agricole, un uso più flessibile degli strumenti della Politica Agricola Comune, un coordinamento più forte a livello europeo e maggiori investimenti nell'adattamento climatico, comprese varietà colturali più resistenti, gestione delle risorse idriche, infrastrutture irrigue e strumenti di gestione del rischio più efficaci. Sul medio periodo, Copa e Cogeca chiedono all'Unione di affrontare i vincoli strutturali che limitano la capacità di adattamento degli agricoltori, con interventi sulla direttiva Nitrati, la sospensione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) e un Food and Feed Omnibus che offra soluzioni concrete, incluso l'accesso a prodotti fitosanitari efficaci.

Sul lungo periodo, le due organizzazioni sottolineano come gli eventi meteorologici estremi non siano più un'eccezione, ma un fenomeno che ormai interessa tutta Europa in ogni stagione dell'anno. Per questo l'agricoltura europea avrebbe bisogno di un indirizzo politico di lungo periodo chiaro e di risorse finanziarie adeguate per costruire resilienza. La futura Politica Agricola Comune e la nuova Organizzazione Comune di Mercato, insieme al Fondo europeo per la competitività, dovrebbero garantire la capacità di investimento necessaria per adattamento, innovazione, gestione idrica e gestione del rischio.

Copa e Cogeca ricordano inoltre che agricoltori e cooperative non si limitano a produrre cibo e garantire la sicurezza alimentare, ma svolgono anche un ruolo diretto nella gestione del territorio, nella tutela delle aree rurali e, come dimostrato dagli incendi boschivi di quest'estate, nella protezione delle comunità. Le due organizzazioni si dicono pronte a lavorare con il Commissario Hansen, la Commissione europea, gli Stati membri e il Parlamento europeo affinché le lezioni di questa estate si traducano in azioni concrete, ribadendo che l'Europa non può permettersi di attendere la prossima crisi prima di investire nella resilienza della propria agricoltura.