Mantenere il carattere comune della PAC, semplificandola per rispettare la diversità dell’agricoltura europea e garantendole un bilancio “a prova di futuro”; dare agli agricoltori e alle cooperative agricole la certezza di poter investire, produrre e rinnovarsi; rendere l’agricoltura un pilastro della competitività europea e creare mercati funzionanti. Sono alcune delle richieste che avanzano Copa e Cogeca con la Dichiarazione di Stoccolma. Il documento è stato pubblicato in occasione del XII Congresso che ha riunito i leader della comunità agricola europea in un momento decisivo per l’Europa e per il futuro della sua agricoltura. “Oggi è l’ultima occasione per l’Europa di ricostruire la propria agricoltura su solide basi” scrivono le associazioni rivolgendosi ai capi di Stato e di governo dell’Unione europea. È necessario “compiere la giusta scelta strategica per il nostro futuro comune e rafforzare – e non indebolire – le fondamenta dell’agricoltura europea”.
Un settore sotto pressione
Copa e Cogeca descrivono un settore agricolo stretto tra cambiamenti
climatici, volatilità dei mercati, aumento dei costi di produzione, concorrenza sleale, instabilità geopolitica e complessità normativa. Rilanciano l'allarme sul calo del numero di aziende agricole e sulla difficoltà crescente di mantenere reddito e liquidità sufficienti per investire e continuare a produrre.
Il documento richiama anche l’opinione pubblica. Secondo l’ultimo Eurobarometro, il 95% degli europei considera agricoltura e zone rurali importanti per il futuro dell’Europa e il 70% ritiene che la PAC porti benefici a tutti i cittadini. Allo stesso tempo, inflazione e costo della vita sono la prima preoccupazione per il 47% degli europei, sei punti in più rispetto all’autunno 2025.
Le organizzazioni deplorano poi che le proposte sul futuro quadro finanziario pluriennale e sulla politica agricola comune rischino di indebolire risorse, carattere comune e prevedibilità della politica agricola. Criticano il metodo seguito dalla Commissione europea per la riforma della PAC post 2027, avviata a loro avviso senza una consultazione appropriata, senza opzioni politiche e senza una valutazione d’impatto.
Un pilastro della sicurezza e della difesa europea
Il primo punto della Dichiarazione collega il lavoro dei campi alla sicurezza del continente. Tutte le principali potenze mondiali stanno rafforzando i propri settori agricoli per garantire sicurezza alimentare, autonomia e sicurezza nazionale. “L’Europa non può permettersi di essere l’unica potenza a fare passi indietro”.
Agricoltori e cooperative non si limitano a produrre alimenti, mangimi, carburanti e fibre: sono custodi dei territori rurali e delle risorse naturali. Il documento cita il loro ruolo nelle ultime crisi, dalla produzione alimentare durante la pandemia di COVID-19 all’energia rinnovabile dopo l’invasione russa dell’Ucraina, fino alla prevenzione degli incendi boschivi. Da qui la tesi che siano parte della prima linea di difesa dell’Europa.
Un bilancio adatto allo scopo per la PAC
Per quanto riguarda le risorse, se i leader dell’Unione vogliono riconoscere l’importanza strategica del settore, il bilancio della PAC deve essere mantenuto almeno al livello attuale e adeguatamente corretto in base all’inflazione.
Le organizzazioni precisano che l’obiettivo del 10% per le zone rurali e le risorse legate al riesame intermedio non possono sostituire la protezione della capacità finanziaria complessiva della PAC. Quei fondi devono restare destinati alla PAC, separati e quindi protetti, senza essere esposti alla concorrenza di altri settori politici o alla competizione nazionale e settoriale. La separazione, però, “è necessaria, ma non basta”: serve una politica agricola comune ambiziosa, adeguatamente finanziata e in grado di raggiungere gli obiettivi stabiliti dal trattato.
Il carattere comune della PAC
Per Copa e Cogeca il carattere comune non è un dettaglio amministrativo, ma una condizione essenziale per il funzionamento del mercato unico, per garantire parità di condizioni tra gli agricoltori europei e per preservare l’integrità di una politica davvero europea. Il modello di governance proposto creerebbe competizione tra gli Stati membri per le risorse agricole e, a livello di attuazione, tra ministeri, regioni e portatori di interessi all’interno degli stessi Paesi. In gioco ci sarebbe l’abbandono progressivo di una delle politiche storiche dell’UE e un forte messaggio politico di rinazionalizzazione e divisione.
Competitività e mercati funzionanti
La filiera agroalimentare genera oltre 1.000 miliardi di euro di valore aggiunto lordo, rende l’UE la maggiore esportatrice di prodotti agroalimentari e sostiene milioni di posti di lavoro. L’agricoltura, quindi, va riconosciuta come settore strategico per competitività, resilienza e sicurezza, non come elemento marginale dell’agenda. Agricoltori, proprietari di foreste, pescatori e cooperative hanno bisogno di strumenti per investire in innovazione, digitalizzazione, intelligenza artificiale, resilienza idrica, infrastrutture, decarbonizzazione e bioeconomia. Il Fondo europeo per la competitività può avere un ruolo importante, ma deve integrare e non sostituire una PAC adeguatamente finanziata.
Il documento chiede inoltre mercati agricoli forti e in grado di reagire agli shock, con un’Organizzazione Comune dei Mercati altrettanto solida, nella quale organizzazioni di produttori e cooperative rafforzino la posizione degli agricoltori nella filiera. La futura OCM dovrebbe preservare gli strumenti che funzionano e garantire risorse adeguate per i programmi operativi e la gestione delle crisi. Quanto alla semplificazione, non deve tradursi in un approccio unico che indebolisca gli strumenti specifici di ciascun settore.
Rispettare la diversità e semplificare
Condizioni pedoclimatiche, strutture aziendali, sistemi di produzione e realtà regionali differenti devono essere pienamente riflessi nella progettazione e nell’attuazione della PAC, e il sostegno deve restare accessibile a tutti gli agricoltori attivi. Per questo Copa e Cogeca respingono livellamento e degressività obbligatori.
Al tempo stesso chiedono una PAC notevolmente semplificata, con meno requisiti di condizionalità e meno obblighi amministrativi. Il principio “non arrecare un danno significativo” (DNSH), secondo le organizzazioni, comporterebbe oneri aggiuntivi, complessità e incertezza del diritto, senza considerare il contributo che l’agricoltura dà agli obiettivi ambientali, climatici e di biodiversità. I rigidi requisiti dovrebbero lasciare spazio a misure pratiche, proporzionate e, dove possibile, volontarie e adeguatamente incentivate.
Certezza per investire, produrre e rinnovarsi
L’agricoltura è un’attività di lungo periodo: gli investimenti di oggi in trasformazione, stoccaggio e distribuzione determineranno la capacità dell’Europa di produrre cibo e restare competitiva nei prossimi decenni. Per questo servono continuità e prevedibilità, anche attraverso disposizioni transitorie. “Gli agricoltori e le cooperative agricole possono adattarsi al cambiamento. Ciò a cui non possono adattarsi è l’incertezza normativa”.
Gli investimenti pluriennali, sottolineano Copa e Cogeca, non sono possibili se il sostegno può cambiare con decisioni di bilancio annuali o priorità nazionali contrastanti. I regimi di sostegno della PAC dovrebbero quindi essere protetti dai meccanismi di flessibilità del nuovo QFP. Pesa infine la sfida generazionale: l’agricoltura europea sta per affrontare la più grande transizione demografica della storia moderna e ai giovani servono una direzione chiara e una visione politica ben definita.
Una scelta europea che plasmerà il futuro
Per Copa e Cogeca le decisioni in corso sul prossimo QFP e sulla futura PAC determineranno la capacità dell’Europa di nutrire i propri cittadini, sostenere i territori rurali e restare sicura, competitiva e resiliente in un mondo sempre più incerto. Non si tratta quindi semplicemente di un dibattito sulla struttura del prossimo bilancio dell’UE, ma di una scelta sul tipo di Europa che si vuole costruire: un’Europa che punta ad autonomia strategica, sicurezza e difesa, resilienza e competitività.
Gli agricoltori e le cooperative agricole europee, ribadiscono le organizzazioni, sono profondamente radicati nel progetto europeo e credono nel valore dell’azione comune, nella forza del mercato unico e nella capacità delle politiche comuni di produrre risultati concreti per i cittadini. “Le vostre scelte contano – per il nostro futuro e per quello dell’Europa. La PAC coltiva la nostra difesa. Difendiamola insieme” concludono Copa e Cogeca.