Le ripetute ondate di calore e la siccità eccezionale hanno peggiorato notevolmente le prospettive dei raccolti estivi nell'Europa occidentale e in gran parte dell'Europa centrale. Le ripercussioni vanno dalle riduzioni moderate della resa alle gravi perdite, ma nelle regioni più colpite cresce la probabilità di totale perdita del raccolto. È il bilancio che traccia il Joint Research Center della Commissione europea nel bollettino sul monitoraggio delle colture di agosto.
L'Italia – e in particolare le Regioni del Nord e del Centro – è tra i Paesi che registrano le perdite maggiori. Le colture estive come mais, barbabietola e patate secondo le previsioni registreranno una contrazione del 15% rispetto alla media degli ultimi cinque anni, e si attesteranno sui livelli del 2003 e del 2022. Non si tratta comunque di un caso isolato: anche Francia, Germania meridionale, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania occidentale sono destinate a riportare perdite significative.
Italia, solo il girasole soffre meno
Tra il 1° luglio e il 15 agosto le colture estive italiane hanno subito uno stress termico eccezionale, con temperature massime sopra i 35°C in circa due giorni su tre. Le piogge, quasi dimezzate rispetto alla media di lungo periodo nel Nord-Ovest, hanno accentuato l'evapotraspirazione, prosciugando il suolo e riducendo la disponibilità di acqua per l'irrigazione. Colture che fino a fine luglio si presentavano in ottime condizioni hanno cominciato a soffrire sia il caldo sia la carenza idrica proprio nelle fasi cruciali di fioritura e riempimento della granella. Le varietà a fioritura più tardiva sono risultate le più vulnerabili, con effetti aggravati dalla scarsità di risorse irrigue disponibili.
Il JRC ha rivisto al ribasso le stime per quasi tutte le colture estive, portandole intorno al 15% sotto la media quinquennale, un livello paragonabile alle annate difficili del 2003 e del 2022. Tra le colture più penalizzate mais, soia, barbabietola da zucchero e patate. Il girasole rappresenta l'eccezione positiva: la previsione di resa, seppur corretta al ribasso, si ferma a un 6% sotto la media, un calo decisamente più contenuto rispetto alle altre colture estive.
In Francia l'estate più calda in vent'anni
La Francia ha vissuto l'estate più calda e la seconda più secca degli ultimi vent'anni, dopo quella del 2022. A un maggio e un giugno già segnati dal caldo si sono aggiunte tre nuove ondate di calore nel periodo di riferimento, mentre le precipitazioni ben al di sotto della norma hanno aggravato il deficit idrico, specie nei terreni superficiali.
L'impatto sulle colture estive è particolarmente severo a ovest del Paese, dove le crescenti restrizioni sull'uso dell'acqua limiteranno l'irrigazione nelle prossime settimane. Le previsioni di resa per tutte le colture estive sono state riviste al ribasso tra il 7% e il 30% rispetto alla media quinquennale, con il mais che tocca un minimo storico del 28% sotto la media: un dato che spinge molti agricoltori a destinare le coltivazioni alla produzione di insilato piuttosto che alla granella.
In Germania, il Sud paga il conto più salato
In Germania la situazione più critica riguarda le regioni meridionali, dove le colture primaverili ed estive registrano perdite considerevoli, aggravate dalla diffusione di malattie su patate e barbabietola da zucchero; le previsioni di resa per le colture estive sono state tagliate fino al 15% sotto la media.
In Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia il caldo estremo, con punte vicine ai 40°C, ha colpito il mais durante l'impollinazione, causando una scarsa formazione delle pannocchie, mentre barbabietola e patate hanno risentito della riduzione della crescita degli organi di riserva: le rese attese scendono fino al 20% sotto la media quinquennale.
L'Ungheria è tra i Paesi più colpiti in assoluto: la siccità, in atto sin da aprile, ha causato l'essiccamento di numerosi appezzamenti già a metà agosto, tanto che diversi campi di mais sono stati raccolti come mais verde per limitare le perdite. Le previsioni indicano un calo del 30% per il mais e del 20% per il girasole rispetto alla media quinquennale. Anche i cereali invernali hanno deluso, con rese del 15-20% sotto la media.
In Romania il quadro è invece a doppia velocità: mentre l'ovest del Paese soffre un grave deficit di piogge e un'ondata di calore con punte di 41°C, le regioni centrali e orientali hanno beneficiato di condizioni favorevoli, tanto che le previsioni nazionali per mais e girasole sono state riviste al rialzo, fino al 10% sopra la media quinquennale.
Benelux, Slovenia e Croazia: quadro in peggioramento
Le condizioni calde e secche, intensificatesi dalla fine di giugno, hanno colpito le colture estive nelle fasi di sviluppo più delicate nei Paesi del Benelux, in Slovenia e in Croazia. Le aspettative di resa sono state ridotte soprattutto per il mais, con impatti localmente più marcati laddove l'irrigazione non è disponibile. Nei Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo la crescita della patata ha subito un rallentamento con tuberi più piccoli e senescenza anticipata, mentre il mais mostra una conversione significativa da granella a mais verde. In Slovenia e Croazia le previsioni per mais e soia sono state riviste sensibilmente al ribasso, portando le rese sotto la media quinquennale in entrambi i Paesi.
Le aree sotto osservazione
Non tutta l'Europa vive la stessa emergenza. In Irlanda meridionale, Germania settentrionale e Danimarca i bassi livelli di umidità del suolo, conseguenza di piogge sotto la media, non hanno ancora prodotto impatti significativi sulle colture, ma la situazione resta da monitorare in caso di persistenza delle condizioni secche. Analogamente, nella Polonia meridionale, in Ucraina occidentale e nella Bulgaria nord-occidentale i deficit di umidità del suolo hanno colpito localmente le colture estive, senza però compromettere il quadro nazionale grazie a condizioni più favorevoli nel resto del territorio. Temperature molto elevate sono state registrate anche nella Spagna settentrionale e nella Turchia meridionale, ma finora con effetti limitati sulle colture.
Diverso il discorso per i cereali invernali di Spagna, Francia, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Polonia, Lituania e Ucraina, dove le condizioni avverse nella prima parte della stagione avevano già ridotto le aspettative di resa, con le successive ondate di calore che hanno accelerato la maturazione e la raccolta in diverse regioni.
Cresce l'allarme foraggio
Oltre alle colture da reddito, a preoccupare è anche la produttività dei pascoli. Nell'Europa occidentale e centrale il caldo persistente e la siccità hanno ridotto in modo marcato l'accumulo di biomassa e la disponibilità di foraggio, con conseguenze dirette sull'allevamento. In Francia le opportunità di pascolo si sono ridotte in modo consistente, così come in Germania meridionale, dove le scarse prospettive per il mais da insilato stanno già influendo sulle scorte foraggere, contribuendo in alcuni casi alla macellazione anticipata del bestiame. In Ungheria la produzione di fieno si attesta ad appena un terzo della media annuale, rendendo la disponibilità di foraggio invernale una priorità. Le condizioni restano invece più favorevoli in Scandinavia, Paesi Baltici e alcune regioni orientali, dove piogge regolari hanno sostenuto una crescita dell'erba in linea o superiore alla media.
Cereali invernali stabili, ma il sollievo climatico arriva tardi
A fronte del quadro critico per le colture estive, la raccolta dei cereali invernali, ormai in gran parte completata, conferma rese complessivamente in linea con la media degli ultimi cinque anni. Le previsioni meteorologiche indicano condizioni più fresche e piovose su gran parte dell'Europa occidentale e centrale nelle prossime settimane, un cambiamento che potrebbe offrire un parziale sollievo alle colture ancora in campo. Secondo gli analisti del JRC, tuttavia, l'inversione di tendenza climatica arriva troppo tardi per compensare le perdite già accumulate durante l'estate più calda e secca degli ultimi anni, confermando un 2026 particolarmente difficile per l'agricoltura europea.