Il 78% degli italiani vuole che l’Unione europea intervenga per ridurre il consumo di alimenti ultraformulati, ma solo il 26% controlla gli ingredienti degli energy drink. Cinque milioni di persone si affidano all’intelligenza artificiale per costruire la propria dieta, ma poi il 47% ammette di essersi imbattuto in informazioni rivelatesi false. Tre cittadini su quattro sono stati almeno una volta vittime di inganni a tavola, e il 74% non è riuscito a trovare prodotti 100% italiani quando li cercava. Sono i dati che emergono dal rapporto Coldiretti-Censis “La filiera della buona salute: la centralità del cibo italiano”, diffuso alla vigilia del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione. L’evento, organizzato da Coldiretti con la collaborazione di The European House - Ambrosetti, si terrà a Roma nelle giornate di domani e dopodomani. Nelle due giornate istituzioni, esperti, accademici e protagonisti del mondo medico, economico, finanziario e politico si confrontano con il segretario generale Vincenzo Gesmundo e il presidente Ettore Prandini.
Consumatori a “sovranità limitata”
Secondo l’indagine, la diffusione degli alimenti ultraformulati è ormai percepita come un vero allarme sociale. L’86% degli intervistati ritiene che limitare merendine, snack ed energy drink aiuterebbe a contrastare l’obesità. L’81% vorrebbe vietare questi prodotti nella ristorazione collettiva, dalle mense scolastiche a quelle ospedaliere e aziendali. Il 64% è favorevole all’esclusione totale dalle scuole, il 55% dagli ospedali e il 50% da palestre e centri sportivi, dove spesso si trovano nei distributori automatici.
La richiesta di divieti tuttavia convive con un consumo diffuso. Il rapporto spiega il fenomeno con la mancanza di alternative: il 73% segnala che in molti luoghi è difficile trovare prodotti sani, mentre il 76% ammette che consumerebbe meno cibo spazzatura se avesse accesso a soluzioni più salubri. Barrette, snack ed energy drink finiscono nel carrello soprattutto nel tempo libero, in viaggio tra stazioni, autogrill e aeroporti, durante le pause di lavoro, a scuola, all’università o in palestra. Il consumatore, osserva il rapporto, agisce in un contesto a sovranità limitata.
Coldiretti sottolinea la necessità di politiche che rendano il cibo fresco e di qualità più accessibile, soprattutto dove si concentrano i giovani e nei luoghi di formazione e cura, accompagnate da una maggiore cultura alimentare. A pesare è anche la scarsa attenzione alle etichette. Gli ingredienti vengono verificati dal 49% degli italiani per gli snack salati industriali, dal 46% per le merendine, dal 45% per dolciumi e caramelle e dal 41% per le barrette proteiche. Per gli energy drink la quota scende al 26%.
Intelligenza artificiale e diete
Il secondo fronte riguarda il digitale. Sono 5 milioni gli italiani che usano l’intelligenza artificiale per ottenere ricette, informazioni sugli ingredienti e piani alimentari, spesso senza gli strumenti per valutare l’attendibilità delle risposte. Il 47% dichiara di aver incontrato contenuti falsi. Gli italiani mostrano una sana diffidenza, ma il rischio si ripresenta quando verificano le informazioni su siti, blog e social invece di rivolgersi a esperti.
Secondo il rapporto, si è innescata una sorta di guerra all'interno delle coscienze dei cittadini, in cui diventa decisivo il ruolo di chi può veicolare informazioni certificate: operatori sanitari, insegnanti e genitori, se messi in condizione di accedere a fonti affidabili. La conclusione è netta: l’IA può essere una risorsa, ma non deve sostituire il sapere scientifico e il confronto con medici e nutrizionisti.
Tolleranza zero sulle frodi alimentari
Il terzo tema è la trasparenza. Dall’olio d’oliva tunisino venduto come italiano alle etichette ingannevoli, fino alle vere e proprie truffe, il 75% degli italiani è stato almeno una volta vittima di inganni a tavola. Queste pratiche non sono più viste come furbizie marginali ma come minacce alla salute pubblica da punire con sanzioni severe. Per l’89% servono leggi dure contro le frodi su qualità e provenienza, e l’88% considera le etichette ingannevoli sull’origine un rischio per la salute collettiva.
La ricerca dei prodotti autentici resta difficile: il 74% non è riuscito a trovare alimenti 100% italiani e il 64% non ha trovato l’origine in etichetta. L’84% vuole conoscere la reale provenienza di alimenti e ingredienti, e l’80% ne chiede l’indicazione obbligatoria anche nei ristoranti.
Coldiretti indica un passo avanti nell’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta “Legge Caselli”, sostenuta a lungo dall’organizzazione e ottenuta dopo oltre dieci anni di impegno. Rafforza il contrasto alle agromafie e porta più chiarezza lungo la filiera. Il passo successivo è estendere l’obbligo di indicazione d’origine a tutti gli alimenti venduti nell’Unione europea, insieme a controlli innovativi basati su risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, con la prima banca dati varata nell’ambito del Coltivaitalia. Il rapporto guarda infine ai ragazzi: l’85% degli italiani ritiene utile introdurre nelle scuole progetti di educazione alimentare. Solo 2 adolescenti su 10, infatti, percepiscono il legame tra cibo e salute.