Il mercato di latte, formaggi e carne di origine vegetale cresce sia in Italia che in Europa e si assottiglia il divario rispetto agli analoghi cibi di origine animale. È quanto emerge dal report del centro studi non profit The Good Food Institute Europe, secondo cui per sostenere il trend è sono stati determinanti due fattori: la riduzione dei prezzi, e il sapore dei prodotti che incontra sempre più le aspettative dei consumatori.
Le ottime performance, inoltre, iniziano ad avere riflessi anche sulle prospettive del settore. In Italia, il valore complessivo delle vendite al dettaglio delle cinque principali categorie analizzate ha raggiunto i 669 milioni di euro, mettendo a segno una crescita del 4,5% sul 2024. I volumi di vendita invece sono cresciuti del 5,8% nel giro di un anno, e del 12,7% nel periodo 2023-2025. Secondo la ricerca Il potenziale economico delle proteine alternative di Systemiq, inoltre, il settore italiano può generare 10 miliardi di euro di valore aggiunto e creare circa 31.000 posti di lavoro, aprendo nuove opportunità lungo tutta la filiera e riducendo la dipendenza dalle importazioni.
A livello europeo, invece, si stima che il comparto raggiungerà i 45,5 miliardi
di euro entro il 2040 e darà vita a 350mila posti di lavoro. Per sostenere la crescita, tuttavia, è necessario che i governi nazionali puntino e investano sul settore.
Il mercato italiano, un ecosistema in maturazione
Il mercato italiano dei cibi a base vegetale che non è più una nicchia, ma un comparto strutturato e in continua espansione. Le vendite unitarie sono aumentate del 16,9% tra il 2023 e il 2025, grazie a un incremento effettivo della domanda da parte dei consumatori. In questo quadro, i prodotti a marchio del distributore (private label) avanzano più rapidamente rispetto ai brand (+6,7% contro +5% nei volumi), ma i prodotti di marca continuano a detenere la quota principale del mercato (102,3 milioni di chili, contro i 98,4 milioni di chili dei private label), confermando che gusto, qualità percepita e innovazione restano fattori chiave nelle scelte dei consumatori.
L'ecosistema italiano conta oggi oltre 40 aziende, con una forte eterogeneità: dai grandi gruppi alimentari che hanno sviluppato linee dedicate per la grande distribuzione, fino a una rete di PMI e realtà specializzate, spesso orientate a produzioni artigianali, ingredienti biologici e materie prime selezionate.
“Le recenti tensioni commerciali, l'aumento dei costi energetici e la crescente pressione sulle filiere agroalimentari” ha commentato Ilaria Bertini, portavoce per l'Italia del Good Food Institute Europe, “mostrano l'importanza strategica di diversificare l'approvvigionamento di proteine per costruire un modello più stabile, in grado di rispondere meglio alle sfide economiche e ambientali e di garantire una maggiore sicurezza alimentare."
L’8% del latte è di origine vegetale
Il latte e le bevande a base vegetale si confermano la categoria trainante del comparto plant-based italiano, con 342 milioni di euro di fatturato al dettaglio nel 2025, pari al 51% del valore complessivo delle vendite. Un dato che rende immediatamente la dimensione del fenomeno: quasi un euro su due speso in prodotti plant-based in Italia riguarda il latte vegetale.
Nel 2025 le opzioni vegetali hanno generato l'11,8% del valore totale delle vendite al dettaglio di latte in Italia e l'8,5% dei volumi. Si tratta di una categoria sempre più vicina al largo consumo, nonostante un prezzo medio ancora superiore del 45% rispetto al latte di origine animale. Avena e mandorla sono le varianti più dinamiche, con volumi in crescita rispettivamente del 18% e del 12% su base annua. Le bevande a base di soia segnano invece una lieve flessione, con un calo del 2% nei volumi tra il 2024 e il 2025.
Carne vegetale: dominano i burger, ma crescono tofu, tempeh e seitan
Le alternative vegetali alla carne si confermano la seconda categoria più rilevante del mercato plant-based italiano, con 234 milioni di euro e una quota del 35% sul valore complessivo delle vendite nel 2025. Il volume della categoria è cresciuto del 4,1%, un ritmo inferiore al +16,3% del 2024, ma coerente con una fase di consolidamento tipica dei mercati in maturazione, dove i consumatori diventano più selettivi su qualità, gusto e valore nutrizionale.
Il mercato continua a gravitare intorno ai burger vegetali, che nel 2025 hanno rappresentato quasi il 60% dei volumi di vendita della categoria. Tra il 2023 e il 2025 il prezzo medio al chilogrammo è diminuito del 3%, migliorando l'accessibilità di questi prodotti. Sul fronte dei prodotti meno processati, tofu, tempeh e seitan hanno registrato un incremento del 24% nei volumi nel 2025, sostenuti da prezzi più competitivi. Tuttavia, i volumi di burger, salsicce, affettati e cotolette restano ancora 4,3 volte superiori, a conferma del forte appeal dei prodotti che replicano la forma e la comnsistenza della carne convenzionale.
Formaggi vegetali a doppia cifra, yogurt stabili, panna in ripresa
Tra le categorie emergenti, i formaggi vegetali sono quelli che mostrano la dinamica più vivace, con un incremento del 15,6% nei volumi di vendita nel 2025. Nonostante una quota di mercato ancora contenuta — pari allo 0,3% del volume totale dei formaggi vegetali e animali — i segnali sulla struttura dell'offerta sono incoraggianti. I prodotti private label crescono del 71%, anche grazie a un posizionamento di prezzo più accessibile, ma i brand continuano a dominare oltre i tre quarti del mercato, a dimostrazione che gusto, consistenza e qualità percepita giocano ancora un ruolo decisivo.
Nel segmento degli yogurt vegetali i volumi di vendita si sono stabilizzati, indicando una fase di consolidamento della categoria. La panna vegetale ha invece mostrato segnali di ripresa, con un aumento dei volumi del 2,9% dopo la flessione registrata nel 2024.
Il mercato europeo
Il mercato è altrettanto dinamico anche a livello europeo, anche se si registrano trend nettamente differenti nei singoli paesi. I volumi di vendita dei prodotti plant-based sono cresciuti in quattro dei sei principali mercati europei, (Francia, Germania, Spagna e appunto Italia), mentre i Paesi Bassi hanno registrato una lieve flessione e il Regno Unito una contrazione.
“Nei principali mercati europei emergono prove chiare che i consumatori sono interessati ai prodotti plant-based, ma il prezzo e il gusto continuano a orientare le decisioni d'acquisto” ha sottolineato Helen Breewood, Senior Market and Consumer Insights Manager di GFI Europe. “Mentre il divario di prezzo con i prodotti animali si sta riducendo in molte categorie, l'accessibilità economica da sola non è sufficiente per la crescita: anche una buona esperienza al gusto sia fondamentale per raggiungere un pubblico più ampio”.
Francia e Germania: il prezzo premia le vendite, ma il gusto fa la differenza
In Francia il mercato ha mostrato una delle performance più dinamiche del continente. Le vendite di carne vegetale sono cresciute del 16,8% nei volumi grazie a una contestuale riduzione dei prezzi, confermando la correlazione diretta tra accessibilità economica e crescita della domanda. La Francia si distingue inoltre come il mercato in cui la carne vegetale è stata la categoria a più rapido sviluppo nel 2025.
La Germania offre invece uno scenario particolarmente interessante per comprendere il ruolo delle politiche fiscali nella competitività del settore. Il latte vegetale private label è oggi più economico del latte vaccino private label, nonostante sia tassato al 19% contro il 7% applicato al latte di origine animale. Se il governo eliminasse questa asimmetria fiscale, i prezzi medi delle opzioni vegetali sarebbero sostanzialmente equivalenti a quelli del latte tradizionale. Non è un caso che il 38% delle famiglie tedesche abbia acquistato latte vegetale nel 2025. Anche tofu, tempeh e seitan hanno registrato una crescita dei volumi di quasi il 30% nel paese.
Spagna e Paesi Bassi: mercati maturi con dinamiche opposte
La Spagna rappresenta il caso più maturo di adozione del latte vegetale in Europa: quasi una famiglia su due ha acquistato latte vegetale nel 2025, e il latte vegetale è la categoria con il minore divario di prezzo rispetto all'equivalente animale, nonché la più ampia e di maggior successo tra i prodotti plant-based spagnoli. Più di un litro su dieci di latte venduto nella distribuzione spagnola è di origine vegetale.
La carne vegetale, invece, ha registrato una flessione del 7% nei volumi, in un contesto in cui i prezzi sono saliti e il prodotto vegetale costa più del doppio di quello convenzionale. È un segnale che, quando il divario di prezzo si allarga anziché restringersi, la domanda ne risente direttamente.
I Paesi Bassi hanno vissuto una dinamica analoga: la lieve flessione complessiva del mercato è stata guidata principalmente dal calo delle vendite di prodotti a marchio, a prezzo più elevato. Un dato significativo riguarda tuttavia il tofu, che costa circa un terzo rispetto ai prodotti di carne vegetale brandizzati: nonostante il vantaggio di prezzo, i consumatori hanno continuato ad acquistare quantità significativamente maggiori di carne vegetale, confermando che la replica del gusto e del formato della carne convenzionale rimane un fattore di attrazione irrinunciabile.
Il mercato del Regno Unito si polarizza
Il mercato plant-based britannico ha registrato una contrazione nel 2025, in particolare nel segmento della carne vegetale nei supermercati tradizionali. Parallelamente, però, la domanda si è spostata verso i canali discount, a conferma che il prezzo rimane un ostacolo significativo all'acquisto regolare.
In controtendenza, le referenze di latte vegetale di fascia alta — tra cui le varietà a base di avena e i formati barista — hanno registrato buone performance, dimostrando che, quando il prodotto soddisfa pienamente le aspettative in termini di gusto e funzionalità, i consumatori sono disposti a riconoscere un premium di prezzo.
Innovazione, investimenti e politiche pubbliche: le leve per accelerare la transizione
I dati europei del 2025 indicano con chiarezza che il potenziale di crescita del settore plant-based è ancora ampiamente inespresso. La convergenza dei prezzi tra prodotti vegetali e animali è in corso in molte categorie e in molti mercati, ma la velocità di questo processo dipenderà in misura significativa dalle scelte di investimento dell'industria e dal quadro normativo e fiscale definito dai governi.
Il latte vegetale dimostra quali risultati sia possibile raggiungere quando si investe in sviluppo del prodotto, qualità gustativa e infrastruttura produttiva. Per le altre categorie — in particolare la carne vegetale e i formaggi — il percorso è ancora lungo, ma la direzione è tracciata. Ulteriori investimenti in ricerca, innovazione e capacità produttiva sono essenziali per colmare i gap ancora esistenti. I benefici potenziali vanno ben oltre le vendite al dettaglio: un settore plant-based europeo più forte può contribuire a ridurre le emissioni della produzione alimentare, rafforzare la sicurezza alimentare, supportare la salute pubblica e creare nuove opportunità economiche lungo tutta la filiera.