La produzione mondiale di cereali calerà del 2% nel 2026/2027, attestandosi a 2.982 milioni di tonnellate, la contrazione sarà dovuta principalmente alla performance dei raccolti di grano. È la previsione che effettua la FAO nel Food Price Index, sottolineando che comunque la produzione di cereali affronta una fase di consolidamento dopo aver registrato un anno record. Nella stagione 2025/26, infatti, ha registrato un incremento del 6,1% toccando il livello record di 3.043 milioni di tonnellate e generando un aumento delle scorte globali stimato nel 9,5%.
Per il 2026/27, l’utilizzo globale di cereali è atteso in crescita dello 0,6%, un ritmo nettamente inferiore al 2,7% della stagione precedente. Le scorte mondiali dovrebbero contrarsi leggermente, dello 0,3%, per effetto principalmente della riduzione delle riserve di riso, portando il rapporto scorte/utilizzo al 31,7%. Sul fronte degli scambi commerciali, dopo l’espansione del 4,8% nel 2025/26, il commercio globale di cereali è previsto in calo dello 0,3%, a 507,2 milioni di tonnellate, con la riduzione dei volumi
scambiati di grano e orzo che prevarrà sugli incrementi attesi per mais e riso.
I prezzi delle materie prime
L’indice di tutti i beni alimentari mostra segnali altalenanti, a maggio 2026 si è attestato in media a 130,8 punti, in rialzo del 2,9% rispetto a un anno fa. Ad aprile, è invece in flessione dello 0,2%, ma si tratta di un dato da prendere con prudenza. “La persistente incertezza che interessa rotte commerciali strategiche, tra cui lo Stretto di Hormuz, potrebbe ridurre l’utilizzo di fertilizzanti e aggiungere ulteriore pressione sui prezzi alimentari, sottolineando la necessità di un’azione internazionale coordinata" evidenzia Boubaker Ben-Belhassen, Direttore della Divisione Mercati e Commercio della FAO.
In termini generali, "Sebbene i mercati globali delle materie prime alimentari siano rimasti sostanzialmente resilienti, l’aumento dei prezzi dei cereali evidenzia la vulnerabilità ai rischi legati alle condizioni meteorologiche e alle perturbazioni nei mercati dell’energia e degli input”. La FAO inoltre registra inoltre dinamiche divergenti tra le diverse categorie di prodotti: i rialzi sui cereali e sullo zucchero sono stati compensati dal calo degli oli vegetali.
Lo Stretto di Hormuz e il costo dei fertilizzanti
Sullo sfondo dei dati di maggio si stagliano due variabili di rischio strutturale che l’agroindustria globale non può ignorare. Il primo è la dipendenza energetica: il rincaro del petrolio e dei suoi derivati si trasmette rapidamente ai costi di produzione agricola attraverso il carburante per i macchinari e, soprattutto, attraverso il prezzo dei fertilizzanti di sintesi, la cui produzione è largamente gas-dipendente.
Il secondo è la dimensione geopolitica delle rotte commerciali. Il Sistema di informazione sui mercati agricoli (AMIS), ospitato dalla FAO, ha dedicato il suo Market Monitor mensile di maggio proprio a questo tema, analizzando come le tensioni nello Stretto di Hormuz stiano ridisegnando i flussi del trasporto merci alla rinfusa e come alcuni Paesi stiano adattando le proprie strategie di fronte all’aumento dei costi energetici e dei fertilizzanti. Un quadro che richiama con forza l’esigenza, sottolineata dalla stessa FAO, di strategie di approvvigionamento più diversificate e di una governance internazionale dei mercati alimentari all’altezza delle sfide in corso.
Le tensioni sui cereali
Il settore dei cereali in particolare registra però delle tensioni più elevate. L’Indice dei prezzi in questo caso ha registrato in maggio un incremento del 2,6% rispetto ad aprile, e un rialzo su base annua di quasi il 5%. La crescita ha coinvolto tutte le principali varietà, trainata dall’aumento dei costi di carburante e fertilizzanti a livello globale e dalle pressioni meteorologiche su diversi bacini produttivi.
I prezzi mondiali del grano sono saliti del 3,4% nel mese, con un rialzo del 7,8% rispetto a maggio 2025. A sostenere le quotazioni ha concorso l’attesa di raccolti inferiori nelle principali aree esportatrici, in particolare negli Stati Uniti, dove le condizioni del frumento invernale sono tra le meno favorevoli degli ultimi decenni. Un dato emblematico: il prezzo del grano duro rosso invernale statunitense (Hard Red Winter) a maggio 2026 era del 28% superiore a quello dello stesso mese del 2025. Anche il mais ha accelerato, con un incremento dell’1,9% mensile (e del 3,9% su base annua), sostenuto dalla domanda di importazione in mercati chiave, dalla minore disponibilità in Brasile e negli USA e dall’effetto della domanda legata all’etanolo. L’Indice dei prezzi del riso è cresciuto del 2,7% rispetto al mese precedente, per effetto delle preoccupazioni meteorologiche e del rincaro del petrolio in alcune delle principali nazioni asiatiche esportatrici.
Oli vegetali in calo, lo zucchero vola: i mercati polarizzati di maggio
In controtendenza rispetto ai cereali, l’Indice dei prezzi degli oli vegetali ha registrato a maggio il suo primo calo mensile del 2026, con una flessione del 4,6%. Le quotazioni internazionali dell’olio di palma sono scese per effetto delle aspettative di un indebolimento della domanda mondiale e dell’incertezza sui mercati petroliferi. Le quotazioni dell’olio di soia hanno mostrato un andamento misto: l’aumento stagionale delle disponibilità esportabili ha fatto scendere i prezzi in Sud America, mentre la domanda solida nel settore dei biocarburanti ha sostenuto i valori in Nord America. Olio di colza e di girasole hanno invece registrato rialzi, per effetto della tensione sul fronte dell’offerta.
Sul versante dello zucchero, la situazione è molto più dinamica: l’Indice FAO ha guadagnato il 7,5% in maggio. A spingere le quotazioni è stata la minore quota di canna da zucchero brasiliana destinata alla produzione di zucchero, con conseguente attesa di una maggiore conversione in etanolo, nonché le preoccupazioni per i potenziali effetti negativi del fenomeno El Niño sulla produzione in India e Tailandia nel prossimo anno.
Segnali contrastanti da carne e lattiero-caseari
L’Indice dei prezzi delle carni ha segnato un incremento marginale dello 0,1% in maggio. Le carni bovine hanno beneficiato di una robusta domanda di importazione, in particolare da Cina e Stati Uniti, mentre le carni suine hanno registrato una flessione, soprattutto per effetto del calo dei prezzi nell’Unione Europea, dove l’offerta abbondante si è accompagnata a una domanda di importazione contenuta.
Nel comparto lattiero-caseario, l’Indice cede lo 0,5% rispetto al mese precedente, trascinato verso il basso dalle quotazioni internazionali del burro. I prezzi del formaggio si sono mantenuti sostanzialmente stabili, mentre quelli del latte scremato in polvere hanno registrato un aumento. Il latte intero in polvere ha mostrato andamenti divergenti a seconda delle piazze.