Bio: la Commissione AGRI del Parlamento Ue fissa i paletti sui prodotti importati
cibo biologico
15 Luglio 2026

Il logo bio europeo potrà essere utilizzato per l'etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti importati da Paesi terzi solo se vengono rispettati standard equivalenti a quelli europei e ulteriori requisiti specifici di produzione e controllo. È quanto prevede il testo approvato martedì dalla Commissione AGRI con 37 voti favorevoli, 4 contrari e 8 astensioni, nell'ambito della revisione mirata delle norme UE su produzione, etichettatura, certificazione e commercio dei prodotti biologici.

Più trasparenza e maggioire tutelare i consumatori 

Le nuove misure nascono con un duplice obiettivo: proteggere la produzione biologica europea da una concorrenza esterna considerata sleale e rafforzare la fiducia dei consumatori nei confronti dei prodotti bio. Le regole sull'etichettatura dei prodotti extra UE, in particolare, mirano a migliorare la fiducia dei consumatori nel cibo biologico e a garantire una concorrenza equa

tra operatori europei e non europei, evitando che prodotti non pienamente allineati agli standard UE possano fregiarsi dello stesso marchio riservato al bio europeo.

Secondo un Eurobarometro del 2024, il logo biologico dell'Unione europea è l'etichetta alimentare più riconosciuta tra i cittadini europei, uno strumento che aiuta i consumatori a identificare i prodotti bio e i produttori a promuoverli in tutto il mercato unico.

"Intendiamo fornire al settore un quadro normativo stabile che semplifichi alcune regole dove possibile, senza stravolgerle dopo pochi anni di applicazione. Un quadro che mantenga la qualità, e quindi la reputazione, del settore, in Europa e nel mondo, nel rispetto dei consumatori" ha spiegato la relatrice del dossier, l'eurodeputata Camilla Laureti (S&D, IT). 

Il vuoto normativo aperto dalla Corte di Giustizia Europea

Alla base della revisione delle regole sull'import c'è una pronuncia della Corte di Giustizia Europea. Con la sentenza del 4 ottobre 2024, i giudici hanno infatti stabilito che i prodotti importati riconosciuti nell'ambito degli accordi di equivalenza non possono utilizzare il logo biologico dell'Unione europea. Una decisione che ha di fatto messo in discussione una prassi consolidata, aprendo un vuoto normativo destinato a incidere sia sugli scambi commerciali con i Paesi terzi sia sulla chiarezza delle informazioni fornite ai consumatori europei. 

Per rispondere a questa esigenza, la Commissione europea ha proposto una serie di modifiche al regolamento sul biologico, con l'obiettivo di offrire maggiore chiarezza ai consumatori e, allo stesso tempo, evitare che l'applicazione della sentenza si traducesse in interruzioni degli scambi commerciali di prodotti bio con i partner extra UE. È su questa proposta che ha lavorato, modificandola e integrandola, la Commissione AGRI del Parlamento europeo.

Le altre misure 

Il pacchetto di misure approvato dagli eurodeputati, però, non si limita alla sola questione dell'import. Il testo introduce anche una semplificazione per i piccoli operatori che vendono prodotti biologici sfusi direttamente ai consumatori: gli aumenti recenti dei prezzi avevano fatto superare a molti di loro le soglie di fatturato previste per l'esenzione dagli obblighi di certificazione biologica, facendo perdere loro un beneficio pensato proprio per le realtà più piccole. Gli eurodeputati hanno quindi deciso di alzare la soglia di fatturato annuo da 20.000 a 25.000 euro e il volume di vendita da 5.000 a 10.000 chilogrammi l'anno, ampliando così la platea di operatori che potranno continuare a beneficiare dell'esenzione.

A completare il pacchetto, anche una revisione delle condizioni per gli allevamenti avicoli destinati all'ingrasso e per l'accesso diurno all'aperto, con l'obiettivo di ridurre i costi amministrativi e logistici a carico degli allevatori.

Per quanto riguarda l’iter da seguire la stessa Commissione AGRI ha approvato, con 40 voti favorevoli, 8 contrari e un'astensione, il mandato a negoziare con il Consiglio dell'UE, passaggio necessario per l'avvio del trilogo, cioè la fase di negoziato interistituzionale tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea. Il testo dovrà ora essere messo ai voti in Aula, in plenaria, il prima possibile, per confermare formalmente il mandato negoziale del Parlamento. I co-legislatori europei punteranno a raggiungere un'intesa definitiva entro la fine del 2026, dal momento che le attuali regole sull'importazione di prodotti biologici scadranno il 31 dicembre 2026: una scadenza che rende il rispetto della tempistica un elemento decisivo per evitare vuoti normativi nel commercio internazionale di prodotti bio. 

Copa e Cogeca, un passo in avanti ma ci sono ancora criticità

Secondo Copa e Cogeca, il voto della Commissione AGRI rappresenta un passo avanti significativo nel percorso legislativo, reso possibile dall'adozione di cinque emendamenti di compromesso negoziati dalla relatrice insieme ai relatori ombra, che apre una strada più chiara verso il trilogo.

Copa e Cogeca ricordano come l'elevato numero di emendamenti inizialmente presentati in Parlamento, quasi 230, avesse sollevato serie preoccupazioni: un approccio così frammentato avrebbe infatti rischiato di complicare l'iter legislativo e di far slittare il negoziato interistituzionale, mettendo potenzialmente a rischio la scadenza di dicembre 2026, che coincide non a caso con la fine degli accordi di equivalenza che regolano oggi il commercio di prodotti bio con i Paesi terzi. Un ritardo, sottolineano le due organizzazioni, avrebbe potuto avere ripercussioni pesanti per i produttori biologici europei, che fanno affidamento sulla stabilità e sulla prevedibilità degli scambi internazionali, tanto più in un contesto in cui l'Unione europea si conferma un importante esportatore di prodotti biologici.

Restano tuttavia alcuni punti che, secondo le due organizzazioni, meritano ulteriori chiarimenti nel corso del trilogo: in particolare il potere che verrebbe attribuito alla Commissione europea di adottare norme sulla proprietà intellettuale del materiale riproduttivo vegetale biologico, una materia che per Copa e Cogeca non dovrebbe essere disciplinata all'interno del regolamento sul biologico, ma restare nell'ambito dei quadri giuridici europei già dedicati a questo tema. Le due organizzazioni invitano infine a non concentrare l'attenzione solo sulla revisione dell'atto di base, ricordando che, come indicato nella tabella di marcia della Commissione europea del dicembre 2025, restano da sviluppare anche importanti aspetti tecnici della legislazione secondaria, come la semplificazione delle regole sull'origine del letame non biologico utilizzato in agricoltura biologica.

IFOAM, non ammorbidire le regole rigorose

Toni più cauti da parte di IFOAM Organics Europe, la principale organizzazione europea del movimento biologico. L'organizzazione accoglie con favore l'adozione del report, perché consente all'iter legislativo di procedere speditamente, ma invita tutte le istituzioni europee a preservare i principi fondamentali della produzione biologica.

"In un momento in cui il settore biologico ha urgente bisogno di certezza giuridica, è incoraggiante vedere il Parlamento europeo riconoscere la necessità di una rapida conclusione di questa revisione” ha commentato Dora Drexler, presidente dell’associazione. “Tuttavia, pur apprezzando gli sforzi compiuti durante i negoziati, siamo preoccupati per alcuni aspetti del pacchetto che appaiono come un compromesso concordato dagli eurodeputati. Il provvedimento infatti include disposizioni che potrebbero indebolire alcuni principi fondamentali del biologico."

Secondo IFOAM, infatti, permangono diverse criticità sollevate a più riprese dal settore biologico. Tra queste, l'introduzione di deroghe come la possibilità di utilizzare pulcini non biologici di età superiore a tre giorni, oppure il ricorso a "sistemi innovativi di stabulazione" come alternativa all'accesso permanente al pascolo per i ruminanti. IFOAM Organics Europe si dice inoltre preoccupata per l'introduzione di nuovi requisiti di controllo, comprese le vendite online, e per ulteriori obblighi di etichettatura che rischierebbero di imporre agli operatori biologici oneri amministrativi e di conformità sproporzionati. Desta perplessità anche l'inserimento di una clausola di revisione, che potrebbe portare a modifiche ricorrenti del regolamento sul biologico, generando incertezza e instabilità non necessarie per il comparto.

"Pur essendo stati raggiunti alcuni miglioramenti durante le discussioni parlamentari, diverse questioni importanti restano irrisolte, e alcune disposizioni rischiano di ammorbidire le regole rigorose che governano gli standard biologici e di indebolire i principi fondamentali su cui si basa l'agricoltura biologica” ha aggiunto Eduardo Cuoco, direttore di IFOAM, confidando che nel trilogo si rispetti la natura mirata della revisione. “La proposta originaria della Commissione era stata concepita per affrontare un numero limitato di questioni urgenti e tecniche, e questa impostazione dovrebbe essere mantenuta per tutto il resto dei negoziati. In particolare, incoraggiamo il Parlamento europeo ad astenersi dal perseguire modifiche che non rispondono alle esigenze pratiche del settore biologico o che rischiano di minare principi biologici essenziali."