Bio: Consiglio e Parlamento siglano accordo per la competitività del comparto europeo
mercato
20 Ottobre 2026

Raddoppiano le soglie di esenzione dalla certificazione per i piccoli operatori del biologico, l’equivalenza dei prodotti importati da 11 Paesi extra-Ue viene prorogata fino al 2036 e il logo europeo resta riservato a chi rispetta requisiti aggiuntivi. Sono i punti cardine dell’intesa provvisoria raggiunta dalla presidenza irlandese del Consiglio e dal Parlamento europeo sulle modifiche mirate al regolamento Ue sul biologico, che aggiorna le regole su produzione, etichettatura, certificazione e commercio dei prodotti bio.

Un accordo per la competitività del settore

L’obiettivo dichiarato dai colegislatori è sostenere la competitività del comparto biologico europeo, mantenendo alti gli standard e la fiducia dei consumatori. La revisione, secondo le istituzioni, renderà le norme esistenti più chiare e di più facile applicazione, alleggerirà gli oneri amministrativi per agricoltori e imprese, in particolare quelle di dimensioni ridotte, e darà 

maggiore certezza giuridica alle importazioni. Allo stesso tempo, l’intesa punta a garantire la continuità degli scambi internazionali e a preservare l’integrità del logo biologico dell’Unione.

"Oggi la presidenza irlandese ha ottenuto un risultato importante per agricoltori, consumatori e settore agroalimentare", ha  rivendicato Martin Heydon, ministro dell’Agricoltura, dell’Alimentazione e della Marina dell’Irlanda, Paese che detiene la presidenza di turno del Consiglio. L’accordo "dimostra il nostro impegno per tutelare un’agricoltura sostenibile e a creare le condizioni affinché il settore biologico continui a prosperare in tutta l’Unione europea".

Un settore in forte crescita

L’intesa si inserisce in un contesto di espansione del comparto. Secondo i dati della Commissione europea, la superficie agricola coltivata con metodo biologico è cresciuta del 79%, passando da 9,5 a 16,9 milioni di ettari. A questa crescita si sono affiancati l’aumento della domanda dei consumatori e una sempre maggiore notorietà del logo biologico dell’Ue, oggi il marchio alimentare più conosciuto in Europa.

Il quadro normativo è definito dal regolamento (Ue) 2018/848, in vigore da gennaio 2022, che stabilisce regole comuni per produzione, certificazione ed etichettatura in tutta l’Unione, con l’obiettivo di garantire standard elevati, concorrenza leale e fiducia dei consumatori. La revisione appena concordata fa parte della tabella di marcia della Commissione "Organic rulebook fit for the future". La proposta mirava a chiarire le regole per consumatori e operatori e ha fatto seguito a una sentenza della Corte di giustizia del 4 ottobre 2024, secondo cui i prodotti importati riconosciuti nell’ambito degli accordi di equivalenza non possono utilizzare il logo biologico dell’Ue.

Le novità

Una delle novità più rilevanti riguarda le misure di semplificazione, in linea con il mandato negoziale del Consiglio. Oggi i piccoli operatori che vendono direttamente ai consumatori prodotti biologici non imballati, come frutta e verdura sfusa, sono esentati dagli obblighi di certificazione. Con le nuove regole la soglia di fatturato annuo per accedere all’esenzione sale da 20mila a 40mila euro, calcolata come media annua dei cinque anni precedenti. Raddoppia anche la soglia di volume annuo di vendite, che passa da 5mila a 10mila chilogrammi. I colegislatori hanno inoltre deciso di estendere l’esenzione, a determinate condizioni, anche ai piccoli rivenditori online che commercializzano prodotti biologici preconfezionati.

L’accordo fa chiarezza sulle importazioni da Paesi extra-Ue le cui norme di produzione biologica sono riconosciute equivalenti a quelle europee. Questi prodotti potranno continuare a essere commercializzati con termini come "biologico" e a riportare il logo biologico del Paese di origine. Potranno utilizzare anche il logo biologico dell’Ue, ma solo se rispettano requisiti aggiuntivi di produzione e controllo che vanno oltre quelli coperti dall’equivalenza, per esempio in materia di suolo vivo, benessere animale e metodi di trasformazione. Questo approccio, sottolineano le istituzioni, garantisce maggiore chiarezza agli operatori, tutela la fiducia dei consumatori nel logo europeo e assicura una concorrenza equa tra produttori Ue ed extra-Ue.

Attualmente le regole biologiche applicate da 11 Paesi terzi, tra cui Argentina, Canada, Nuova Zelanda e Stati Uniti, sono riconosciute equivalenti agli standard europei. Il riconoscimento scade il 31 dicembre 2026, ma l’accordo lo proroga fino al 31 dicembre 2036, offrendo agli operatori prevedibilità di lungo periodo e contribuendo a evitare turbative negli scambi internazionali, aspetto cruciale per il comparto.

Loghi e etichette

Consiglio e Parlamento hanno concordato di eliminare la proposta della Commissione che avrebbe consentito l’uso dell’etichetta biologica dell’Ue su prodotti contenenti meno del 5% di ingredienti provenienti da Paesi extra-Ue non conformi ai criteri aggiuntivi. L’intesa prevede una flessibilità temporanea sull’uso di mangimi proteici non biologici per pollame e suini, oltre che per i giovanili destinati all’acquacoltura. Queste deroghe saranno eliminate gradualmente.

Per assicurare un’applicazione fluida del nuovo quadro ed evitare turbative di mercato, i prodotti già etichettati secondo le norme vigenti potranno continuare a essere venduti fino a esaurimento delle scorte. Sono previste inoltre disposizioni transitorie per garantire continuità e certezza giuridica alle importazioni di prodotti biologici e al commercio internazionale durante l’entrata in vigore delle nuove regole.

Si punta all’adozione entro fine anno

L’accordo provvisorio dovrà ora essere approvato da Consiglio e Parlamento. Dopo la revisione giuridico-linguistica, il regolamento sarà adottato formalmente da entrambe le istituzioni. L’obiettivo è completare l’iter prima della fine del 2026, quando scadranno gli attuali accordi di riconoscimento per i prodotti biologici importati, così da garantire certezza giuridica agli operatori ed evitare interruzioni degli scambi commerciali.