Bilancio Ue 2028-2034: la proposta irlandese taglia 141 miliardi, agricoltori in rivolta
parlamento Ue
12 Ottobre 2026

La presidenza irlandese del Consiglio Ue ha messo sul tavolo una bozza di bilancio pluriennale 2028-2034 da 1.622 miliardi di euro a prezzi costanti 2025, con un taglio di 141 miliardi, pari all’8%, rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea. Per agricoltura e coesione la sforbiciata si ferma al 3%, ma per il mondo agricolo non basta: Copa-Cogeca, Cia-Agricoltori Italiani e Copagri hanno bocciato duramente il testo, denunciando tagli alla Pac e assenza di garanzie sulle risorse aggiuntive.

Cosa prevede la negobox

La negobox, o “scatola negoziale”, è il documento con cui la presidenza di turno del Consiglio Ue fotografa lo stato della trattativa sul Quadro finanziario pluriennale (Qfp) e propone ai Ventisette una base di compromesso. Nel documento firmato da Dublino, la cifra complessiva scende di circa 308 miliardi rispetto a quanto chiede il Parlamento europeo, e il taglio ricade interamente sulle politiche europee: resta invece intatta la voce da 149,3 miliardi destinata al rimborso del debito di Next 

Generation Eu.

La prima rubrica, che comprende soprattutto agricoltura e coesione, ma anche sviluppo rurale e marittimo, migrazione, gestione delle frontiere e rimborso del debito del Recovery, ha subito una sforbiciata del 3,4% rispetto alla proposta della Commissione. Si tratta però della riduzione più contenuta: la seconda rubrica, dedicata a competitività, ricerca, innovazione, difesa e infrastrutture, ha subito una decurtazione del 12,8%, mentre per la terza, che finanzia l’azione esterna dell’Unione tra cooperazione e aiuti umanitari, la sforbiciata arriva addirittura al 17,4%. La quarta, cioè le spese amministrative delle istituzioni, cala dell’8,8%.

Nel dettaglio dei fondi che interessano le campagne, la presidenza indica 914 miliardi per coesione economica, sociale e territoriale, agricoltura, pesca e comunità rurali. Rispetto all’attuale Qfp si tratta di un aumento dell’11%, ma rispetto all’impostazione della Commissione di un risparmio del 3%. I tagli accolgono in larga parte le richieste dei Paesi cosiddetti frugali, Germania in testa.

Byrne, su agricoltura e coesione sostegno unanime

"Abbiamo dovuto far convivere richieste molto diverse: quasi tutti i governi volevano che la prima rubrica restasse com’era, ma allo stesso tempo chiedevano ambizione anche su competitività e azione esterna" Presentando la negobox, il ministro irlandese per gli Affari europei, Thomas Byrne, ha rivendicato l’equilibrio della proposta. Byrne ha aggiunto che la prima rubrica, quella che comprende agricoltura e coesione, "ha incassato un sostegno molto ampio, da quasi tutti gli Stati membri, anche da alcuni che potrebbero essere considerati contributori netti al bilancio". E ancora, "Per questo riteniamo la proposta equilibrata rispetto alle priorità che i Paesi ci hanno indicato".

Il gelo della Commissione europea

Bruxelles non ha nascosto il disappunto. il portavoce della Commissione per il Bilancio, Balazs Ujvari, ha espresso rammarico per la forte riduzione del volume complessivo: "Tagli di questa portata mettono a rischio le priorità che abbiamo deciso insieme, serve un bilancio all’altezza delle ambizioni europee", ha dichiarato. Il portavoce ha poi indicato altre tre criticità. La prima è la minore flessibilità, con meno risorse per gli strumenti pensati per imprevisti e crisi. La seconda è l’allentamento del legame tra piani nazionali e regionali e raccomandazioni specifiche per Paese, che riduce la spinta alle riforme. "Investimenti e riforme devono procedere insieme", ha sottolineato Ujvari. Sul fronte delle entrate, infine, l’esecutivo apprezza che restino in campo tutte e cinque le nuove risorse proprie proposte, ma avverte che non basta: servono passi avanti decisivi per finanziare le priorità comuni e restituire i fondi di Next Generation Eu senza pesare ulteriormente sui bilanci nazionali.

Copa-Cogeca: due anni di allarmi ignorati

Il giudizio più duro arriva da Copa-Cogeca, che rappresenta agricoltori e cooperative europee: "Due anni di avvertimenti ignorati" e sostiene che la negobox mantiene il taglio di oltre il 20% alla Pac previsto dalla Commissione, senza nemmeno considerare l’inflazione. Le organizzazioni deplorano inoltre la riduzione delle somme destinate allo Unity Safety Net e rilevano che il testo non blinda i fondi aggiuntivi che potrebbero andare all’agricoltura dopo le due lettere della presidente della Commissione: senza vincoli, quelle risorse resterebbero nella disponibilità degli Stati membri, senza garanzie di arrivare ai campi.

Per Copa-Cogeca i tagli sono "una scelta politica deliberata", che frammenta una delle politiche più integrate dell’Unione, mina il mercato unico e contrasta con lo spirito dei Trattati. Una scelta, aggiunge, ancora più incomprensibile mentre l’ultimo Eurobarometro indica nel costo della vita, e in particolare nei prezzi alimentari, la prima preoccupazione degli europei.

L’Italia chiede garanzie

In Italia la guardia resta alta. Cia-Agricoltori Italiani, per voce del presidente Cristiano Fini, osserva che la negobox "non apre a più risorse per l’agricoltura" e riaccende la pressione sulle promesse fatte da Ursula von der Leyen dopo le proteste di un anno fa. "A Bruxelles non abbiamo manifestato per nulla. Non si può lasciare alla volontà dei singoli Stati la possibilità di destinare al settore un eventuale 10% di target rurale, più i fondi della revisione di medio termine, che darebbero all’Italia un miliardo in più rispetto al plafond Pac attuale. Serve che queste risorse siano blindate da norme chiare e vincolanti per tutti, altrimenti si aprirà la strada a concorrenza sleale interna e conflitti con le politiche di coesione", ha commentato Fini.

Anche Copagri, con il presidente Tommaso Battista, ribadisce che la Pac "deve restare autonoma" e disporre di una dotazione adeguata. La proposta irlandese, riconosce, segna un punto fermo con la salvaguardia dei fondi strutturali per gli agricoltori, ma lascia "nodi critici inaccettabili", a partire dalla conferma dei tagli già previsti dalla Commissione e dalla riduzione di 2,5 miliardi del fondo di emergenza agricolo. "Considerare sacrificabili le risorse contro le emergenze significa ignorare la realtà in cui operano ogni giorno i nostri produttori" ha sottolineato Battista, chiedendo più strumenti di gestione del rischio, con incentivi ad assicurazioni e mutualità. Copagri chiede infine al governo italiano di intensificare l’azione diplomatica verso gli altri Paesi in vista della prossima riunione del Consiglio Ue.

L'iter e le proteste

La negobox è ora nelle mani dei Ventisette, e la trattativa entra nella fase decisiva. La prossima settimana i leader si ritroveranno a Bruxelles per discutere le priorità dell’Unione, passaggio che farà da banco di prova per la tenuta del compromesso irlandese. Intanto, le associazioni del settore si mobilitano. Copa-Cogeca ricorda che la prossima settimana i leader agricoli si riuniranno a Stoccolma per il 12° Congresso degli agricoltori europei, mentre i capi di Stato e di governo discuteranno a Bruxelles le priorità dell’Unione. "Non resteremo in silenzio: da Stoccolma valuteremo le conseguenze e definiremo la nostra risposta", avvertono. Sul piede di guerra anche Cia, secondo cui la Pac deve restare solida e autonoma, e "294 miliardi non bastano a fronteggiare la tempesta perfetta che sta piegando il settore": da qui la mobilitazione in piazza a Montecitorio dal 13 ottobre.