La bilancia commerciale dell'agrifood europeo, nei primi sei mesi del 2026, segna un disavanzo positivo di 23,9 miliardi di euro, ben 1,4 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2025, ma calano sia le esportazioni, sia - in misura maggiore - le importazioni. È quanto emerge dal bollettino pubblicato dalla Commissione Ue.
Le esportazioni si attestano infatti a 117,2 miliardi di euro, il 2% in meno rispetto al primo semestre 2025. Pesano in particolare sia l'aumento dei dazi negli Stati Uniti, sia la chiusura dello Stretto di Hormuz per i Paesi del Golfo. In positivo, invece, Egitto e Ucraina. Le importazioni subiscono una contrazione più accentuata (-3,6%, 93,4 miliardi). L'andamento in questo caso è stato influenzato da una serie di fattori, come il crollo del prezzo del cacao e il taglio alle importazioni di caffè, tè e spezie.
I mercati che frenano di più l'export
Il calo più consistente delle vendite comunitarie riguarda proprio gli Stati
Uniti, primo partner commerciale extra-UE per valore assoluto dopo il Regno Unito: nei primi sei mesi del 2026 l'export verso Washington è sceso dell'11%, pari a 1,7 miliardi di euro in meno. Il dato, spiega la Commissione, va letto anche alla luce dell'effetto di trascinamento del 2025, quando gli operatori avevano anticipato le spedizioni in vista dell'annuncio dei nuovi dazi statunitensi, gonfiando artificialmente i volumi dei mesi precedenti. Le flessioni più marcate riguardano le bevande, penalizzate soprattutto dal calo dei prezzi, l'olio d'oliva, in contrazione sia nei volumi sia nei listini, e i prodotti a base di cacao, con volumi in netta riduzione.
Anche il Regno Unito, storicamente il primo mercato di sbocco dell'agroalimentare europeo, mostra segnali di rallentamento: le esportazioni comunitarie sono scese del 3%, corrispondenti a 837 milioni di euro, con flessioni diffuse su carne suina (-13%), prodotti a base di cacao (-44%, legato al crollo dei prezzi), cereali (-26%, per la riduzione dei volumi), lattiero-caseario (-6%) e preparazioni di ortaggi (-7%). In controtendenza, invece, i volumi di olio di colza, che sono raddoppiati nel semestre.
Tra i mercati asiatici, spicca la frenata del Giappone, dove l'export europeo è calato del 12% (-492 milioni di euro), penalizzato dal calo dei prezzi del tabacco e dalla riduzione dei volumi di carne suina, quest'ultima riconducibile anche all'epidemia di peste suina africana registrata in Spagna nel novembre 2025.
Capitolo a parte merita la crisi geopolitica del Golfo Persico. La chiusura dello Stretto di Hormuz, avvenuta a marzo 2026, ha inizialmente compresso in modo significativo le esportazioni verso gli Emirati Arabi Uniti, scese del 25% nel semestre (-395 milioni di euro), con ricadute anche sugli altri Paesi dell'area con flussi commerciali minori. A giugno, si segnala un progressivo riassorbimento della crisi, con volumi quasi tornati sui livelli medi, ma chiaramente il quadro resta instabile, visto che la crisi si è riaccesa nei mesi successivi a quelli presi in considerazione dal bollettino.
Non mancano, però, le note positive. L'Egitto si conferma il mercato più dinamico per l'agroalimentare europeo, con esportazioni cresciute del 28% nel primo semestre (+278 milioni di euro), sospinte in particolare dall'aumento delle spedizioni di grano. Bene anche l'Ucraina, in aumento del 12% (+247 milioni di euro), con il maggior contributo arrivato dal comparto degli alcolici. Crescita a doppia cifra anche per l'India, +26% (+174 milioni di euro), grazie soprattutto alle spedizioni di olio di girasole.
Cacao, carne suina e olio d'oliva pesano sulle vendite UE
Guardando ai singoli comparti merceologici, la flessione più marcata dell'export europeo riguarda la categoria caffè, tè, cacao e spezie, che nel primo semestre 2026 ha perso 1,1 miliardi di euro (-16%), penalizzata soprattutto dal crollo di volumi (-13%) e prezzi (-28%) della pasta di cacao, del burro e della polvere di cacao.
Segue la carne suina, con un calo di 773 milioni di euro (-12%), dovuto principalmente alla discesa dei prezzi e alla contrazione dei volumi verso Cina, Giappone, Filippine e Regno Unito. Anche il comparto olive e olio d'oliva registra una battuta d'arresto, con 432 milioni di euro in meno (-13%), legata al calo dei prezzi dell'olio (-6%) e dei volumi (-7%), soprattutto verso gli Stati Uniti, ma anche verso Canada, Australia e Giappone. In flessione pure le preparazioni a base di frutta, frutta a guscio e ortaggi, -368 milioni di euro (-6%), penalizzate in particolare dal calo dei prezzi delle preparazioni a base di patate.
L'unico comparto in netta crescita è quello degli spiriti e liquori, che segna un incremento di 405 milioni di euro (+10%), trainato dalle vendite verso Ucraina e Kazakistan, favorite da prezzi più elevati, e verso la Russia, dove invece a crescere sono stati i volumi.
Import, il crollo dei prezzi del cacao pesa sui Paesi produttori
Sul fronte delle importazioni, pesa in particolare la caduta dei prezzi del cacao, che si è tradotta in una contrazione generalizzata del valore dei flussi provenienti dai principali Paesi produttori africani, a fronte di volumi complessivamente più stabili: in generale, infatti, il bollettino Ue indica un calo dei prezzi del 26%, contro una flessione dei volumi limitata al 3%. Il quadro poi varria da Paese a Paese: le importazioni dalla Costa d'Avorio sono scese del 19% (-942 milioni di euro), quelle dalla Nigeria del 46% (-567 milioni di euro), quelle dal Camerun del 43% (-536 milioni di euro) e quelle dalla Guinea addirittura del 94% (-250 milioni di euro).
Anche il Canada mostra una flessione significativa, -20% (-473 milioni di euro), riconducibile soprattutto ai minori volumi di mais importati e al calo, sia in volume sia in prezzo, del grano. In discesa pure gli acquisti dal Regno Unito, -5% (-425 milioni di euro), con riduzioni diffuse su gran parte delle categorie merceologiche, in particolare lattiero-caseario, prodotti a base di cacao e cereali.
Alcuni fornitori extra-UE hanno visto crescere le proprie quote di mercato nel semestre. Il Brasile, primo Paese fornitore dell'agroalimentare comunitario, ha registrato un aumento delle importazioni del 5% (+425 milioni di euro), sostenuto soprattutto dalla maggiore domanda di semi di soia. Bene anche l'Argentina, +11% (+281 milioni di euro), grazie all'incremento degli acquisti di semi di girasole, e il Guatemala, che segna un balzo del 37% (+194 milioni di euro), trainato da maggiori volumi di olio di palma e caffè.
La crisi del cacao
Tra le categorie merceologiche, il comparto caffè, tè, cacao e spezie registra la contrazione più ampia in valore assoluto, con un calo di 3,6 miliardi di euro (-17%), riconducibile per 3 miliardi al solo effetto prezzo dei prodotti a base di cacao. Ma appunto, a calare è soprattutto il prezzo (-26%), mentre i volumi registrano in flessione più contenuta (-3%). In calo anche il caffè, -5% (-440 milioni di euro), penalizzato dalla riduzione dei volumi importati da Brasile (-15%, -474 milioni di euro) e Colombia (-18%, -122 milioni di euro).
Seguono i cereali, con una flessione di 715 milioni di euro (-15%), determinata soprattutto dal calo del grano (-449 milioni di euro, -35%, principalmente nei volumi) e del riso (-194 milioni di euro, -19%, sia nei volumi sia nei prezzi). Anche il comparto semi oleosi e proteoleaginose registra una riduzione, -345 milioni di euro (-3%), legata soprattutto al calo degli acquisti di panello di soia da Brasile, Argentina e India, solo in parte compensato da maggiori volumi provenienti dagli Stati Uniti. In controtendenza i semi di girasole, la cui importazione, soprattutto dall'Argentina, è raddoppiata a causa di due annate agricole sfavorevoli in Europa. Stabile, invece, l'import di semi di soia, con la flessione degli acquisti dagli Stati Uniti compensata dall'aumento di quelli dal Brasile.
L'unico comparto in crescita significativa resta quello della frutta e della frutta a guscio, +503 milioni di euro (+3%), con incrementi diffusi su diverse tipologie di prodotto.